Il mercato azionario americano sta ignorando le cattive notizie, almeno per ora. Con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato e l’Fmi che rivede al ribasso le previsioni di crescita globale, l’S&P 500 ha archiviato la terza settimana consecutiva di rialzi, la più lunga striscia positiva da ottobre, recuperando circa il 10% dai minimi di marzo. Dietro al rimbalzo ci sono utili aziendali che continuano a sorprendere al rialzo e una scommessa collettiva degli investitori sulla rapida risoluzione del conflitto. Una scommessa che, alla luce delle ultimi paradossi geopolitici, potrebbe essere smentita in qualsiasi momento.
In questo articolo:
- Il mercato scommette sulla fine del conflitto
- Gli utili come ancora: banche e tech guidano la stagione
- S&P 500, tre settimane di rialzi non bastano a cancellare le crepe
Il mercato scommette sulla fine del conflitto
Lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso. I prezzi del petrolio hanno raggiunto alcuni dei livelli più alti degli ultimi decenni. Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita globale. Eppure Wall Street sale. La disconnessione tra dati macro e andamento dei mercati azionari è il tema centrale del dibattito tra analisti nelle ultime settimane, con posizioni che restano divise. “Il mercato sta agendo come se avessimo già visto il peggio del conflitto“, ha dichiarato Stefano Pascale, analista azionario di Barclays. La prova più evidente è nel comportamento dei titoli azionari, che hanno registrato rialzi anche nelle sedute in cui i prezzi del petrolio salivano: un segnale che gli investitori stanno già scontando un’uscita dal conflitto, indipendentemente da quanto stia accadendo sul campo.
Una dinamica che Christine Lagarde, presidente della Bce, ha definito “un po’ strana”, sottolineando come anche un accordo di pace formale lascerebbe irrisolti per lungo tempo i danni alle infrastrutture portuali e petrolifere, con ricadute durature su inflazione e costi energetici. Il sondaggio mensile di Bank of America sui gestori di fondi, rilevato nella settimana terminata il 9 aprile, ha registrato le aspettative di crescita più basse da giugno dell’anno precedente e previsioni di inflazione in netto rialzo. La recessione, tuttavia, non figura come scenario dominante tra gli intervistati e questa valutazione ha aperto la strada al ritorno degli investitori sui fondamentali. Il pessimismo degli investitori è forse dovuto al fatto che “il rischio più evidente è che non abbiamo ancora visto il peggio del conflitto”, come sottolinea Pascale.
Gli utili come ancora: banche e tech guidano la stagione
La stagione delle trimestrali ha fornito il principale argomento a favore dei rialzisti. Gli analisti stimano per il primo trimestre il sesto periodo consecutivo di crescita degli utili a doppia cifra, con proiezioni che la identificano come la migliore stagione degli ultimi cinque anni circa. “Dato che gli utili aziendali sono il principale motore dei rendimenti azionari, questo livello di crescita costante degli utili è un segnale incredibilmente positivo”, ha dichiarato Hardika Singh, stratega di Fundstrat, sottolineando come la solidità dei fondamentali abbia permesso al mercato di assorbire le difficoltà del primo trimestre. JPMorgan Chase ha aperto le danze con un utile di 17 miliardi di dollari nel primo trimestre, superiore alle stime degli analisti. La banca ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni di profitto per il resto dell’anno, confermando tuttavia un obiettivo annuale superiore ai 100 miliardi di dollari. Risultati solidi sono stati comunicati anche da Goldman Sachs, Citigroup e Bank of America, consolidando la lettura positiva sul comparto finanziario. Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management, ha indicato tra i fattori di supporto al settore “l’attività dei mercati dei capitali negli Stati Uniti”, insieme a tassi di interesse e contesto normativo definiti favorevoli.
Sul fronte tecnologico, Microsoft ha riportato una crescita dei ricavi del 17% e un’espansione del backlog del 110%. Persistono interrogativi sull’entità degli investimenti in conto capitale – gli hyperscaler hanno pianificato spese per 650 miliardi di dollari nell’anno in corso – e sui rendimenti attesi, in un contesto di accelerazione dell’innovazione guidata da OpenAI e Anthropic. Oracle ha annunciato un incremento del backlog di 29 miliardi di dollari su base trimestrale, con stime di fatturato riviste al rialzo e investimenti in conto capitale mantenuti stabili. Francesco Manfredini, analista e gestore azionario USA di Comgest individua nel trimestre appena concluso una conferma di una distinzione che considera strutturale, ossia che non tutte le società software reagiscono allo stesso modo agli shock di mercato. Le aziende con dati proprietari, integrazione profonda nei processi aziendali o basi clienti consolidate offrono, a suo avviso, una resilienza che i multipli di breve periodo non catturano. Allo stesso tempo, “i periodi di dislocazione del mercato”, ha osservato, “creano spesso opportunità per costruire posizioni a valutazioni attraenti”.









