Small e mid cap: dove si trova il valore - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Small e mid cap: dove si trova il valore

Su una scacchiera, tre pedoni bianchi sostengono un altro pedone facendone una torre e rappresentando la forza delle small e mid cap

Gli investitori, assuefatti alle grandi storie delle aziende ad elevata capitalizzazione, rischiano di perdersi le opportunità che esistono nei mercati azionari globali tra le società small e mid cap. Si tratta di un aggregato più difficile da seguire per l’investitore retail e spesso trascurato anche dagli analisti.

Un'immagine di Nicholas J. Paul, gestore di MFS Investment, intervistato da Borsa&Finanza

Nicholas J. Paul (nella foto), Institutional Equity portfolio manager di MFS Investment Management, si occupa di strategie small e mid cap da quasi 15 anni, un ambito nel quale l’asset manager gestisce un patrimonio di poco inferiore ai 60 miliardi di dollari. “Cerchiamo di identificare le migliori opportunità, il che non significa necessariamente le migliori aziende, dato che consideriamo sia la qualità sia la valutazione al momento di scegliere i titoli da inserire in portafoglio” ha spiegato in questa intervista rilasciata a Borsa&Finanza, in cui ha portato alcuni esempi di società a piccola e media capitalizzazione da tenere sotto osservazione.

 

Small e mid cap: la ricerca di opportunità

Alta qualità del bilancio e potere di determinazione dei prezzi sono le due importanti qualità che Paul cerca nelle società small e mid cap per reputarle degne di essere inserite in portafoglio. “Bisogna comprare imprese con bilanci solidi – argomenta -. In MFS noi ci avvaliamo di una nostra struttura di analisti di credito che ci aiutano a studiare i bilanci delle aziende in cui vogliamo investire. Capire il profilo di indebitamento di una società è la prima cosa da fare quando si investe in società a piccola capitalizzazione. È estremamente importante perché se lo scenario si complica il rischio per queste imprese è di rimanere tagliate fuori dai mercati dei capitali”.

Il potere di determinazione dei prezzi non è meno importante della solidità del bilancio, che contribuisce a rafforzare. Quando si parla di pricing power si pensa subito alle grandi multinazionali. Tuttavia anche tra le small e mid cap ci sono imprese specializzate la cui importanza per i clienti gli permette di avere un controllo sui prezzi.

“Si pensi ai produttori di sostanze chimiche speciali come le fragranze per il settore della cosmetica e dell’igiene personale o gli aromi per quello alimentare. Profumi e sapori sono di fondamentale importanza per le aziende che vi operano. Allo stesso tempo il peso sul prezzo del prodotto finale del costo di acquisto di queste sostanze è contenuto”. Ciò offre a queste imprese la possibilità di adeguare i propri prezzi al rialzo. Questo discorso vale anche per altri settori, come quello dei produttori di imballaggi per l’industria alimentare. Basti pensare al danno reputazionale in cui si incorrerebbe in caso di contaminazione. “Le società che producono alimenti preferiscono lavorare con le aziende migliori, sopportando un prezzo maggiore, visto tra l’altro che anche in questo caso l’impatto sul costo complessivo del prodotto è contenuto”. Oggi questa opportunità è resa ancora più attraente dalla tendenza ad adottare imballaggi sostenibili.

Anche nel settore delle infrastrutture esistono situazioni in cui non è necessario avere dimensioni rilevanti per imporre i propri prezzi. “In portafoglio abbiamo aziende che lavorano nella produzione di aggregati o del cemento – riprende il gestore di MFS -. Il loro potere di determinazione del prezzo deriva dal fatto di operare in monopoli locali”.

Per produrre cemento o aggregati è necessaria la materia prima che proviene dalle cave. È sempre più difficile e lungo il processo per ottenere le autorizzazioni ad aprire una nuova cava. Per questa ragione i produttori di questi materiali operano in un settore protetto. Anche il costo di trasporto di questi manufatti è rilevante, visto il loro peso, confermando il vantaggio di operare in un monopolio a livello locale.

 

Il valore della diversificazione

Un ulteriore vantaggio derivante dall’inserimento in portafoglio di società a piccola e media capitalizzazione è la diversificazione che se ne può ottenere, a fronte di indici di società large cap sempre più concentrati. “Quindici anni fa l’indice MSCI All Country World aveva una capitalizzazione media di 65 miliardi di dollari. Oggi supera i 500 miliardi” evidenzia Paul, che prosegue: “Quando questi indici ponderati per capitalizzazione sono stati creati non era prevedibile che una società che progetta semiconduttori (Nvidia ndr) potesse arrivare a valere 3.000 miliardi di dollari. Un decennio fa le aziende che superavano i 300 miliardi di dollari di capitalizzazione pesavano appena l’1% negli indici standard, oggi sono un terzo del totale e questo cambiamento è avvenuto interamente a spese delle small e mid cap. Pertanto, se 10 o 15 anni fa si poteva acquistare un indice all cap con una buona esposizione a questa classe di attività, che negli ultimi 25 anni ha avuto una performance del 200% superiore a quella delle società a grande capitalizzazione, oggi è necessario creare un’allocazione dedicata per poterle avere in portafoglio”.

Nel grafico, la linea crescente restituisce il confronto tra l'andamento dell'indice MSCI small e mid cap e di quello delle large cap
Le small e mid cap hanno sovraperformato le large cap

I grandi temi del momento visti dalla parte delle piccole capitalizzazioni

Chi pensa che investire in small e mid cap significhi perdersi i grandi trend del momento, come l’intelligenza artificiale per esempio, potrebbe rimanere sorpreso dal fatto che ci sono società a piccola e media capitalizzazione che traggono profitto da trend simili. “Non bisogna limitarsi a Nvidia o Microsoft – riprende Paul -. Ci sono anche opportunità nello spazio delle small e mid cap. Per esempio ASM, un produttore di semiconduttori, o VAT, una società svizzera che produce camere a vuoto. Il processo di produzione dei semiconduttori richiede ambienti sterili. Anche queste società stanno beneficiando dell’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa”.

Paul ritiene che siano tanti i modi per investire sull’intelligenza artificiale generativa senza dover per forza acquistare le azioni di Nvidia. Inoltre, mentre le big tech sono fondamentalmente società USA, le mid e small tech si trovano anche fuori dai confini degli Stati Uniti. “In Giappone per esempio, che è rimasto indietro rispetto ad altri mercati sviluppati nella digital transformation o transizione verso il cloud e che ora sta recuperando terreno. Per esempio, nel Sol Levante abbiamo investito in NS Solutions e in OBIC” conclude Paul.

AUTORE

Picture of Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *