Per la prima volta in vent’anni, una grande compagnia aerea americana ha spento i motori per sempre. Spirit Airlines, che fino a poco tempo fa movimentava il 5% del traffico domestico degli Stati Uniti, ha annunciato la cessazione definitiva delle attività, travolta da un costo del carburante più che raddoppiato in pochi mesi a causa della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
L’onda d’urto, però, non si ferma agli Stati Uniti. In Europa, le scorte commerciali di jet fuel si stanno esaurendo, la Commissione europea ha già attivato due task force di emergenza, e diverse compagnie aeree rischiano di non avere i fondi per volare oltre l’estate.
In questo articolo:
- Spirit Airlines, dalla ristrutturazione al collasso
- Crisi carburante, l’Europa si prepara al peggio
- Compagnie aeree europee in pericolo, i nomi sotto la lente
Spirit Airlines, dalla ristrutturazione al collasso
Spirit Airlines aveva già i conti in rosso prima che la guerra cambiasse tutto. La compagnia ultra low cost, costruita su tariffe accessibili per viaggiatori disposti a rinunciare a bagaglio registrato e assegnazione del posto, aveva perso terreno dopo la pandemia, quando i passeggeri avevano virato verso esperienze di viaggio più confortevoli. A febbraio trasportava ancora circa 1,7 milioni di passeggeri mensili su voli nazionali, con una quota di mercato del 3,9%, in calo rispetto al 5,1% dell’anno precedente. Un declino lento, gestibile ma diventato fatale nel momento in cui lo Stretto di Hormuz è stato chiuso.
Il piano di ristrutturazione era calibrato su un costo di 2,24 dollari al gallone nel 2026 e 2,14 nel 2027. A fine aprile il prezzo aveva raggiunto 4,51 dollari nella peggiore crisi del settore dalla pandemia di Covid-19. Considerato che il carburante rappresenta circa un quarto delle spese operative di una compagnia aerea, lo scarto tra proiezioni e realtà era diventato incolmabile. L’amministrazione Trump aveva tentato di puntellare la compagnia con un finanziamento da 500 milioni di dollari in cambio di warrant equivalenti al 90% del capitale azionario, ma i negoziati si sono arenati tra disaccordi interni alla Casa Bianca e resistenze di una parte dei repubblicani al Congresso. Una riunione del consiglio di amministrazione, conclusa senza accordo venerdì sera, ha sancito la fine: oltre 4.000 voli cancellati, più di 809.000 posti azzerati, e un comunicato che invitava i passeggeri a non presentarsi in aeroporto.
Crisi carburante, l’Europa si prepara al peggio
Quello che è successo a Spirit non si ferma ai confini degli Stati Uniti. Le compagnie aeree europee si stanno preparando al razionamento del carburante già a partire da metà maggio. Con lo Stretto di Hormuz chiuso da fine febbraio e nessuna certezza sulle forniture nelle settimane successive, diversi vettori stanno elaborando piani di emergenza anche per l’autunno. Le proiezioni degli analisti indicano settembre come il mese in cui le riserve potrebbero toccare il livello zero, in assenza di un allentamento della crisi. Uno scenario che non significherebbe la cancellazione di qualche volo isolato: secondo il capo delle operazioni di una low cost, vorrebbe dire l’assenza totale di carburante per alimentare qualsiasi aereo in tutto il continente.
Prima di arrivare a quel punto, si sarebbe già passati attraverso la cancellazione di migliaia di partenze al giorno nel pieno della stagione estiva. Due task force istituite dalla Commissione europea hanno confermato il deterioramento delle scorte commerciali di carburante per aerei. Bruxelles ha avvertito che potrebbe essere necessario ricorrere alle riserve d’emergenza qualora la situazione si protraesse oltre fine maggio. La scarsa trasparenza del mercato complica ulteriormente la gestione della crisi. “A differenza del gas e dell’elettricità, i mercati petroliferi non sono regolamentati e non esiste una procedura standard per raccogliere dati in un contesto di crisi come questo”, ha spiegato al Corriere via e-mail Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione europea. “Si registra inoltre una mancanza di trasparenza sull’evoluzione delle scorte da parte dei diversi operatori. L’attuale contesto geopolitico instabile non aiuta, poiché la situazione cambia ogni giorno.”In un’intervista alla CNBC, il ceo di Ryanair Michael O’Leary ha dichiarato che la compagnia è al riparo dalla crisi grazie alla copertura dell’80% dei costi del carburante, avvertendo però che, se i prezzi non scenderanno, altri vettori andranno incontro a fallimenti veri e propri.
Compagnie aeree europee in pericolo, i nomi sotto la lente
Almeno tredici compagnie aeree europee rischiano di non disporre della liquidità sufficiente per operare entro luglio-agosto, secondo elenchi consultati dal Corriere e confermati da più fonti del settore. I nomi che compaiono in queste liste coincidono: si tratta di vettori che combinano fragilità finanziaria strutturale e accesso limitato a finanziamenti straordinari, inclusi i prestiti bancari. Alcuni servono mercati regionali, in particolare isole del Nord Europa, altri operano anche rotte intercontinentali. Tra quelli più esposti figura AirBaltic. Il vettore lettone aveva già necessità, prima del conflitto, di un’iniezione di liquidità da 150 milioni di euro per arrivare al 2027. Il governo di Riga ha erogato 30 milioni, ma S&P Global Ratings definisce la situazione “critica”, con la capacità di far fronte agli obblighi finanziari a breve termine messa a dura prova. La fragilità di AirBaltic ha implicazioni di sistema: la compagnia fornisce aeromobili anche ad altri vettori, tra cui Lufthansa, Air France e Air Serbia.
Anche il caso di Lufthansa è emblematico. Il gruppo ha annunciato la cancellazione di 20.000 voli fino a ottobre, corrispondenti a circa 40.000 tonnellate di carburante per aerei il cui prezzo è raddoppiato dall’inizio del conflitto con l’Iran. In una nota ufficiale, la società ha precisato che i tagli riguardano i voli a corto raggio non redditizi e rientrano in un piano di consolidamento della rete europea sui sei hub del gruppo — Francoforte, Monaco, Zurigo, Vienna, Bruxelles e Roma.
Sotto la lente degli analisti e degli investitori c’è anche Norse Atlantic, vettore norvegese specializzato in voli low cost intercontinentali che ha rilevato i Boeing 787 di Norwegian Air proseguendone il modello di business. I risultati non hanno corrisposto alle attese: la compagnia ha chiuso il 2025 con un patrimonio netto negativo di circa 240 milioni di euro. Ad aprile ha annunciato un aumento di capitale da 95 milioni e un prestito da 60 milioni per fronteggiare la crisi del carburante e rafforzare la liquidità. La domanda che si pone il settore in Europa è la stessa che ha accompagnato le ultime settimane di Spirit Airlines: quanto tempo resta prima che i numeri rendano insostenibile qualsiasi piano di sopravvivenza.









