A pochi giorni dal Salone del Mobile, dove i buyer di mezzo mondo attraverseranno i padiglioni di Rho, i numeri raccontano un settore del Made in Italy che non si è fermato. Il mobile italiano chiude il 2025 con 26,7 miliardi di fatturato, primo in Europa davanti a una Germania in calo del 2,9%, e lo fa dopo un anno in cui dazi americani, tensioni in Medio Oriente e domanda europea compressa avrebbero potuto (e in parte lo hanno fatto) pesare sull’export. L’analisi del Research Department di Intesa Sanpaolo presentata oggi a Milano ricostruisce come, e indica le partite aperte per il 2026: nuovi mercati, intelligenza artificiale, ricambio generazionale.
In questo articolo:
- Il mobile italiano allunga sulla Germania anche con l’export in frenata
- Canada e Turchia ridisegnano la mappa dell’export
- Le tre sfide del mobile italiano
Il mobile italiano allunga sulla Germania anche con l’export in frenata

Nel confronto con i principali paesi produttori europei, l’Italia si distacca con decisione dalla Germania, seconda classificata con 21,7 miliardi, e ancor più da Polonia (15,6 miliardi), Spagna (8,6 miliardi) e Francia (7 miliardi). Sul fronte della variazione tendenziale, l’Italia segna +0,5%, mentre Francia cede il 4,5%, Germania il 2,9% e Polonia lo 0,3%. Solo Romania (+7,4%) e Spagna (+4,7%) crescono a ritmi più sostenuti, partendo da basi dimensionali molto più contenute. Il saldo commerciale si attesta a 8,4 miliardi di euro, valore che rappresenta il 7% dell’intero avanzo manifatturiero italiano.
Le esportazioni totali registrano un calo dell’1,2% a valori correnti, compensato parzialmente dalla migliore tenuta dell’export distrettuale, che scende solo dello 0,3% a 9 miliardi di euro.
I distretti industriali generano l’83% dell’intero saldo commerciale del settore, per un totale di 6,9 miliardi di euro. Tra questi, il Legno-arredo della Brianza resta il polo di maggior peso con 2,7 miliardi di euro di export, seguito dal Legno-arredo di Treviso (1,96 miliardi) e dal Mobile di Pordenone (1,5 miliardi). La capacità di riorientare rapidamente i flussi commerciali si rivela determinante: il distretto della Brianza cresce del 23% in Turchia, compensando il -12% negli Stati Uniti; Treviso mette a segno +27,5% in Canada e +35,4% in Turchia, bilanciando le difficoltà in Francia e Nord America.
Canada e Turchia ridisegnano la mappa dell’export
Per quanto riguarda l’export, Francia e Stati Uniti rimangono i due mercati di maggior peso in valore assoluto, rispettivamente con circa 1,8 e 1,6 miliardi di euro. Entrambi, però, registrano variazioni negative: -2,4% la Francia, -8,2% gli Stati Uniti, penalizzati dall’apprezzamento del dollaro e dalle incertezze generate dalla politica commerciale dell’amministrazione Trump.
La Cina, settima destinazione per valore, arretra del 4,7% per via delle difficoltà interne legate allo sgonfiamento della bolla immobiliare. A bilanciare queste perdite intervengono mercati emergenti e alternativi.

La Turchia registra una variazione del +43,5%, la più alta tra tutti i mercati monitorati, pur partendo da valori assoluti ancora contenuti. Il Canada cresce del 9% ed entra per la prima volta nella top ten delle destinazioni. Olanda (+13,8%) e Russia (+12%) completano il quadro delle performance positive. I paesi del Medio Oriente coinvolti nel conflitto in corso — Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Iran, tra gli altri — pesano complessivamente per il 4,6% sull’export del settore nel 2025, dato superiore alla media del manifatturiero, che riflette la capacità delle imprese italiane di inserirsi come fornitori di alta gamma nelle grandi iniziative immobiliari dell’area. Nello scenario centrale elaborato da Intesa Sanpaolo, che ipotizza la chiusura dello Stretto di Hormuz fino a metà maggio seguita da graduale normalizzazione, questi mercati sono destinati a recuperare centralità nel medio termine.
Le tre sfide del mobile italiano
Per il 2026, l’intelligenza artificiale si conferma la voce di investimento prioritaria per le imprese del settore, seguita dalla cybersecurity e dall’autoproduzione di energia, quest’ultima diventata ancora più rilevante alla luce dei rincari energetici indotti dal conflitto. Circa il 16% delle imprese del mobile utilizza già almeno una tecnologia AI, in linea con la media italiana, con un gap rispetto alla Germania (23%) inferiore a quello riscontrabile in altri comparti manifatturieri. Il principale ostacolo alla diffusione dell’AI rimane la mancanza di competenze interne, citata dal 58,6% delle imprese che non hanno ancora adottato soluzioni di questo tipo.
Sul piano finanziario, i margini operativi lordi si attestano al 10,3% del fatturato nel 2024, su livelli storicamente elevati. Le proiezioni per il 2026 indicano una lieve flessione, verso il 9,2%, in un contesto di pressioni inflazionistiche e dazi, con i margini attesi comunque al di sopra dei valori pre-Covid.
A fronte di queste risorse disponibili, il settore deve affrontare due sfide strutturali di medio termine. La prima riguarda l’invecchiamento della forza lavoro: circa il 70% degli occupati nel comparto ha tra i 40 e i 64 anni, il dato più elevato tra i settori manifatturieri italiani dopo i prodotti da costruzione, con un aumento di 24 punti percentuali rispetto al 2008. La seconda riguarda il ricambio ai vertici aziendali: solo nel 15,3% delle imprese del mobile figura almeno un under 40 nel consiglio di amministrazione, quota inferiore alla media manifatturiera del 17,7%, e nel 13,5% dei casi il board è composto interamente da over 65.
Sul versante dell’espansione internazionale, lo studio identifica in India, America Latina e Sud Est Asiatico i mercati prioritari per la diversificazione futura del Made in Italy del mobile, sostenuti dalla crescita del reddito medio e dai nuovi accordi commerciali dell’Unione Europea. A supportare questa traiettoria, il posizionamento qualitativo del prodotto italiano: nel 2024, la quota di mercato dell’arredo italiano nella fascia alta raggiunge il 9,2% a livello globale, con picchi del 23,3% nel comparto cucine e del 15,2% nei mobili per usi specialistici. Le imprese italiane specializzate in design confermano la leadership europea con un fatturato superiore a 6,2 miliardi di euro nel 2024 e oltre 76.000 addetti, davanti alla Germania ferma a 5,4 miliardi.









