Ricorda l’Isola delle Rose, il visionario esperimento nell’Adriatico dell’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, ma la differenza fondamentale è la sua innata componente digitale: parliamo di Satoshi Island, l’isola privata dell’oceano Pacifico che prende il nome da Satoshi Nakamoto, il misterioso inventore di Bitcoin. Di questo piccolo paradiso tropicale nel mezzo del Pacifico meridionale si vocifera da tempo perché si propone di diventare la sede ufficiale per professionisti e appassionati di criptovalute e la prima economia al mondo basata su asset digitali e tecnologia blockchain.
Il suo vero nome è Lataro e si trova nell’arcipelago di Vanuatu, tra l’Australia e le Fiji. L’isola si estende su un’area di 3,22 chilometri quadrati e nel 2007 è stata presa in affitto con un accordo di 75 anni dall’imprenditore britannico ormai in pensione Anthony Welch, specializzato nel settore immobiliare. Nel 2022, folgorato sulla via di Bitcoin, Welch annuncia di aver acquistato l’isola, messa in vendita da Vanuatu, e di averla ribattezzata Satoshi Island con la volontà di trasformarla nella capitale mondiale delle criptovalute, un territorio unico con una legislazione vantaggiosa per la tassazione e il trading delle cripto-attività.
In questo articolo:
- Satoshi Island, la crypto città-Stato a Vanuatu
- Soluzioni DePin, cittadinanza e atti di proprietà con Nft
- Chi c’è dietro il paradiso crittografico del Pacifico.
Satoshi Island, la crypto città-Stato a Vanuatu
Oltre che comunità crypto e paradiso degli asset digitali, Satoshi Island è una città-Stato intelligente e sostenibile, dove i promotori vogliono mettere in atto un utilizzo concreto e reale della blockchain e dell’economia crittografica. L’obiettivo è quello di sfidare Liberland (la micro-nazione crypto europea al confine tra Croazia e Serbia) e diventare la prima economia Bitcoin al mondo. La cripto-nazione del Pacifico, distante due ore e mezza da Brisbane e tre da Auckland e raggiungibile dall’aeroporto Bauerfield di Port Vila, si fonda su una governance decentralizzata: un’alternativa digitale e partecipativa alla classica condizione giuridica e sociale della cittadinanza.
L’amministrazione dell’isola è strutturata su una Dao (Decentralized autonomous organization), le aree pubbliche sono governate tramite smart contract e licenze open source. Il sistema pubblico di identità è digitale, con meccanismi di verifica certificati legati alla blockchain. “Stiamo costruendo una comunità hi-tech hi-touch in-touch decentralizzata”, spiegano i fondatori sul sito ufficiale del progetto. Satoshi Island ha l’ambizione di raccogliere una community residenziale di investitori e appassionati in una location suggestiva e tax-free: Vanuatu si è classificata al primo posto nell’Happy Planet Index 2024, la classifica che misura la felicità e il benessere sostenibile nel mondo.
Soluzioni DePin, cittadinanza e atti di proprietà con Nft
Le infrastrutture di Satoshi Island sono DePin (Decentralised Physical Infrastructure Network), ovvero una rete di infrastrutture fisiche decentralizzate: microreti intelligenti per produzione e gestione dell’energia, servizi di base per la sanità e l’istruzione, orti e giardini comunitari, impianti e soluzioni di co-working, bike e car sharing, reti mesh wireless. A questo network si aggiungono una serie di pratiche rigenerative per cittadini e cittadine, concentrate sulla tutela dell’ambiente, della biodiversità e della cultura locale.
La cittadinanza e i certificati di proprietà sono in Nft: ogni atto, appezzamento di terra ed edificio (case private e uffici) è rappresentato da token non fungibili, assegnati tramite airdrop. A marzo 2025 l’amministrazione dell’isola ha emesso 3.500 Nft di cittadinanza e 2.100 Nft di proprietà, sotto forma di moduli abitativi prefabbricati e completamente autonomi (sono lussuosi container modulari progettati dallo studio hongkonghese Cybertecture di James Law, famoso architetto del metaverso) che dovrebbero essere completati entro la fine dell’anno.
Possedere l’Nft di cittadinanza (che è cosa diversa dalla cittadinanza di Vanuatu) permette di avere il diritto di voto sulle politiche dell’isola (il modello è: un Nft, un voto), l’accesso ad alloggi a lungo termine a tariffe più basse non disponibili per i visitatori a breve termine e la possibilità di sviluppare proprietà sullo spazio scelto per la propria residenza. Gli Nft possono essere combinati per costruire uffici, ville o persino complessi di appartamenti e gestire un portafoglio immobiliare. I proprietari degli immobili possono scegliere di risiedervi o di affittarli a turisti e ad altri potenziali abitanti.
Chi preferisce una forma di proprietà più tradizionale, può convertire gli Nft in un nuovo tipo di token chiamato Nfpt (Non Fungible Property Token): una volta effettuata la conversione, l’amministrazione di Satoshi Island assiste il titolare nel trasformare i propri diritti digitali in documentazione fisica presso il catasto ufficiale di Vanuatu. Nel metaverso dell’isola, una replica virtuale del territorio reale, gli abitanti possono osservare i progressi dello sviluppo edilizio e progettare online nuove costruzioni prima di finalizzare i progetti.
Chi c’è dietro il paradiso crittografico del Pacifico
I promotori di Satoshi Island sono sette. La decentralist technologist statunitense Pamela Norton, fondatrice di Borsetta Labs, cura la blockchain. Richard Streitz, direttore operativo dell’impresa sociale Ruh Global Impact, è l’experience engineer; Chris Griffin, esperto di startup e fondatore e amministratore delegato della società di energia rinnovabile Hover Energy, si occupa delle varie utilities.
La strategia di espansione è affidata a Brian J. Esposito, direttore dello sviluppo dell’organizzazione no-profit Jersey Shore Dream Center; la tokenomics ad Alex Cahana, medico passato dalle cure palliative al Web3 e fondatore della piattaforma per gli investimenti globali basata sull’AI Impact Rooms. Le operazioni sono guidate dal tech strategist Denys Troyak, le soluzioni tecnologiche dallo sviluppatore canadese Tom Thompson. Tra i collaboratori dell’iniziativa figurano il fondatore dell’agenzia Dash In Between Richard Chungong Jr, il co-fondatore e Ceo del marketplace Yerguides.io Marko Ruble e il responsabile dei servizi di consulenza a Vanuatu Paul Lenda.
Ad oggi la popolazione residente a Satoshi Island è ancora assente. Il prezzo delle abitazioni parte da 60.000 dollari e il team di lavoro assicura che l’energia proverrà da fonti rinnovabili autogenerate e sostenibili al 100%. L’isola ha instaurato una collaborazione positiva con le autorità locali: l’iniziativa, riconosciuta come un investimento estero privato, è sotto la giurisdizione di Vanuatu e ha ottenuto l’autorizzazione ufficiale dell’allora primo ministro in carica Bob Loughman e dell’agenzia Vipa, la Vanuatu Investment Promotion Authority. Dopo lo sviluppo iniziale dell’eco-resort, i prossimi passi saranno la costruzione di un digital nomad village (un villaggio speciale per ospitare nomadi digitali da tutto il mondo) e del complesso residenziale che formerà la prima comunità crittografica sostenibile governata dalla blockchain.









