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Risparmio gestito: Anima e Crédit Agricole insieme fino al 2027

Anima Holding: il Tesoro potrebbe aumentare la quota di partecipazione

In attesa di capire i risvolti sull’intero settore del risparmio gestito dell’accordo tra UniCredit e Azimut, Anima Holding ha annunciato che la partnership con Gruppo Crédit Agricole Italia proseguirà, in linea con quanto previsto inizialmente, fino a tutto il 2027. La revisione si è resa infatti opportuna a seguito della fusione per incorporazione di Creval, che aveva un accordo con il maggior operatore indipendente nel settore dell’asset management in Italia, nel gruppo Crédit Agricole Italia (CAI, controllata italiana della banca francese).

“CAI e Anima intendono preservare il valore industriale della partnership, connesso alla stabilità degli asset under management”, riporta la nota emessa dal gruppo guidato da Alessandro Melzi d’Eril. A seguito di questo accordo, Equita Sim ha confermato la raccomandazione di acquisto ed il prezzo obiettivo di 4,1 euro sulle azioni con simbolo ANIM. “Si tratta di una notizia positiva per il titolo, in quanto sottolinea la forza dei contratti di distribuzione di Anima in caso di cambio di controllo”, riporta lo studio.

 

 

Risparmio gestito: il 2023 di Anima si preannuncia interessante

L’alleanza tra UniCredit e Azimut potrebbe non rappresentare l’unica grande novità di un comparto che, stretto nella morsa di mercati in difficoltà e della necessità di contenere i costi, vive un momento di forte dinamismo.

Nonostante le smentite di qualche mese fa (Anima: risparmio gestito non interessa a Crédit Agricole, cosa fare con l’azione?), nelle sale operative si inizia a ragionare sulla possibilità che il Crédit Agricole punti con decisione su Anima.

Questo potrebbe avvenire sia in maniera diretta che tramite Amundi: oltre ad essere il primo azionista del Banco BPM con il 9,18% del capitale (l’istituto guidato da Giuseppe Castagna è a sua volta primo azionista di Anima con il 20,6%), il Crédit Agricole detiene anche il 69% di Amundi. Amundi, che ha un accordo di distribuzione sui fondi con UniCredit in scadenza a fine 2026, con il 5,16% del capitale è il terzo azionista di Anima.

Ma Anima fa gola a molti. All’istituto potrebbe essere interessata anche CheBanca!, l’istituto commerciale controllato da Mediobanca, attualmente sotto la presidenza di Marco Carreri, ex Ad proprio dell’istituto milanese.

Se l’operazione con Amundi potrebbe innescare reazioni politiche alla luce della forte esposizione di Anima al debito pubblico italiano, un’eventuale deal con CheBanca! non incontrerebbe problemi di questo tipo. 

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