Chi ha vissuto la stagione della bolla dot-com ricorda bene il nome Tiscali: la società fondata da Renato Soru che nel 2000 valeva più della Fiat. Venticinque anni dopo, quello stesso marchio cambia proprietà e passa nelle mani di un gruppo energetico italiano, mentre il titolo che un tempo sfiorava i 1.200 euro per azione oggi scambia a pochi centesimi. L’operazione segna la fine di un lungo percorso di crisi finanziaria per Tessellis, la società nata dalla fusione tra Tiscali e Linkem Retail, e apre la strada a un nuovo operatore integrato energy-TLC guidato dal gruppo Canarbino.
In questo articolo:
- Via libera al nuovo capitolo di Tiscali
- Chi è il gruppo Canarbino, dal gas naturale alla banda larga
- Tiscali, la parabola di un titolo che sfiorò il cielo
Via libera al nuovo capitolo di Tiscali
Arriva il semaforo verde definitivo per il passaggio di consegne che ridisegna il perimetro di Tiscali. L’Agcom ha deciso di non avviare alcuna istruttoria sull’operazione con cui il gruppo Canarbino rileva le attività consumer di Tiscali Italia, i marchi storici Tiscali e Linkem, e la gestione della concessionaria pubblicitaria Veesible. L’Autorità ha ritenuto che il trasferimento non comporti alterazioni degli equilibri di mercato né rischi per il pluralismo informativo, verdetto che ricalca il via libera già ottenuto dall’Antitrust. Al centro delle valutazioni figurava Veesible, la digital company controllata al 75% da Tiscali Italia che gestisce in esclusiva gli spazi pubblicitari del portale Tiscali.it e della relativa piattaforma di posta elettronica: i suoi ricavi nel mercato pubblicitario online complessivo sono considerati marginali, e la società non produce contenuti editoriali propri.
L’accordo dà esecuzione ai contratti siglati a inizio giugno tra Tiscali Italia, la controllante Tessellis e Smeraldo, il veicolo societario del gruppo Canarbino: un contratto di affitto della durata di dodici mesi, con efficacia economica retroattiva al primo giugno e un canone di 333 mila euro, a cui si accompagna l’impegno irrevocabile all’acquisto definitivo del ramo d’azienda nel 2027, per un enterprise value di 27 milioni di euro. Per i clienti Tiscali e Linkem l’operazione non comporta interruzioni di servizio né variazioni di prezzo: i contratti restano validi.
Chi è il gruppo Canarbino, dal gas naturale alla banda larga
Dietro l’operazione si muove un attore poco noto al grande pubblico, radicato però da tempo nel settore energetico italiano. Costituito nel 2010 su iniziativa di imprenditori attivi nel comparto, il gruppo Canarbino nasce con l’obiettivo di sviluppare attività nel segmento energy midstream a livello europeo, consolidando negli anni la propria presenza lungo l’intera filiera del gas naturale e dell’energia elettrica fino a diventare una delle principali realtà indipendenti del panorama energetico nazionale. La holding, controllata da Luna Verde, gestisce oggi 800 mila clienti retail attraverso 700 dipendenti e opera nelle telecomunicazioni solo marginalmente, tramite Segnoverde, operatore virtuale mobile lanciato lo scorso autunno.
Con l’acquisizione del ramo consumer di Tiscali e dei marchi Tiscali e Linkem, Canarbino punta a costruire un operatore integrato energy-TLC con oltre 1,5 milioni di clienti, capace di offrire soluzioni convergenti tra connettività, energia e servizi digitali.
Sul fronte industriale, mentre il perimetro retail passa a Canarbino, Tessellis prosegue nella dismissione degli asset corporate: le infrastrutture tecnologiche di Tiscali, compreso il data center di Cagliari, e il segmento B2B di Go Internet sono stati ceduti al gruppo tecnologico Dhh, quotato sul mercato Egm di Piazza Affari, per 4,2 milioni di euro.
Tiscali, la parabola di un titolo che sfiorò il cielo
Pochi titoli italiani raccontano l’euforia e il crollo della bolla dot-com quanto Tiscali. Fondata nel 1998 da Renato Soru, la società si quotò in Borsa nel 1999 con un prezzo di collocamento di 46 euro per azione, salendo a 73 euro già nella seduta successiva. La corsa proseguì fino a marzo 2000, quando il titolo toccò un massimo di 1.197 euro per azione, un incremento di circa il 2.500% rispetto al prezzo di collocamento, portando la capitalizzazione di mercato a 18 miliardi di euro, cifra che superava allora quella di Fiat, ferma a 13 miliardi. Il crollo fu altrettanto repentino: il prezzo si dimezzò entro la fine dello stesso mese e scese rapidamente sotto i 40 euro.
Nel 2022 la fusione con Linkem Retail segna un ulteriore passaggio nella storia della società, che cambia denominazione in Tessellis. Oggi il titolo tratta sul mercato Euronext Milan attorno a 0,07 euro per azione, con un range annuale compreso tra 0,0607 e 0,106 euro. I numeri di bilancio riflettono anni di difficoltà: nel primo semestre 2025 i ricavi si sono attestati a 100,65 milioni di euro, in calo rispetto ai 109,01 milioni dello stesso periodo del 2024, con un margine operativo lordo sceso a 8,9 milioni dai 14,8 milioni precedenti e una perdita netta di 26,06 milioni. L’indebitamento netto era pari a 87,5 milioni a fine giugno 2025, in riduzione dai 97,7 milioni di inizio anno, sostenuto dal differimento di crediti per 35 milioni concesso dal socio ShellNet. A fine marzo 2026 il gruppo risultava gravato da 56,3 milioni di debiti complessivi, tra cui 53 milioni di debiti commerciali scaduti, quasi 40 milioni di passività finanziarie e 16 milioni di debiti tributari, condizione che ha portato Tessellis alla procedura di composizione negoziata della crisi presso il Tribunale di Cagliari. L’organico del gruppo si attesta oggi attorno ai 700 dipendenti, circa la metà dei quali basati nella sede storica di Cagliari.









