Una società nata ai margini della finanza tradizionale oggi figura tra i grandi detentori di debito pubblico statunitense e accumula oro come una Banca centrale. È il percorso compiuto da Tether, colosso delle stablecoin che negli ultimi mesi è diventato secondo azionista della Juventus dietro Exor, provando inoltre ad acquisire il club bianconero con una offerta tuttavia rifiutata dalla holding della famiglia Agnelli-Elkann.
A ogni modo, i numeri del 2025 mostrano con chiarezza questa trasformazione: la dinamica della circolazione di Usdt e l’aumento delle riserve hanno progressivamente modificato la fisionomia di Tether, che oggi appare sempre meno come una semplice emittente di token e sempre più come una struttura di gestione della liquidità su scala globale.
In questo articolo:
- Tether, i dati del 2025
- Il portafoglio di debito Usa arriva a 141 miliardi
- Tether, la nuova banca centrale dell’oro?
Tether, i dati del 2025
Tether ha chiuso il 2025 con un utile netto di 10,1 miliardi di dollari, in calo del 23% rispetto ai 13 miliardi dell’anno precedente. La flessione riflette principalmente la riduzione del rendimento dei Treasury a breve termine, che nel 2025 si è attestato in media intorno al 4,33%, dopo aver superato il 5% nel 2024. Il conto economico resta infatti fortemente dipendente dagli interessi generati dalle riserve investite in titoli governativi statunitensi. Nel corso dell’anno, la circolazione di Usdt è aumentata di circa 50 miliardi di dollari, portando il totale oltre quota 186 miliardi: la seconda più ampia espansione annuale nella storia dell’azienda. I conti, attestati dalla società di revisione Bdo Italia, confermano la piena copertura dei token in circolazione e la presenza di un buffer di sovracollateralizzazione superiore ai 6,3 miliardi di dollari, elemento che contribuisce a sostenere la fiducia nella riscattabilità della stablecoin anche in contesti di stress di mercato.
Il portafoglio di debito Usa arriva a 141 miliardi
Il dato più rilevante per i mercati tradizionali resta la dimensione dell’esposizione di Tether al debito pubblico statunitense. A fine 2025 la società dichiara 141 miliardi di dollari investiti in Treasury Usa, in crescita del 55% rispetto all’anno precedente, una dimensione che la colloca al diciannovesimo posto tra i maggiori detentori di titoli del Tesoro americano, subito alle spalle della Corea del Sud e davanti a Paesi come Germania, Israele e Italia. Questa allocazione rappresenta il fulcro del modello di business: i Treasury garantiscono elevata liquidità, rischio di credito contenuto e una fonte di rendimento relativamente stabile, coerente con l’esigenza di sostenere la riscattabilità della stablecoin.
L’espansione di Usdt si traduce così in un flusso di liquidità che viene convogliato verso il mercato del debito Usa, rafforzando il ruolo di Tether come acquirente istituzionale di titoli governativi, pur operando al di fuori del sistema bancario tradizionale.
Secondo l’amministratore delegato Paolo Ardoino, la crescita di Usdt riflette uno spostamento della domanda globale di dollari al di fuori dei canali bancari convenzionali, in particolare nelle aree caratterizzate da infrastrutture finanziarie inefficienti o difficilmente accessibili.
In questa lettura, la stablecoin beneficia di un forte effetto rete e di una diffusione capillare che ne ha sostenuto l’adozione su scala globale. La scelta di investire in modo prevalente le risorse derivanti dall’emissione dei token in titoli del Tesoro ha consentito a Tether di attraversare senza discontinuità la crisi del mercato cripto del 2022, innescata dal collasso della stablecoin Terra/Luna, rafforzando la percezione di solidità del modello di riserva. Questo approccio ha inoltre permesso alla società di beneficiare in modo diretto della fase di tassi d’interesse elevati negli Stati Uniti e ha contribuito a orientare il dibattito regolamentare sulle stablecoin, culminato nell’approvazione del GENIUS Act da parte della Casa Bianca nel luglio 2025.
Tether, la nuova banca centrale dell’oro?
Accanto ai titoli governativi, Tether ha rafforzato in modo significativo la componente alternativa delle proprie riserve, con un’accelerazione marcata sull’oro fisico. Secondo quanto riportato dal Financial Times, a fine settembre 2025 la società deteneva circa 116 tonnellate di lingotti, sulla base delle stime di Jefferies elaborate a partire dalle dichiarazioni dell’azienda. All’epoca, con il prezzo dell’oro intorno ai 3.858 dollari l’oncia, il valore delle riserve era stimato in circa 14,4 miliardi di dollari.
Il successivo rialzo delle quotazioni, salite oltre i 5.200 dollari l’oncia in un contesto di crescente incertezza geopolitica, ha portato il valore complessivo delle riserve auree a circa 24 miliardi di dollari. Nel solo quarto trimestre del 2025 Tether ha dichiarato di aver acquistato ulteriori 27 tonnellate di oro, destinate in larga parte a sostenere XAU₮, la stablecoin ancorata al metallo prezioso, il cui valore è aumentato di almeno 700 milioni di dollari nel corso dell’anno.
Nel complesso, nel 2025 Tether avrebbe acquistato oltre 70 tonnellate di oro, più di qualsiasi banca centrale al mondo ad eccezione della Polonia, che ne ha comprate 102. Un volume superiore anche agli acquisti aggregati di tutti gli Etf sull’oro, esclusi i tre maggiori, che tuttavia rappresentano la domanda collettiva di decine di migliaia di investitori. Con queste dimensioni, le riserve auree di Tether risultano paragonabili a quelle di unaBanca centrale di medie dimensioni: secondo i dati del World Gold Council, l’azienda possiede oggi una quantità di oro simile a quella del Qatar e superiore a quella di Paesi come Corea del Sud, Ungheria e Grecia. Per questo, gli analisti di Jefferies hanno definito Tether il maggiore detentore di oro al di fuori delle banche centrali. Un elemento distintivo riguarda anche la gestione fisica delle riserve.
L’oro non è custodito presso terzi, ma in caveau di proprietà della società in Svizzera, descritti come bunker ad alta sicurezza, protetti da sistemi multilivello. La strategia, tuttavia, non si limita all’accumulo. Tether mira a costruire una presenza attiva nel mercato dell’oro, con l’obiettivo di operare come market maker e competere con i grandi operatori globali del settore, come JPMorgan e Hsbc.
In questa direzione si inserisce l’assunzione, avvenuta lo scorso anno, di due senior gold trader provenienti da Hsnc, una mossa che ha attirato l’attenzione del mercato. In un’intervista a Bloomberg, l’a.d. Paolo Ardoino ha sintetizzato l’ambizione del gruppo affermando che Tether sta diventando “una delle più grandi banche centrali dell’oro al mondo”, un’affermazione che segnala l’estensione del modello ben oltre il perimetro tradizionale delle criptovalute.
Parallelamente, prosegue la strategia di accumulo di Bitcoin avviata nel 2023: l’azienda dichiara di detenerne oltre 96.000 e di destinare regolarmente fino al 15% dei profitti operativi netti realizzati all’acquisto della criptovaluta. Questa parte della riserva risponde a una logica di copertura contro inflazione e svalutazione delle valute fiat, ma introduce anche elementi di volatilità che hanno attirato l’attenzione delle agenzie di rating. S&P Global Ratings ha infatti declassato la valutazione di Tether, citando l’aumento delle attività considerate più rischiose e una trasparenza ritenuta limitata su controparti e depositari, una lettura respinta dal management ma che evidenzia il nodo centrale del modello: una struttura delle riserve sempre più ampia e diversificata, a fronte di un ruolo sistemico crescente nei mercati monetari.









