Il mercato del lusso mostra segnali di ripresa dopo un lungo periodo di contrazione, come emerso dall’ultima stagione delle trimestrali. I principali gruppi del settore hanno riportato vendite in miglioramento e una domanda più stabile, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti. Dopo il rallentamento registrato in Cina, alcuni marchi stanno tornando a vedere una crescita moderata grazie al turismo e ai consumi premium. Anche la redditività è risultata più solida del previsto, con margini in recupero. Nel complesso, il comparto appare avviato verso una fase di stabilizzazione, sostenuta da clienti ad alta capacità di spesa. Colossi come Lvmh, Richemont e Burberry Group hanno generato un certo ottimismo sul fatto che il settore possa aver toccato il fondo e che ora si appresti a voltare pagina. In questo articolo:
- Il lusso tornerà alla crescita nel 2026?
- L’incognita Cina
Il lusso tornerà alla crescita nel 2026?
Con il 2025 che si avvia alla conclusione, le domande degli investitori nel settore del lusso sono tutte rivolte al prossimo anno. Ci sarà continuità dopo i segnali di ripresa di quest’anno, oppure l’industria mostrerà ancora difficoltà dovute a una domanda stagnante? In un’intervista a Bloomberg, Claudia D’Arpizio, senior partner e responsabile globale Moda & Lusso di Bain & Co., ha affermato che il mercato dei beni di lusso tornerà a crescere nel 2026. In particolare, le vendite di oggetti di alta gamma, come gioielli, borse in pelle, scarpe e moda prêt-à-porter, saliranno tra il 3% e il 5%.
Secondo l’esperta, la crisi degli ultimi anni è stata in parte causata dalle stesse aziende del settore, che hanno incrementato eccessivamente i prezzi confidando sull’esclusività dei loro prodotti. Ora, però, sono “in una fase di reset, cercando di infondere più creatività con la scelta di nuovi designer e, nel contempo, ripensando la loro architettura dei prezzi e introducendo nuovi prodotti entry-level”, ha spiegato.
D’Arpizio si aspetta in particolare un miglioramento per i prodotti in pelle e i gioielli, dopo che i marchi “sono stati bravi a contenere gli aumenti di prezzo e i consumatori vedono proposte di valore migliori”. A favorire la ripresa dovrebbe contribuire anche la recente nomina di nuovi direttori creativi in marchi come Chanel, Gucci (Kering SA) e Christian Dior Couture (LVMH), i quali daranno maggiore impulso creativo alle collezioni.
L’incognita Cina
La Cina è da tempo un mercato chiave per il lusso. La grande crescita del settore in Europa negli anni passati è passata da Pechino, poiché i ricchi cinesi non badavano a spese per acquistare gioielli, abiti o prodotti in pelle dei grandi marchi come Lvmh, Gucci o Burberry. Tuttavia, la situazione negli ultimi due anni è radicalmente cambiata. La crisi immobiliare e il rallentamento economico che ne è seguito, con il conseguente calo dei consumi, hanno abbattuto la domanda cinese per il lusso. Si è verificato anche un cambiamento di paradigma: gli acquirenti cinesi hanno iniziato a prestare molta più attenzione al prezzo, privilegiando i marchi locali.
Il punto ora è capire se ci sarà un ritorno al passato. D’Arpizio vede “un certo miglioramento nella domanda da parte degli individui con un alto patrimonio”. Tuttavia, “c’è anche una crescente concorrenza da parte degli attori locali che stanno sfidando le etichette europee”, ha aggiunto. Probabilmente, ha concluso la manager, bisogna dimenticare un ritorno alla crescita a due cifre che ha caratterizzato gli ultimi due decenni, almeno nel breve periodo.









