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Redditometro, cos’è e come funziona la versione aggiornata

Un controllo fiscale

È scontro politico sul redditometro, lo strumento di contrasto all’evasione definito da più parti come un “Grande fratello fiscale”. Presente nell’ordinamento dal 1973, aggiornato nel 2010 e sospeso nel 2018, il dispositivo è riattivato dal MEF nel decreto del 7 maggio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 maggio. Ma a poco più di 24 ore dalla pubblicazione, la premier Giorgia Meloni annuncia che il decreto ministeriale sarà sospeso in attesa di “ulteriori approfondimenti”. Nonostante la promessa di una serie di paletti introdotti a garanzia dei contribuenti, perché questo meccanismo di controllo fa così discutere?

 

Redditometro: cos’è lo strumento usato dal fisco

Il fisco italiano ha diversi modi per accertare il reddito dei contribuenti. Tra questi c’è appunto il redditometro, uno strumento di determinazione del reddito che viene usato per verificare che quanto dichiarato dai contribuenti sia coerente con le loro capacità di spesa, propensione al risparmio e stile di vita. È a partire da una gamma di dati – i “fatti indice” – che si risale a un reddito presunto. Solitamente questa procedura scatta quando il reddito accertabile supera il reddito dichiarato almeno del 20%. Dal 2010 è necessario ogni due anni un decreto ministeriale applicativo che individua le spese da impiegare come indice segnaletico della capacità contributiva.

Nel decreto del 7 maggio vengono introdotte le nuove linee guida per esaminare i redditi a partire dal 2016, con un focus che riguarda quelli dal 2018 in poi, in considerazione delle prescrizioni maturate. La versione aggiornata del redditometro serve appunto a risalire al reddito presunto di un contribuente a partire da una spesa sostenuta secondo i rinnovati fatti indice: l’obiettivo rimane stabilire se il reddito della persona fisica sia superiore rispetto a quello dichiarato. Per individuare tutte le possibili discrepanze e accertare l’esistenza di un eventuale evasore fiscale, il MEF ha revisionato la vasta gamma di spese da cui risalire al reddito.

Le spese vengono esaminate per diverse tipologie familiari e aree geografiche. Le voci che l’amministrazione finanziaria può utilizzare per verificare il reddito dei contribuenti sono divise in dieci generi di consumi: alimentari, bevande, abbigliamento e calzature; abitazione; combustibili ed energia; mobili, elettrodomestici e servizi per la casa; sanità; trasporti; comunicazioni; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; altri beni e servizi. Ecco l’elenco completo:

 

  • abbigliamento e calzature;
  • alimentari e bevande;
  • acqua e condominio;
  • canone di locazione e di leasing immobiliare;
  • fitto figurativo;
  • mutuo;
  • manutenzione ordinaria;
  • intermediazioni immobiliari;
  • bollette di energia elettrica, gas e riscaldamento;
  • elettrodomestici e arredi;
  • beni e servizi per la casa (biancheria, detersivi, pentole, lavanderia, riparazioni);
  • collaboratori domestici;
  • medicinali e visite mediche;
  • assicurazione responsabilità civile, incendio e furto per auto, moto, caravan, camper, minicar;
  • bollo (auto, moto, caravan, camper, minicar);
  • assicurazione responsabilità civile, incendio e furto natanti, imbarcazioni e aeromobili;
  • pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, carburanti, manutenzione e riparazione di auto, moto, caravan, camper, minicar;
  • pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, carburanti, manutenzione, riparazione, ormeggio e rimessaggio di natanti ed imbarcazioni;
  • pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, carburanti, servizi di hangaraggio, manutenzione e riparazione di aeromobili;
  • tram, autobus, taxi e altri trasporti;
  • canone di leasing o noleggio di mezzi di trasporto;
  • acquisto di telefoni;
  • spese telefono;
  • libri, tasse, rette e simili per asili, scuole, università, corsi, specializzazioni e master;
  • soggiorni di studio all’estero;
  • canoni di locazione per studenti universitari;
  • giochi e giocattoli, radio, televisione, hi-fi, computer, libri, giornali e riviste, dischi, cancelleria, abbonamenti radio, televisione ed internet, lotto e lotterie, piante e fiori, riparazioni radio, televisore, computer;
  • abbonamenti pay-tv;
  • attività sportive, circoli culturali, circoli ricreativi, abbonamenti ad eventi sportivi e culturali;
  • giochi on-line;
  • cavalli;
  • animali domestici (comprese le spese veterinarie);
  • assicurazioni danni, infortuni e malattia;
  • contributi previdenziali obbligatori;
  • barbiere, parrucchiere ed istituti di bellezza;
  • prodotti per la cura della persona;
  • centri benessere;
  • argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi;
  • borse, valige ed altri effetti personali;
  • onorari liberi professionisti;
  • alberghi, pensioni e viaggi organizzati;
  • pasti e consumazioni fuori casa;
  • assegni periodici corrisposti al coniuge.

 

Sono inclusi anche gli investimenti in immobili (fabbricati e terreni), beni mobili registrati (auto, caravan, moto, minicar, natanti e imbarcazioni, aeromobili), polizze assicurative (investimento, previdenza, vita), contributi previdenziali volontari, azioni, obbligazioni, conferimenti, finanziamenti, capitalizzazioni, quote di partecipazione, fondi d’investimento, derivati, certificati di deposito, pronti contro termine, buoni postali fruttiferi, conti di deposito vincolati, altri titoli di credito, altri prodotti finanziari in valuta estera, oro, numismatica e filatelia, oggetti d’arte o antiquariato, manutenzione straordinaria delle unità abitative, donazioni ed erogazioni liberali. Non sfuggono le operazioni di risparmio (ovvero la parte di reddito non utilizzata per consumi ed investimenti) e le spese per trasferimenti (imposte, tasse e contributi, assegno all’ex coniuge).

 

Come funziona il redditometro del 2024

Il meccanismo per l’accertamento sintetico del reddito è piuttosto semplice. L’analisi tiene conto degli elementi già presenti nell’anagrafe tributaria oppure di un livello minimo di spesa. Quindi, in assenza di dati certi presenti nel sistema informativo dell’anagrafe tributaria, viene preso in considerazione un limite di spesa conforme al valore della soglia di sussistenza della voce corrispondente individuata dall’Istat. Il fisco analizza i dati, presume un reddito e chiede spiegazioni in merito al contribuente.

La novità è l’introduzione del doppio contraddittorio obbligatorio. Il contribuente ha la facoltà di difendersi e di dimostrare che le sue spese sono state coperte con redditi diversi da quelli posseduti e dichiarati nello specifico periodo d’imposta. È pure possibile contestare l’ammontare delle spese attribuite, dimostrando che sono state sostenute da altri soggetti oppure che sono state effettivamente utilizzate per attività d’impresa, e chiarire che l’importo utilizzato per le spese di consumi ed investimenti si è formato grazie ai risparmi accumulati nel corso degli anni precedenti. Si possono includere redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.

 

Le polemiche politiche sul redditometro

L’annuncio dell’introduzione di una versione riveduta e corretta del redditometro spacca la politica e divide la maggioranza di governo. Forza Italia e Lega esprimono critiche e perplessità nei confronti di questo strumento considerato inquisitorio, troppo invasivo e ormai superato. Maurizio Leo, firmatario del provvedimento, minimizza la spaccatura. Il viceministro dell’Economia sottolinea che il decreto adegua il redditometro all’attuale contesto socio-economico, riduce l’arbitrarietà negli accertamenti e privilegia i dati certi a tutela dei diritti dei contribuenti.

Non c’è nessun ritorno al vecchio redditometro. Il decreto ministeriale pubblicato in questi giorni in Gazzetta mette finalmente dei limiti al potere discrezionale dell’amministrazione finanziaria di attuare l’accertamento sintetico.

Il dietrofront del governo con la revoca del redditometro annunciata da Meloni scatena le opposizioni. Il Partito Democratico parla di una “figuraccia” del governo e chiede le dimissioni di Leo e del ministro Giancarlo Giorgetti. Ora servirà un nuovo decreto ministeriale per sospendere l’applicazione di uno strumento che è “sempre stato residuale”. Ernesto Maria Ruffini, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, spiega infatti che il redditometro viene “utilizzato dall’amministrazione finanziaria quando non ha alcun elemento per ricostruire il reddito di un contribuente, come nel caso degli evasori totali che non hanno presentato la dichiarazione, non hanno redditi, ma dimostrano di avere una significativa capacità di spesa”.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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