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Tesla: la crisi dei chip un problema per l’azienda?

Tesla: la crisi dei chip un problema per l'azienda?

A Wall Street si prospetta un’apertura all’insegna della cautela per il titolo Tesla su cui potrebbero impattare alcune notizie arrivate nelle ultime ore. Tutto questo in un contesto di un mercato azionario che rimane nervoso con l’S&P 500 a contatto con gli importanti supporti posizionati nei pressi dei 4.450 punti, livelli da non perdere per evitare una continuazione delle vendite in direzione dei 4.430 e a seguire 4.400 punti.

 

 

Tesla e la crisi dei chip

Secondo alcuni rumors la mancanza di chip, che per Elon Musk non sarebbe un problema di lungo termine, starebbe spingendo la società, senza rivelarlo, a tagliare una componente dello sterzo; nello specifico il produttore di auto elettriche ha deciso di rimuovere una delle due unità elettroniche di controllo incluse nel piantone dello sterzo di alcune auto prodotte in Cina, la Model 3 e la Model Y, per riuscire a centrare gli obiettivi di vendita del quarto trimestre 2021. La motivazione della società di non avvertire i clienti dei veicoli, già spediti in Cina, Australia, Regno Unito, Germania e altre parti d’Europa, è che la parte mancante è considerata un backup, non necessaria per le caratteristiche di assistenza al guidatore di livello 2. Prima di questa decisione la società aveva gestito meglio dei competitors  i problemi legati alla catena di approvvigionamento, utilizzando meno chip scarsi e riscrivendo rapidamente i software.

 

 

Analisi tecnica e strategie operative

Dopo aver toccato i top di periodo nel mese di novembre 2021 in area 1240 dollari il titolo è andato incontro ad una fase correttiva che ha spinto i prezzi sul finire di gennaio nei pressi degli 800 dollari, dove transita la media mobile di lungo periodo. Nel breve il rimbalzo della scorsa settimana avrebbe chance di proseguire solo in caso di superamento dei 940-945 dollari, oltre i quali si avrebbe un primo target rialzista posizionato sulla soglia dei 1.000 dollari e a seguire 1.050 dollari. Al contrario discese sotto i minimi della scorsa ottava, situati nei pressi degli 870 dollari, aprirebbe la strada a nuove vendite in direzione degli 800 dollari che rappresenta l’ultimo baluardo per evitare, non solo una continuazione delle vendite, ma anche un peggioramento del quadro grafico di fondo.

 

AUTORE

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Pietro Origlia

Pietro Origlia, trader indipendente, ha iniziato ad interessarsi dei mercati finanziari all'inizio del 2000, facendone poi una professione tra il 2005-2006. Specializzato nel trading multiday (azioni, valute e materie prime) opera essenzialmente sul mercato italiano. Ha partecipato a vari eventi e manifestazioni in qualità di relatore. Dal 2017 è anche Giornalista Pubblicista. Da gennaio 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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