Profeti di sventura: Ed Yardeni lancia l’allarme bolla sui tech

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Wall Street ha chiuso sui nuovi record la scorsa settimana, grazie alla decisione della Federal Reserve di tagliare i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione del 16/17 settembre. Il mercato aveva scontato in gran parte la mossa, ma gli investitori hanno apprezzato anche il cambiamento di approccio della Banca centrale in merito al numero dei tagli previsti per quest’anno. Ora i responsabili politici stimano tre riduzioni complessive, rispetto alle due due della precedente proiezione. In questo articolo:

 

  • Wall Street: siamo alla vigilia di un crollo?
  • Ci sarà una crisi come nel post dot-com?

 

Wall Street: siamo alla vigilia di un crollo?

Quando l’euforia del mercato è così sostenuta, il rischio di un crollo a Wall Street è sempre dietro l’angolo. Ed Yardeni, fondatore e presidente di Yardeni Research, ritiene che con valutazioni così elevate, anche se gli utili delle aziende continuano a migliorare, è possibile che si crei lo scoppio di una bolla esattamente come avvenuto con le dot-com a inizio millennio. “Il mercato è sulla strada della stessa esuberanza irrazionale che ha gonfiato la bolla tecnologia del 1999, a cui è seguito il crollo dei primi anni 2000”, ha scritto oggi in una nota.

L’esperto ha sottolineato che il mercato sta festeggiando l’allentamento monetario della Fed, ma ha spiegato che l’attuale avanzata delle quotazioni a Wall Street è stata sostenuta dai profitti. L’utile per azione previsto dell’S&P 500 è salito al record di 294,91 dollari la scorsa settimana, ma anche gli indici a media e piccola capitalizzazione stanno registrando un miglioramento in termini di guadagni previsti. Il punto è che le valutazioni si stanno avvicinando al picco che si è visto durante la bolla dot-com. Allora il rapporto tra prezzo delle azioni e utili previsti era arrivato a 25 volte, non molto distante dalle 22 attuali.

In questo periodo, ci sono altri grandi osservatori finanziari che stanno assumendo il ruolo di profeti di sventura. Nei giorni scorsi, il fondatore di Bridgewater Ray Dalio ha lanciato il suo ennesimo messaggio catastrofico, affermando che “la spesa sociale e la spirale del debito del governo degli Stati Uniti sono diventate insostenibili” e quindi la più grande economia del mondo “sta affrontando una grave crisi fiscale che metterà a rischio il suo ordine monetario”.

 

Ci sarà una crisi come nel post dot-com?

Il dramma finanziario di 25 anni fa non fu solo lo scoppio della bolla Internet, ma anche quello che venne dopo. Molti titoli tecnologici pompati a dismisura in maniera immotivata sparirono dalla scena e chi investì dovette subire l’erosione di tutto o quasi il capitale. Il Nasdaq impiegò 15 anni per recuperare il suo valore pre-crollo. Oggi esiste lo stesso rischio? Secondo Yardeni, “i postumi di una sbornia non saranno così gravi come quelli del 1999”. Anzi, il guru ha parlato di “ruggenti anni ’20”, grazie a una crescita economica sostenuta, al progresso tecnologico e all’espansione del mercato azionario. Questo rimane il suo scenario di base, con forti guadagni previsti per la seconda parte del decennio e potenziali “ruggenti anni ’30”. Yardeni osserva che nell’ultimo secolo ci sono stati quattro decenni in cui l’S&P 500 è salito di oltre il 200% e quello attuale potrebbe essere il quinto. A suo avviso, il principale benchmark americano potrebbe raggiungere quota 7.700 punti entro la fine del 2026.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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