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SNB: si dimette il presidente Jordan, le due decisioni più controverse

Un'immagine di Thomas Jordan tratta da una recente conferenza stampa della SNB

Thomas Jordan si è dimesso dalla guida della SNB, la Banca centrale svizzera (Swiss National Bank). Ne ha dato annuncio l’istituto con sede a Berna specificando che le dimissioni avranno effetto a partire dal 30 settembre 2024. Le motivazioni che hanno portato il banchiere centrale a lasciare la SNB dopo esservi entrato oltre 26 anni fa non sono state rese note ma Jordan ha accompagnato la decisione commentando in una nota: “Dopo aver superato svariate sfide negli ultimi anni è giunto ora il momento giusto per dimettermi.

Jordan, che assunse la presidenza della Banca centrale svizzera nel gennaio 2012, ha inoltre dichiarato: “È stato un immenso privilegio poter servire la Banca nazionale e l’interesse del Paese”. Per contro, il comunicato con cui la SNB ha annunciato l’addio esprime rammarico per la decisione e ringrazia Thomas Jordan “per lo straordinario impegno nell’interesse di una politica monetaria votata alla stabilità”.

 

Chi è Thomas Jordan

Nato il 28 gennaio 1963 a Bienne, nel Cantone di Berna, è un economista formatosi all’Università di Berna dove ha conseguito prima una laurea e poi il dottorato nel 1993 lavorando sul tema dell’Unione monetaria europea. Della stessa università è docente dal 1998 e professore ordinario dal 2003. Risale al 1997 il suo ingresso nella SNB dove ha ricoperto vari ruoli prima di essere nominato presidente il 18 aprile 2012, dopo che a inizio anno era stato chiamato a sostituire Philipp Hilderband. Quest’ultimo si dimise il 9 gennaio 2012 per alcune controversie riguardanti operazioni valutarie effettuate dalla moglie.

 

Le decisioni più controverse prese alla SNB

Thomas Jordan si è trovato ad affrontare nella sua carriera di presidente della SNB diverse situazioni di crisi, difendendo un sistema stabile come quello svizzero dall’instabilità esterna. Tra le sue decisioni più controverse prese al comando della Banca centrale ci sono l’eliminazione del livello minimo nel cambio tra euro e franco svizzero e il salvataggio del Credit Suisse mediante un’operazione di fusione con UBS.

“Nel gennaio 2015, la SNB prese di sorpresa i mercati annunciando la rimozione del pavimento tra euro e franco svizzero a 1,20, un valore minimo che fino a pochi giorni prima aveva difeso strenuamente. La decisione, inattesa, provocò un apprezzamento immediato del franco fino a 0,85 contro euro, causando gravi perdite per le imprese esportatrici, generando preoccupazioni sulla stabilità finanziaria in tutto il mondo e generando ingenti perdite per investitori e broker che avevano puntato sulla difesa a oltranza del livello” ricorda Enrico Lanati, cambista professionista di CambiaValute.ch.

Il tetto a 1,20 franchi per euro era stato fissato nel settembre 2011 per evitare una rivalutazione eccessiva del franco svizzero rispetto all’euro causata dalla debolezza di quest’ultimo. In quella fase storica, infatti, l’eurozona stava affrontando una serie di sfide economiche come la crisi del debito sovrano di alcuni Paesi aderenti alla moneta unica.

Un nuovo intervento di emergenza fu determinato dalla crisi del Credit Suisse che subì un’accelerazione nella prima metà del 2023. Il colosso bancario, dopo anni di difficoltà e alcuni scandali, fu obbligato alle nozze con il rivale UBS il 15 maggio 2023. Nell’operazione la SNB ebbe un ruolo significativo supportandola e attivando accordi per garantire la stabilità finanziaria del sistema svizzero. UBS accettò di acquisire il Credit Suisse per oltre 3 miliardi di dollari. “Un eventuale fallimento di Credit Suisse (CS) avrebbe avuto gravi conseguenze per la stabilità finanziaria nazionale e internazionale, nonché per l’economia svizzera: rischiarlo sarebbe stato irresponsabile” commentò Jordan all’indomani dell’operazione.

 

Le perdite record nel bilancio della SNB

Uno degli ultimi atti della SNB guidata da Thomas Jordan ha probabilmente lasciato l’amaro in bocca al presidente dimissionario e soprattutto agli azionisti. Infatti, il bilancio 2023 dell’istituto centrale svizzero ha registrato una perdita di 3 miliardi di franchi generata dalle posizioni detenute nella valuta domestica (-8,5 miliardi di franchi in valore) contro l’utile registrato sulle posizioni in valuta estera (4 miliardi di circa) e in oro (1,7 miliardi). Un passivo minimo rispetto a quello monstre (132 miliardi) del bilancio 2022. In ogni caso, in conseguenza della perdita la SNB non ha potuto distribuire dividendi nemmeno quest’anno.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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