Tassazione depositi bancari e postali: ecco come avviene
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Tassazione depositi bancari e postali: ecco come avviene

Tassazione depositi bancari e postali: ecco come avviene

Come avviene la tassazione dei depositi bancari e postali? Innanzitutto, partiamo col dire che i depositi bancari e postali fanno riferimento al denaro che un risparmiatore affida a una banca o alla Posta ricevendo in cambio un tasso d’interesse annuale. Fino a pochi mesi fa questo era quasi inesistente in quanto i rendimenti sul mercato viaggiavano sulla linea dello zero. Dopo una serie di rialzi del costo del denaro da parte della Banca Centrale Europea e grazie alla crescita dei rendimenti, anche i tassi sui depositi bancari e postali sono aumentati. Su questi occorre pagare delle imposte. Vediamo di seguito una guida che illustra l’ammontare di esse e le modalità di versamento.

 

Tassazione depositi bancari

La tassazione dei depositi bancari viene addebitata dall’istituto di credito presso cui il risparmiatore ha aperto un conto. Tra i depositi bancari possiamo annoverare:

 

  • i depositi al risparmio;
  • i conti correnti;
  • i conti deposito.

 

Tutte e tre le modalità di deposito sono assoggettate ad un’imposta sostitutiva del 26% sugli interessi maturati e il soggetto che effettua la ritenuta d’imposta o di acconto è la banca.

La ritenuta non viene applicata agli interessi:

 

  • corrisposti a banche con sede all’estero o filiali estere di banche italiane;
  • di depositi e conti correnti tra banche o tra banche e Poste italiane;
  • su deposito e conti correnti intestati al Tesoro.

 

C’è invece da fare un distinguo riguardo l’imposta di bollo applicata, in quanto nel caso dei depositi a risparmio e conti correnti è fissa, nel caso invece dei conti deposito è proporzionale alla giacenza. In particolare, nelle prime due situazioni, l’imposta e pari a 34,20 euro per i correntisti che hanno una giacenza media superiore a 5.000 euro annui, mentre per coloro che hanno una giacenza media inferiore o che hanno fatto richiesta di un conto corrente agevolato agganciato all’ISEE è prevista l’esenzione. Nella terza situazione, invece, l’imposta di bollo è dello 0,20% della somma in giacenza; per tale ragione non è possibile stabilire in anticipo quanto si andrà a pagare di bollo ogni anno.

Per le persone giuridiche l’imposta di bollo è di 100 euro sui conti correnti e non trova applicazione la regola della giacenza media inferiore a 5.000 euro ai fini dell’esenzione. A tal riguardo la Commissione Finanze della Camera dei Deputati, in risposta all’interrogazione del 16 ottobre 2013, n.5-01163, ha stabilito che gli imprenditori individuali sono equiparati alle persone fisiche e quindi versano un’imposta di 34,20, mentre i condomini sono da associarsi alle persone giuridiche; pertanto, sono gravati dell’imposta di 100 euro.

Se gli estratti conto vengono inviati periodicamente nel corso dell’anno o in caso di estinzione anticipata, l’imposta di bollo è dovuta in rapporto al numero di giorni intercorsi, con un minimo versabile di 1 euro.
Sono esentati dall’imposta di bollo le Onlus, le federazioni sportive, gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI e le fasce di clientela che hanno un reddito ISEE inferiore a 7.500 euro (circolare Agenzia delle Entrate n.48/E del 21 dicembre 2012).

Nel caso del risparmio gestito l’aliquota del 26% non può trovare applicazione in quanto gli interessi maturati concorrono a formare il risultato complessivo su cui poi verrà applicata l’imposta sostitutiva da parte dell’intermediario autorizzato che si occupa della gestione.

La ritenuta non viene applicata neppure per le società di capitali e di persone estere nonché agli enti commerciali con sede all’estero. Per questi vige la tassazione ordinaria senza che vi sia una ritenuta d’acconto da parte dell’intermediario. Questo sicuramente crea una disparità di trattamento rispetto agli equivalenti soggetti contributivi che hanno sede in Italia, dove è sempre applicata una ritenuta d’acconto.

 

Tassazione depositi postali

Per quel che riguarda i depositi postali valgono regole simili. Intanto, tali depositi riguardano:

 

  • conti correnti;
  • libretti di risparmio ordinari;
  • libretti di risparmio vincolati;
  • buoni postali fruttiferi.

 

I primi tre della lista sono sottoposti ad aliquota del 26%, mentre i buoni fruttiferi postali emessi fino al 20 settembre del 1986 sono esenti dalla ritenuta fiscale, gli interessi maturati sui buoni emessi dal 21 settembre del 1986 al 31 agosto del 1987, invece, hanno una ritenuta fiscale del 6,25%, mentre quelli emessi dal 1° settembre 1987 al 23 giugno 1997 vengono assoggettati alla ritenuta fiscale del 12.50%. Questa è stata poi soppressa e sostituita con l’imposta sostitutiva sugli interessi sempre in misura del 12,50%. Tali buoni vengono tassati quando distribuiscono gli interessi, il che avverrà solo al momento del rimborso a scadenza o anticipato. In questo secondo caso, però, è necessario che sia superato il periodo di infruttiferità, in caso contrario verrà riconosciuto solo il capitale e non gli interessi, ragion per cui questi ultimi non possono essere tassati.

Per quanto riguarda l’imposta di bollo, essa è fissa nella misura di 34,20 euro per i conti correnti postali e i libretti di risparmio intestati alle persone fisiche. Tuttavia, ai fini dell’esenzione, nel caso in cui il risparmiatore possiede due libretti di deposito la cui giacenza media, come somma tra quella di un deposito e quella dell’altro, supera i 5.000 euro, la regola non trova applicazione e l’imposta verrà applicata comunque. Per quanto riguarda i buoni fruttiferi la tassazione verrà determinata alla fine di ogni anno e sarà fissata al momento del rimborso di qualsiasi titolo con esclusione per quei buoni che hanno un valore di rimborso complessivo non superiore ai 5.000 euro. Da tale calcolo, invece, saranno esclusi quelli cartacei emessi prima del 1° gennaio 2019. Le aliquote in base alle quali si calcolerà l’imposta di bollo saranno dell’1 per mille annuo per il 2012, dell’1,5 per mille annuo per l’anno 2013 e del 2 per mille annuo a partire dal 2014.

I sottoscrittori che possiedono un buono cartaceo sottoscritto prima del 2009 del valore di 6.000 euro non dovranno pagare l’imposta di bollo minima di 34.20 euro. ma l’imposta verrà calcolata proporzionalmente sul valore nominale del singolo titolo. In ogni caso, comunque, sarà dovuta nella misura minima di 2 euro. In tale circostanza non sarà prevista alcuna soglia di esenzione qualora il valore di rimborso dei buoni complessivi non sia superiore ai 5.000 euro. L’imposta minima sul titolo per il 2012 è di 6 euro, per il 2013 di 9 euro e dal 2014 e per gli anni seguenti di 12 euro.

Chi invece possiede dei buoni fruttiferi dematerializzati, a partire dal 2012 alla fine di ogni anno si procede al calcolo dell’imposta che si dovrà versare in base al valore nominale e verrà accantonata ogni anno. Una volta che ciascun buono scadrà e verrà annotato il relativo importo sul conto di regolamento, l’imposta di bollo verrà applicata in modo proporzionale su ciascuno di essi e detratta dall’importo. Le imposte sostitutive vengono applicate da parte di Poste Italiane che funge quindi da sostituto di imposta.

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