Potreste sentirvi come John Antony e Roy Thomas Baker, i discografici che lanciarono negli anni ’70 i Queen, o come Andrew Loog Oldham, il primo a intuire le potenzialità dei Rolling Stones, grazie all’ultima novità in ambito di investimenti, il trading musicale. Attenzione però, come i due manager, potreste anche investire sul musicista sbagliato.
Il trading musicale è la nuova tendenza sta catturando l’attenzione di trader e appassionati ma va capito e usato con attenzione, cercando di evitare di prendere pericolose cantonate. “Sebbene l’accesso a un asset innovativo come le canzoni di successo (che hanno uno storico tracciabile e possono generare flussi di cassa costanti) possa offrire dei vantaggi, esistono anche importanti rischi da non trascurare” avverte Andrea Ungher, trader esperto più volte campione del mondo.
In questo articolo:
- La musica diventa investimento: come funziona il trading musicale
- Rischi e illusioni: serve una strategia da veri investitori
La musica diventa investimento: come funziona il trading musicale
Oggi una canzone non è solo un prodotto culturale, ma anche un asset che può generare rendimenti. Acquistare diritti di brani famosi e guadagnare una percentuale ogni volta che vengono ascoltati, licenziati per spot pubblicitari o utilizzati in film è diventata realtà grazie al trading musicale. Ma come funziona questo mercato? E quali sono le sue insidie?
Il trading musicale permette di diventare comproprietario di un brano musicale, ottenendo una quota dei ricavi generati dai suoi utilizzi commerciali. Come spiega Andrea Unger, pluricampione del mondo di trading: “È un sistema che consente di acquistare e vendere quote di diritti su brani musicali. In pratica si può diventare comproprietari di una canzone e ricevere una parte degli incassi generati dai suoi utilizzi commerciali”.
Questo tipo di trading si articola in due grandi modelli: gli Exchange centralizzati e le piattaforme su blockchain, spesso legate agli NFT musicali. I primi funzionano come veri mercati azionari in miniatura: piattaforme come ANote Music consentono di investire in brani iconici a partire da pochi euro. Il secondo modello, più innovativo, sfrutta la tecnologia Blockchain per tokenizzare la musica. Ogni brano diventa un NFT – un bene digitale unico – che può essere scambiato, e i ricavi vengono gestiti da smart contract.
Esempi non mancano: il DJ 3Lau ha incassato oltre 11 milioni di dollari vendendo token musicali legati a un album. Grimes ha fatto lo stesso, guadagnando 6 milioni in pochi giorni. Anche gli artisti si stanno evolvendo in startup musicali che cercano finanziamenti direttamente dal pubblico o dagli investitori istituzionali. Questo nuovo modello crea un legame inedito tra artista, fan e investitore, in cui il successo commerciale può diventare profitto condiviso.
Rischi e illusioni: serve una strategia da veri investitori
Come in ogni forma di trading, ma anche di investimento, le opportunità devono essere bilanciate da una chiara comprensione dei rischi. Il primo da evitare è non lasciarsi travolgere dalla propria passione: “Sotto alcuni aspetti il trading musicale assomiglia al fenomeno del trading sportivo, non per l’ambito ma per il tipo di messaggio che porta in sé – riprende Ungher -. L’operatività si svolge in un ambiente familiare per l’investitore: ci si sente a proprio agio e ci si diverte anche nell’operare con qualcosa che richiama la propria passione. Si pensa di essere all’altezza nel comprendere quello che si sta facendo e questo può essere un ulteriore pericolo”.
Inoltre la volatilità del mercato musicale potrebbe essere molto alta. Per esempio, una canzone può perdere appeal in poche settimane, oppure essere spinta da un trend TikTok. Ma Sommettere su un brano emergente senza storico sarebbe però un rischio elevato. Per questo sarebbe meglio iniziare con pezzi noti e consolidati.
Attenzione poi a leggere e capire bene le norme contrattuali: diritti di rivendita, modalità di calcolo delle royalty e durata dell’accordo sono aspetti cruciali. Per quanto riguarda gli NFT, Ungher avverte del rischio di incappare in “smart contract ‘difettosi’ dovuti al fatto che non tutti i contratti digitali garantiscono il pagamento delle royalties in modo trasparente”.
Anche la liquidità rappresenta un rischio, visto che il mercato è giovane e quindi ancora poco liquido. Ciò significa che si potrebbero incontrare delle difficoltà nel chiudere una posizioni per mancanza di una controparte disposta ad acquistare.
La diversificazione, regola aurea dell’investimento, può aiutare a ridurre i rischi, tra i quali Ungher ricorda anche gli eventi imprevisti. Come un profit warning di una società può far crollare un’azione in Borsa, così, per esempio, un tour annullato potrebbe far scendere le quotazioni del musicista detenuto in portafoglio. “Potrebbe comunque avere senso considerare questo mercato come forma di investimento, ma sempre assumendosi le proprie responsabilità. Servono attenzione, studio, preparazione e consapevolezza” conclude Ungher.









