Soia: 4 ragioni che spiegano le quotazioni alle stelle - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Soia: 4 ragioni che spiegano le quotazioni alle stelle

Soia: 4 ragioni che spiegano le quotazioni alle stelle

Le quotazioni della soia hanno raggiunto il massimo degli ultimi 10 anni, superando la soglia di 17,68 dollari a staio che perdurava dal settembre 2012 allorché gli Stati Uniti furono colpiti da una siccità che aveva devastato il raccolto. Quest’anno i prezzi sono già cresciuti del 30% sull’onda di un’inflazione alimentare che ha risparmiato poche materie prime. Forse l’aumento di valore della soia ha avuto meno risonanza di altri beni alimentari come grano e mais, ma l’utilizzo che se ne fa lo rende un elemento cruciale nella determinazione dell’impatto inflazionistico. I semi di soia infatti servono per nutrire diversi animali da allevamento come polli, maiali e mucche, nonché per produrre biocarburanti e oli da cucina.

 

Soia: ecco perché sono aumentati i prezzi

Le ragioni per cui i prezzi della soia sono aumentati così tanto e soprattutto si apprestano a crescere ancora sono fondamentalmente quattro. La prima riguarda le condizioni metereologiche. Si teme che il clima di forte caldo de La Niña possa finire per danneggiare la produzione statunitense, che è la più grande del mondo. Di conseguenza i commercianti stanno procedendo con molta cautela. La scorsa settimana, l’agenzia agricola statale brasiliana Conab ha previsto che il raccolto 2021/22 del secondo più grande produttore del pianeta sarà di 124,3 milioni di tonnellate, in calo rispetto ai 138,2 milioni di tonnellate dell’anno precedente. E anche l’Argentina, che è il terzo produttore a livello globale, ha stimato una produzione in calo. La questione delle siccità è sempre stata una delle variabili principali che poi determinano il raccolto e la cosa si è resa ancora più evidente negli anni con il problema del cambiamento climatico.

La seconda ragione riguarda la guerra Russia-Ucraina. In realtà, i 2 Paesi occupano la decima e l’ottava posizione come maggiori produttori di soia, ma l’Ucraina è un grande produttore di semi di girasole e di altri sottoprodotti. L’agricoltura del Paese guidato da Volodymyr Zelens’kyj prima del conflitto bellico avrebbe dovuto produrre 17,5 milioni di tonnellate di semi di girasole, 6,45 milioni di tonnellate di olio di girasole e 6,2 milioni di tonnellate di farina di girasole. La guerra però ha praticamente bloccato tutto e questo ha spostato la domanda maggiormente verso i prodotti a base di soia, facendone aumentare i prezzi.

In terzo luogo vi è stata la mossa protezionistica da parte dell’Indonesia di vietare a fine aprile l’export dell’olio di palma, di cui ha una quota di mercato del 60% a livello mondiale. Per lo stesso motivo dell’olio di semi ucraino, vi è stata a questo punto una maggiore richiesta per l’olio di soia, con corrispondente crescita delle quotazioni. Infine, va segnalato come quarto fattore per l’aumento dei prezzi della soia anche la riapertura della Cina post-Covid, che sicuramente accrescerà la domanda, essendo Pechino il principale consumatore di soia al mondo.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *