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Rosatellum: come funziona il sistema elettorale del 25 settembre

Rosatellum: come funziona il sistema elettorale del 25 settembre

Il 25 settembre gli italiani saranno chiamati alle urne per eleggere con il Rosatellum la diciannovesima legislatura. La campagna elettorale è entrata nel vivo in questa estate folle, dove la politica italiana è stata capace di consumare una crisi di Governo. I cittadini però sembrano spaesati, non solo per via della fiducia sempre più carente nei confronti della classe politica che guida il nostro Paese, ma anche per un sistema elettorale non di immediata comprensione e che desta molte perplessità. Da diverso tempo in Parlamento si discute per riformare l’ordinamento con una legge elettorale nuova ma, come quasi sempre avviene, sono gli interessi di partito ad avere la meglio e il processo è rimasto bloccato. Quindi si andrà a votare con il Rosatellum. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo di capire come funziona il sistema.

 

Rosatellum: cos’è e quando è nato

Il Rosatellum prende origine dal nome dell’ideatore della legge, Ettore Rosato, e disciplina l’elezione dei parlamentari alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. La legge è entrata ufficialmente in vigore il 3 novembre 2017, dopo l’approvazione in via definitiva al Senato il 26 ottobre dello stesso anno. In precedenza il sistema elettorale si basava su due leggi diverse: l’Italicum valida per la Camera e la legge Calderoli o Porcellum con cui veniva eletto il Senato. Per entrambe vi è stata la pronuncia da parte della Corte Costituzionale che le ha definite parzialmente incostituzionali. La prima applicazione del Rosatellum si è avuta con le ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018.

 

Rosatellum: ecco come funziona

Prima di entrare nel dettaglio del Rosatellum, occorre fare una premessa. Con la riforma costituzionale approvata in questa legislatura, il numero dei parlamentari è stato ridotto da 945 complessivi (630 alla Camera e 315 al Senato) più i senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica, a 600 totali (400 deputati e 200 senatori). Quindi in questa tornata elettorale la votazione sarà per un numero più ristretto rispetto al passato, sebbene la modalità di ripartizione dei seggi non cambi. Questa è sostanzialmente la stessa per le due Camere, con qualche piccola distinzione. 

 

Come viene eletta la Camera dei Deputati

Per l’elezione dei deputati, l’Italia viene suddivisa in 147 collegi, dove ogni coalizione o partito presenta un nome nel riquadro in alto della scheda e una lista di altri candidati sotto, tutti accompagnati a fianco dal simbolo dei partiti che li sostengono. Gli elettori possono indifferentemente barrare sia il nome del candidato in alto che il simbolo. 

La prima domanda a cui bisogna rispondere è perché vi è un candidato principale e poi una lista di altri nomi, che fanno parte del cosiddetto “listino bloccato”. Il primo viene eletto con il sistema maggioritario, ossia se la coalizione o il partito prende anche un solo voto in più rispetto agli altri. In tal caso si dice che la votazione è avvenuta nel collegio uninominale, nel senso che la coalizione ha presentato un nome (principale). Quindi, 147 deputati saranno eletti in questo modo. 

Gli altri 253, di cui 8 all’estero, verranno eletti con il sistema proporzionale. In sostanza, bisogna prima di tutto sommare i voti di tutti i partiti nei vari collegi e fare una ripartizione proporzionale. Ad esempio, se il totale dei voti è di 20 milioni e il partito A ha preso 10 milioni di voti, il partito B ne ha presi 6 milioni e il partito C 4 milioni, significa che A avrà il 50% dei seggi rimasti ossia 123 (245*0,5), B il 30% ovvero 73 (245*0,3) e C il 20% cioè 49 (245*0,2). 

Ora si tratta di stabilire chi saranno i singoli parlamentari che verranno scelti tra quelli della lista bloccata. A questo punto si va sul territorio, diviso in zone che in molti casi abbracciano più collegi. Tutti questi saranno plurinominali, ossia rappresentati da più candidati. Da qui entra in gioco un calcolo complicato per definire in quali collegi gli eletti dovranno essere compresi. Se in una città ad esempio risulta che dovranno essere presi 3 deputati, si sceglieranno i primi 3 che risultano dalla lista bloccata, a meno che non vengano espresse le preferenze.

Nel caso in cui i seggi da assegnare sono superiori ai nominativi inclusi nella lista, si prendono prima i candidati presentati in altre circoscrizioni plurinominali, poi i migliori perdenti nel collegio uninominale di riferimento o della circoscrizione stessa.

 

Come viene eletto il Senato della Repubblica

Il meccanismo per l’elezione dei senatori non varia molto. Dalle prossime elezioni saranno eletti 74 parlamentari nei collegi uninominali e 122 in quelli plurinominali, oltre 4 all’estero. La Costituzione prevede però che la distribuzione dei seggi non avvenga a livello nazionale, ma su base regionale. Per il resto vale il sistema maggioritario per i collegi uninominali e quello proporzionale per le liste bloccate. 

 

Le soglie di sbarramento

Per poter ottenere i seggi in Parlamento, i partiti dovranno comunque oltrepassare una soglia di voti. Se si tratta di un singolo partito è necessario ottenere almeno il 3% dei voti complessivi; nel caso si faccia parte di una coalizione, questa deve arrivare almeno al 10% dei consensi totali, eccezion fatta per i partiti forti nelle singole Regioni e per i rappresentanti delle minoranze linguistiche. A livello regionale è richiesto il 20% dei voti per le liste singole al Senato. Comunque sia, i partiti non accedono al riparto dei seggi se non arrivano almeno all’1% dei voti.

 

Voti all’estero

Come accennato, una piccola parte del Parlamento sarà eletta con i voti dei cittadini italiani all’estero. In tal caso si ha una suddivisione in 4 collegi che riguardano: l’Europa; il Sud America; il Centro e Nord America; e infine l’Africa, l’Asia, l’Oceania e l’Antartide. Il sistema adottato è quello proporzionale, da cui risulteranno 8 seggi alla Camera e 4 al Senato.

 

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