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Ray Dalio si ritira da Bridgewater: cosa significa per l’hedge fund

Ray Dalio si ritira da Bridgewater: cosa significa per l'hedge fund

Ray Dalio lascia la gestione di Bridgewater, il colosso da 150 miliardi di dollari che è diventato il più grande hedge fund del mondo. Il 30 settembre, l’icona della finanza mondiale ha trasferito tutti i suoi diritti di voto al Consiglio di amministrazione dell’azienda, dimettendosi dal ruolo di co-chief investment officer. Il miliardario 73enne manterrà solamente un posto nel CdA come fondatore e mentore CIO. “Questa è stata la naturale progressione degli eventi; non appena siamo stati pronti, siamo andati avanti”, ha affermato Dalio sancendo il passaggio di consegne verso gestori più giovani e che reputa abili e capaci.

L’eredità che lascia in gestione è qualcosa di mostruoso, che anche quest’anno si è messa in luce in un contesto difficilissimo, con la strategia di punta Pure Alpha che al 30 settembre ha realizzato una performance del 34,6%. Adesso le decisioni sugli investimenti verranno prese da due collaboratori di Ray Dalio, ovvero Greg Jensen e Bob Prince, che hanno operato al suo fianco per tantissimi anni. “Questo momento di transizione è il culmine di un viaggio di 47 anni”, ha detto Dalio su Twitter.

 

Ray Dalio: ecco come ha costruito un impero

Ray Dalio nasce a Jackson Heights, New York, l’8 agosto 1949. Si laurea alla Long Island University in Finanza e prende un MBA presso la Harvard Business School. Inizia a lavorare per una società di brokeraggio, ma viene licenziato per un’aggressione fisica al suo capo. Nel 1974 fa il broker presso Shearson Hyden Stone nel campo dei future, prima di fondare l’anno successivo nel suo appartamento di due stanze la Bridgewater Associates che farà le sue fortune. Negli anni ha servito clienti istituzionali come fondi pensione, governi, banche centrali e fondazioni.

Appassionato di cultura orientale, ha cercato di applicarla nel suo lavoro e di trasmetterla ai suoi dipendenti. In ciò ha seguito alcune regole come l’umiltà e l’onestà, caratteristiche non sempre presenti nel mondo degli investimenti. Allo scoppio della grande crisi nel 2008, Ray Dalio ha già previsto tutto ed è uno dei pochi che riesce a guadagnarci. La successione alla guida di Bridgewater nasce dieci anni fa, ma come rivela Dalio “non c’era un Consiglio di amministrazione e nemmeno un’idea di come si stabilisca una buona governance”. Solo nell’ultimo anno i nuovi ranghi di leadership e governance dell’azienda si sono uniti. “È stata una sfida lungo la strada perché Ray aveva forti opinioni su come le cose dovrebbero andare”, ha detto Greg Jensen, entrato a far parte di Bridgewater come stagista nel 1996, CEO nei primi anni 2010 e ora co-CIO con Bob Prince.

Cosa farà ora Ray Dalio? Egli stesso ha dichiarato che dedicherà più tempo alla filantropia e a trasmettere le lezioni che ha imparato come studente di economia per tutta la vita. Tuttavia, ha precisato di non aver intenzione di vendere la sua quota di minoranza in Bridgewater e non vede l’ora negli anni che gli rimangono di partecipare alla vita dell’azienda facendo da mentore agli investitori. “È la cosa più bella da vedere. Bridgewater è la mia famiglia allargata, e ora la mia famiglia sta bene senza di me. È una gioia. Sono forti”. Si è congedato così Ray Dalio.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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