Stevanato oltre il miliardo: è boom di biologici e farmaci dimagranti

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Il salto dimensionale non è arrivato all’improvviso. È stato il risultato di una trasformazione costruita nel tempo, fatta di investimenti industriali, di scelte tecnologiche e di un progressivo riposizionamento lungo la catena del valore del farmaceutico globale. Oggi Stevanato Group è uno dei protagonisti mondiali nelle soluzioni per il contenimento dei farmaci e nei sistemi di drug delivery, ma la traiettoria che ha portato l’azienda padovana a superare il miliardo di ricavi e a consolidare una presenza globale parte da una logica industriale precisa: diventare partner strategico delle grandi case farmaceutiche nella rivoluzione dei biologici.

 

In questo articolo:

 

  • Stevanato Group: ricavi oltre il miliardo
  • Il boom dei farmaci dimagranti
  • Gli investimenti realizzati
  • Stevanato Group, i tre pilastri della strategia
  • L’evoluzione del gruppo

 

Stevanato Group: ricavi oltre il miliardo

Il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 1,186 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente – che diventano +9% a cambi costanti – accompagnati da un rafforzamento dei margini: l’ebitda adjusted è salito al 25,1%, in miglioramento di 160 punti base. Anche l’utile per azione ha mostrato un progresso significativo, con un incremento del 19% a 0,51 euro, mentre l’utile per azione adjusted si è attestato a 0,54 euro. Il quarto trimestre ha confermato la traiettoria di crescita. I ricavi hanno raggiunto 346,5 milioni di euro, in aumento del 5% anno su anno, sostenuti in particolare dalla divisione Biopharmaceutical and Diagnostic Solutions (BDS), il cuore dell’attività del gruppo, che ha registrato una crescita del 10%. Ancora più significativo il peso crescente delle soluzioni ad alto valore aggiunto, che hanno toccato il 49% dei ricavi trimestrali.

“Abbiamo concluso il 2025 con un altro trimestre solido, che ha portato a una performance annuale positiva”, dichiara a Borsa&Finanza Franco Stevanato, amministratore delegato del gruppo, figlio di Sergio Stevanato che vanta un patrimonio secondo le stime di Forbes pari a 3,9 miliardi di dollari. “La crescita dei ricavi è stata sostenuta da un mix sempre più orientato verso soluzioni ad alto valore aggiunto e dal miglioramento dei margini. I biologici continuano a rappresentare un fattore di sviluppo fondamentale”.

 

Il boom dei farmaci biologici

Dietro questa dinamica c’è una trasformazione profonda del mercato farmaceutico. Sempre più farmaci di nuova generazione, in particolare quelli biologici, vengono somministrati tramite iniezione. Questo cambiamento ha aperto una nuova fase per i fornitori di sistemi di contenimento e dispositivi di somministrazione, e Stevanato Group ha scelto di posizionarsi proprio al centro di questa evoluzione. “Se guardiamo ai nuovi farmaci che stanno arrivando sul mercato”, spiega Stevanato, “più del 60% viene somministrato tramite iniezione. È qui che si concentra gran parte della nostra crescita: nella fornitura di siringhe, cartridge e sistemi di somministrazione che permettono alle aziende farmaceutiche di portare queste terapie ai pazienti”.

Il fenomeno più visibile degli ultimi anni è quello dei farmaci a base di GLP-1, molecole utilizzate inizialmente per il trattamento del diabete e oggi sempre più diffuse anche per il controllo del peso corporeo grazie ai cosiddetti farmaci dimagranti lanciati in primis da Novo Nordisk e poi dall’americana Eli Lilly. Nel 2025 queste terapie hanno contribuito per circa il 19-20% dei ricavi complessivi del gruppo. Stevanato preferisce però leggere il fenomeno oltre la dimensione mediatica. “Si parla molto dei farmaci dimagranti”, osserva, “ma in realtà il tema è più ampio. Queste molecole stanno mostrando benefici importanti anche su altre patologie correlate all’obesità, dalla salute cardiovascolare alla qualità complessiva della vita. Quando una persona perde il 20 o il 25% del proprio peso, i benefici per l’organismo sono evidenti”.

La crescita della domanda è alimentata da numeri imponenti. “Le stime indicano che nel mondo ci sono circa due miliardi di persone obese», continua il manager. «È un problema sanitario globale, e l’evoluzione delle terapie sta aprendo opportunità molto significative”. Per Stevanato Group questa tendenza si traduce in una forte domanda di componenti per la somministrazione dei farmaci. L’azienda produce infatti siringhe preriempibili, cartridge e dispositivi che permettono al paziente di somministrarsi autonomamente la terapia.

“Uno dei segmenti che sta crescendo di più è quello della self-medication”, spiega Stevanato. “Sono dispositivi che permettono al paziente di gestire la terapia in autonomia: apre il dispositivo, seleziona la dose e si somministra l’iniezione con microaghi praticamente indolori. È una tendenza molto forte soprattutto nei Paesi sviluppati”.

 

Gli investimenti realizzati

Questa evoluzione ha spinto il gruppo a investire in modo massiccio nella capacità produttiva. Dal momento della quotazione a New York, avvenuta nel 2021, Stevanato Group ha destinato oltre 1,3 miliardi di euro a investimenti industriali, cifra che supera 1,5 miliardi includendo i programmi già approvati per i prossimi anni. Una parte significativa di queste risorse è stata destinata all’espansione degli stabilimenti italiani di Piombino Dese e Latina, oltre alla realizzazione di un grande impianto negli Stati Uniti, a Fishers, in Indiana.

“Lo stabilimento americano rappresenta uno degli investimenti più importanti della nostra storia”, racconta Stevanato. “Parliamo di circa 600 milioni di euro e di un impianto che, a regime, darà lavoro a quasi 800 persone”. La logica è quella di accompagnare la globalizzazione dell’industria farmaceutica con una presenza produttiva distribuita. “Le grandi case farmaceutiche hanno un footprint globale”, osserva Stevanato, “e per loro è fondamentale poter contare su una supply chain sicura. Avere stabilimenti in Europa, negli Stati Uniti e in Asia permette di garantire continuità nelle forniture”.

 

Stevanato Group, i tre pilastri della strategia

Questa dimensione globale è uno dei tre pilastri della strategia del gruppo. “Negli ultimi anni abbiamo lavorato su tre assi principali”, spiega l’amministratore delegato. “Il primo è stato costruire una piattaforma industriale globale con stabilimenti in diverse regioni del mondo”.

Il secondo riguarda il riposizionamento lungo la catena del valore. Storicamente l’azienda produceva principalmente contenitori in vetro per l’industria farmaceutica. Oggi invece una quota crescente dei ricavi deriva da prodotti più complessi. “Abbiamo spostato il focus dalla ricerca di processo alla ricerca di prodotto”, dice Stevanato. “Oggi circa il 46-47% della nostra produzione è rappresentato da high value products, cioè componenti ad alto valore aggiunto”. Questo significa che il gruppo non si limita più a fornire il contenitore, ma offre un prodotto già lavorato e pronto per l’utilizzo da parte delle aziende farmaceutiche.

“Un tempo le case farmaceutiche acquistavano il contenitore in vetro e poi lo lavavano, lo siliconavano e lo sterilizzavano internamente”, spiega Stevanato. “Oggi sempre più spesso preferiscono ricevere il prodotto già pronto per il riempimento. Non è il loro core business: loro sviluppano la molecola e si concentrano sulla terapia”. Per Stevanato Group questo passaggio ha un impatto significativo anche sulla redditività. “Quando fornisci un prodotto ad alto valore aggiunto», osserva il manager, “la marginalità è naturalmente più elevata”.

Il terzo pilastro della strategia riguarda le acquisizioni mirate. Negli ultimi quindici anni il gruppo ha investito tra 200 e 300 milioni di euro in operazioni di M&A, con l’obiettivo di acquisire competenze tecnologiche specifiche. “Abbiamo acquisito aziende specializzate nell’ingegneria dei sistemi di ispezione e nei sistemi di assemblaggio ad alta velocità», racconta Stevanato. “Queste competenze ci hanno permesso di rafforzare la nostra offerta tecnologica”.

 

L’evoluzione del gruppo

Il risultato di questa trasformazione è evidente nei numeri. “Nel 2020 avevamo ricavi per circa 500 milioni di euro”, ricorda Stevanato. “Quest’anno sfioriamo 1,3 miliardi. In cinque anni abbiamo più che raddoppiato il fatturato, ma soprattutto abbiamo rafforzato i margini”. Il gruppo oggi opera con un ebitda intorno al 26%, un livello che consente di sostenere gli investimenti necessari in un settore ad alta intensità di capitale.

Non tutte le divisioni, però, hanno avuto lo stesso andamento nel 2025. Mentre il segmento BDS ha continuato a crescere, la divisione Engineering ha registrato un calo dei ricavi, scesi del 23% nel quarto trimestre a 39,4 milioni di euro. Stevanato interpreta però questa dinamica come una flessione ciclica più che strutturale. “Il settore delle macchine per il farmaceutico segue cicli di investimento”, spiega. “Ci sono anni in cui le aziende farmaceutiche rinnovano massicciamente i propri impianti e altri in cui gli ordini sono più contenuti”.

Nel 2022 e nel 2023 la domanda era stata particolarmente forte, con una concentrazione di ordini che ha portato lo stabilimento danese del gruppo a triplicare il volume di macchine da consegnare. “Quando triplichi gli ordini con lo stesso numero di persone”, racconta Stevanato, “la complessità aumenta inevitabilmente. Alcune consegne si sono allungate e abbiamo dovuto riorganizzare l’attività”. Nel corso del 2024 l’azienda ha avviato un programma di ribilanciamento della produzione tra i siti di Silkeborg, Piombino Dese e Bologna, oltre a centralizzare il project management. “L’obiettivo era migliorare il coordinamento tra i diversi stabilimenti”, spiega Stevanato. “Oggi possiamo produrre queste macchine in modalità di backup tra i vari siti”.

Le macchine prodotte dalla divisione Engineering sono sistemi estremamente complessi, utilizzati per il riempimento e l’ispezione dei farmaci. “Parliamo di impianti lunghi anche 70 metri, con tempi di consegna che possono arrivare a due anni», racconta il manager. “Il valore di una singola macchina può raggiungere i 20 o 30 milioni di euro”. Il rallentamento registrato nel 2025 è quindi legato soprattutto alla tempistica delle consegne, più che alla domanda di mercato. “Il settore resta in forte crescita”, sottolinea Stevanato. “Soprattutto per due ragioni: la diffusione dei sistemi di autosomministrazione e l’automazione sempre più spinta nei processi di ispezione”.

 

L’arrivo dell’intelligenza artificiale

Proprio l’ispezione dei farmaci rappresenta uno dei campi in cui l’azienda sta iniziando a sperimentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. “Siamo ancora all’inizio di questo percorso”, spiega Stevanato, “ma abbiamo già avviato diverse applicazioni”. All’interno degli stabilimenti, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per analizzare i dati raccolti dalle telecamere che controllano la qualità dei prodotti. “Ogni nostro impianto è dotato di sistemi di visione che verificano dimensioni e caratteristiche cosmetiche di ogni pezzo”, racconta il manager. “Nel 2025 abbiamo prodotto circa 10 miliardi di componenti. Ognuno di questi è stato controllato”.

Questa enorme quantità di dati rappresenta una base preziosa per l’analisi predittiva. “Stiamo costruendo una banca dati dei difetti”, spiega Stevanato. “L’intelligenza artificiale ci aiuta a individuare le cause e a intervenire preventivamente sul processo produttivo”. L’obiettivo è duplice: migliorare la qualità dei prodotti e aumentare l’efficienza degli impianti. “Le macchine generano una quantità impressionante di informazioni”, osserva Stevanato. “L’AI ci permette di analizzarle molto più rapidamente e di ottimizzare il processo”.

Ma l’intelligenza artificiale può diventare anche un servizio da offrire ai clienti. “Le aziende farmaceutiche sono molto interessate a raccogliere i dati generati dalle linee di ispezione”, spiega il manager. “Quando un farmaco viene scartato durante il controllo, il costo può essere molto elevato”. Una siringa vuota può valere pochi centesimi, ma una siringa già riempita con un farmaco biologico può avere un valore di migliaia di euro. “Per questo le aziende vogliono capire esattamente perché un prodotto viene scartato”, continua Stevanato. “L’analisi dei dati può aiutare a migliorare i processi e ridurre gli scarti”.

Il percorso di integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno del gruppo è appena iniziato e richiederà tempo. “Abbiamo avviato un programma interno che coinvolge diverse funzioni aziendali”, racconta Stevanato. “È un percorso che durerà almeno due anni”.

 

Dai dazi alla guerra in Medio Oriente

Parallelamente, il gruppo deve confrontarsi con un contesto macroeconomico e geopolitico complesso, tra tensioni commerciali e volatilità dei cambi. Nel 2025 l’impatto dei dazi è stato relativamente limitato. “Abbiamo avuto un piccolo vento contrario”, spiega Stevanato, “ma siamo riusciti a gestirlo abbastanza bene”. Il gruppo ha reagito rinegoziando alcune condizioni con i clienti e riorganizzando la supply chain. “Quando ci sono variazioni importanti nei costi, come dazi o materie prime, ci sediamo al tavolo con i clienti e discutiamo come gestirle”, racconta il manager.

La presenza produttiva in più regioni del mondo ha aiutato a mitigare l’impatto. “Abbiamo adattato la supply chain per fornire ogni regione principalmente con stabilimenti locali”, spiega Stevanato. “America con America, Europa con Europa e Cina con Cina”. L’impatto maggiore è arrivato invece dal cambio del dollaro, che ha avuto un effetto negativo di circa 18 milioni di euro sui conti del gruppo. Nonostante queste variabili, la società ha confermato la guidance per il 2026. Stevanato Group prevede ricavi compresi tra 1,26 e 1,29 miliardi di euro, con un ebitda adjusted tra 331,8 e 346,9 milioni e un utile per azione adjusted tra 0,59 e 0,63 euro.

A cambi costanti la crescita sarebbe ancora più sostenuta. Se non avessimo l’impatto del forex2, spiega Stevanato, «la crescita sarebbe tra l’8 e il 10%, invece che tra il 6 e il 9%. Il gruppo si aspetta inoltre una dinamica tipica del suo business, con una seconda parte dell’anno più forte rispetto alla prima.

 

I prossimi obiettivi di Stevanato

Guardando oltre il breve termine, la direzione strategica è chiara: consolidare la leadership nel mercato dei sistemi di somministrazione per i farmaci biologici. “Il nostro obiettivo è essere tra i primi due operatori al mondo in tutto ciò che riguarda i farmaci iniettabili e i sistemi di autosomministrazione”, afferma Stevanato. Il mercato di riferimento è destinato a crescere rapidamente. “Parliamo di un settore da oltre 15 miliardi di euro che sta crescendo a doppia cifra”, osserva il manager. Per questo l’azienda ha deciso di concentrare qui la maggior parte degli investimenti dei prossimi anni.

Non sono invece previste acquisizioni rilevanti nel breve periodo. “Oggi siamo molto concentrati sulla crescita organica”, spiega Stevanato. “Abbiamo già investito moltissimo negli ultimi anni e vogliamo portare a pieno regime gli stabilimenti che abbiamo costruito”. Lo stabilimento americano di Fishers è uno degli esempi più evidenti di questo impegno. “È un progetto molto impegnativo, che richiede grande attenzione da parte di tutta l’organizzazione”, racconta il manager.

Dietro la dimensione globale dell’azienda resta però una cultura imprenditoriale profondamente radicata nella tradizione familiare. “Lo spirito con cui lavoriamo oggi è lo stesso che aveva mio nonno quando l’azienda aveva duecento persone”, racconta Stevanato. Un approccio basato su responsabilità, attenzione ai valori e disciplina operativa. “Ogni giorno devi fare le cose fatte bene, nell’interesse del cliente e dell’azienda”, dice il manager. Per spiegare questa filosofia Stevanato ricorre a una metafora semplice. “Se hai una buona pizzeria, sorridi ai clienti, servi una pizza di qualità in tempo e non speculi sugli ingredienti, la tua pizzeria sarà sempre piena”, osserva.

È una visione quasi artigianale dell’impresa, applicata però a un gruppo globale che oggi produce miliardi di componenti per l’industria farmaceutica. “L’esempio parte sempre dall’alto”, conclude Stevanato. “Bisogna arrivare in azienda presto al mattino e finire quando il lavoro è finito. Sono ingredienti molto semplici, ma funzionano”. E forse è proprio questa combinazione tra disciplina industriale, visione strategica e pragmatismo imprenditoriale che ha permesso a Stevanato Group di trasformarsi, in pochi anni, da fornitore specializzato in contenitori di vetro a uno dei partner più rilevanti dell’industria farmaceutica globale nella nuova era dei biologici.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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