L’Abi promuove ogni anno una guida alle truffe comuni in ambito finanziario e alle frodi bancarie e suggerisce a risparmiatori, investitori e istituti come evitarle per non perdere i propri risparmi. L’Associazione Bancaria Italiana parte da un dato inquietante reso noto dalla Banca d’Italia: nel 2024 in Italia si sono registrate oltre due milioni di vittime di questi raggiri, con un danno economico totale stimato in oltre 970 milioni di euro.
L’allarme è ancora più urgente da quando questi imbrogli avvengono sia sui canali tradizionali che su quelli digitali: web, mail, social, app di messaggistica. Uno studio di Fabi, la Federazione Autonoma dei Bancari Italiani, ha stimato nel 2024 frodi informatiche per 181 milioni di euro e sul web per 48 milioni. Negli ultimi tre anni, i ladri digitali hanno portato via ai malcapitati oltre mezzo miliardo. L’aumento dei reati è notevole: +30% soltanto nel 2024.
Le truffe comuni per frodare i risparmi e come evitarle
Per non diventare una vittima, proteggersi è fondamentale. Per farlo basta tenere comportamenti corretti e consapevoli come non condividere mai informazioni personali o finanziarie tramite sms, e-mail o telefono, custodire con cura e attenzione i Pin e le credenziali di accesso ai conti, evitare di aprire link o allegati in messaggi sospetti, mantenere i dispositivi aggiornati e usare password forti e uniche per ciascun account. Eppure, a molti capita ugualmente di finire raggirati.
Nel rapporto sulle frodi nei pagamenti digitali in Italia diffuso dalla Banca d’Italia e relativo al secondo semestre 2024, i dati mostrano che i bonifici istantanei e le transazioni online sono le operazioni più esposte e vulnerabili. Tuttavia la minaccia più insidiosa, perché difficilmente rimborsabile, è rappresentata dalle cosiddette truffe di manipolazione del pagatore, ovvero quelle che si basano su inganni e tecniche di social engineering. Ecco quali sono le 10 più comuni che rischiano di prosciugare i conti dei malcapitati e come fare per evitarle.
10. Il finto capo
Un dipendente autorizzato a effettuare pagamenti dalla propria azienda viene ingannato e spinto da un truffatore che si finge il suo capo (ai massimi livelli l’amministratore delegato, il presidente o il top manager del gruppo) a pagare una fattura falsa oppure ad effettuare un qualsiasi trasferimento non autorizzato di denaro dal conto corrente aziendale. La richiesta arriva con una mail o una chiamata inattesa che coglie la vittima di sorpresa. Il finto capo chiede assoluta urgenza e massima riservatezza nel versamento e nonostante il sollecito sia insolito rispetto alle procedure interne, il dipendente ci casca, minacciato dalla pressione di un licenziamento o lusingato dalla promessa di un bonus o una promozione.
Per evitare la truffa del finto capo, al dipendente basta controllare con estrema attenzione i mittenti delle mail con richieste di pagamento o approfondire con domande centrate l’identità del presunto Ceo, non aprire mai link o allegati sospetti, applicare con scrupolo e rigore le procedure di sicurezza in vigore per i pagamenti e consultare un collega senior e informare l’intero reparto. In questo modo, può evitare di procurare un danno alla società e di compromettere la propria posizione lavorativa. All’azienda, invece, serve informare e aggiornare i dipendenti, implementare tutte le procedure di verifica e i protocolli interni di sicurezza relativi ai pagamenti e aggiornare sempre la tecnologia di base.
9. Clienti e fornitori inesistenti
L’azienda per cui si lavora viene contattata via mail o telefono da finti clienti, fornitori o prestatori di servizi. Gli impostori chiedono di cambiare le coordinate bancarie per il pagamento di fatture future. Presto, però, si scopre che il nuovo account generato è in realtà controllato dai lestofanti. È una frode che avviene spesso, soprattutto nelle società che cambiano di frequente i fornitori (per esempio i rivenditori al dettaglio, le startup, le aziende di settori in rapida evoluzione come la moda e la tecnologia) e che non hanno fornitori regolari, ad esempio quelle che operano in mercati di nicchia o che hanno un modello di business a basso costo.
Schivare questa truffa è come dribblare quella del finto capo. Il dipendente deve sempre verificare che tutte le richieste provengano dai veri creditori analizzando i nuovi dati forniti, non utilizzare mai i dettagli di contatto arrivati in forme sospette, inviare una mail preliminare per informare il destinatario del pagamento, definire un punto di contatto sicuro verso cui effettuare pagamenti e segnalare la truffa ai propri responsabili o alla direzione pertinente. L’azienda deve invece aggiornare i dipendenti incaricati dei pagamenti delle fatture, assicurarsi che la polizia venga informata e aggiornare le informazioni che pubblica sul sito web ufficiale, in particolare quelle relative a contratti e fornitori.
8. La promessa di una relazione romantica
App e siti di incontri, social e caselle di posta elettronica sono i mezzi più sfruttati dai truffatori che vogliono ingannare le vittime con la promessa di dating, nuove amicizie e relazioni. Dopo giorni di messaggi privati in chat, arriva la richiesta di un invio di denaro per le ragioni più disparate: nella maggior parte dei casi, un aiuto per risolvere un debito o uscire da una situazione di difficoltà per potersi poi incontrare. Nei contesti peggiori, la fiducia è diventata così tanta che la vittima fornisce una copia dei documenti personali e i dettagli della carta di credito e del conto corrente.
Queste truffe si riconoscono da alcuni elementi ricorrenti: i truffatori commettono palesi errori di ortografia nei messaggi, non caricano foto profilo, sostengono di non potersi muovere per un incontro di persona e di avere la webcam rotta. Evitare questa truffa è semplice: occorre fare domande approfondite, non fornire dettagli sul conto o sulla carta, non condividere immagini, video o dati personali per non incappare in un ricatto e soprattutto non vergognarsi: le app di dating sono usate da milioni di persone e le truffe capitano a tutti. Nel caso si diventi vittima di un raggiro, è bene conservare tutte le comunicazioni e denunciare subito alla Polizia Postale.
7. L’investimento sicuro
È la truffa finanziaria più vecchia del mondo: un annuncio online, una mail o una telefonata a casa o sul cellulare, fatta da un presunto broker che si presenta come sicuro, onesto e affidabile, invita ad investire su un prodotto finanziario (Bitcoin e criptovalute, oro e metalli preziosi, azioni e obbligazioni, immobili ed energie alternative) che prospetta rendimenti stellari con poco o nessun rischio. L’offerta, presentata come disponibile soltanto per un periodo limitato di tempo, è un’esca: alla fine la vittima, persuasa dal cold calling e fatto l’investimento, rimane con il conto prosciugato. Oltre il danno c’è spesso anche la beffa: i truffatori si fingono uno studio legale che promette di far recuperare i soldi perduti, in cambio di una commissione per il lavoro svolto.
In Italia, secondo la Polizia Postale, si consumano ogni anno oltre 15.000 frodi di questo tipo. Prevenirle è semplice: è importante diffidare da chi promette un investimento affidabile con rendimenti garantiti e grandi profitti e chiedere subito informazioni dettagliate come il nome della società, se è autorizzata e da chi, il numero di autorizzazione, il sito ufficiale e dove ha la sede. Quando le proposte di programmi di investimento non sono specificate, è bene farsi dare sempre il prospetto informativo. Prima di decidere di investire, infine, è sempre bene fare tutte le ricerche del caso e assicurarsi una consulenza finanziaria imparziale. Non appena si sospetta qualcosa, conviene contattare le forze dell’ordine e mandare una segnalazione alla Consob utilizzando il modulo Sipe/Esposti.
6. I falsi siti web di banche, broker ed enti
Associata alla truffa dell’investimento sicuro c’è quello che ormai è un classico della criminalità: il phishing finanziario. Fingendosi istituti di credito o altri enti affidabili, gli scammers generano mail con allegati malevoli, siti falsi, post e inserzioni fraudolente su social e marketplace di e-commerce per indurre i malcapitati a fornire informazioni personali e dati sensibili, come credenziali bancarie e codici di accesso. L’Agenzia delle Entrate ha recentemente segnalato sul suo sito uno schema ricorrente: una banda che si spaccia per il Direttore dell’ente e chiede di regolarizzare la posizione fiscale in merito al possesso di criptovalute. L’sms ricevuto dirotta l’utente in un sito per estorcere l’accesso al wallet.
Per proteggersi dal phishing, è fondamentale non cliccare su link sospetti, non scaricare allegati, non inserire i propri dati nelle finestre pop-up e controllare attentamente la veridicità dei messaggi ricevuti. Se arriva una comunicazione che pare attendibile dalla propria banca, è bene chiamare l’istituto in caso di dubbi, ma mai accedere direttamente a quello che è con tutta probabilità un finto internet banking. Se ci si casca, recuperare i soldi sottratti diventa molto difficile, se non impossibile. Sulla rete i truffatori adottano numerosi stratagemmi ingannevoli, resi ancora più sofisticati da quando vengono alimentati dall’intelligenza artificiale: negli ultimi tempi è in costante aumento il tasso di frode legato all’uso dei bonifici istantanei.
5. I post e le offerte sui social
Legato al phishing è il furto dei dati personali (nome, e-mail, password, numero di carta di credito, conto corrente) che avviene sui social, anche quando i profili sono protetti, sicuri e configurati come privati. Gli attacchi più diffusi in tal senso sono il sondaggio fraudolento sottoposto da un presunto visitatore del profilo o della pagina social, i video che diffondono malware (virus o keylogger che catturano la password), i buoni regalo e le offerte false da marchi famosi e siti importanti, le prove gratuite di prodotti e abbonamenti, il twishing (i messaggi su X, l’ex Twitter, che indirizzano a siti web fraudolenti) e la cancellazione finta dell’account con la richiesta di confermare l’autenticità del proprio profilo via mail.
Non utilizzare link terzi ma le pagine ufficiali per verificare le informazioni sull’identità, controllare sempre le impostazioni di sicurezza dell’account, avere estrema cautela nel decidere cosa condividere nei post e nei messaggi privati sono alcuni dei semplici comportamenti da tenere per evitare brutte sorprese. In aggiunta, è consigliabile fare ricerche approfondite sui brand e su chi fa le proposte quando si ricevono buoni regalo e offerte stranamente vantaggiose, monitorare regolarmente le carte di credito e debito per appurare che non ci siano addebiti anomali e bloccare e segnalare sempre i profili sospetti, specie se derivano da insoliti follow o da contatti che non si conoscono.
4. Il pagamento anticipato
Una delle frodi finanziarie più comuni nasce e si sviluppa online o telefonicamente: il truffatore invia una mail o un messaggio oppure chiama al telefono una persona che ha appena ordinato un prodotto, fatto un investimento o rinnovato un abbonamento, chiedendo il pagamento del bene o del servizio prima che venga consegnato. I toni sono inizialmente cordiali e accoglienti, salvo poi diventare aggressivi e intimidatori se non effettua il pagamento (di solito sotto forma di deposito di garanzia, cauzione, imposta o commissione di gestione), minacciando conseguenze terribili come una causa, il pignoramento o addirittura l’arresto.
Ci sono numerosi esempi di queste truffe, dagli investimenti fraudolenti alle eredità perse, passando per i prestiti, i concorsi a premi fittizi e le vincite alla lotteria fasulle. Nella maggior parte dei casi, i truffatori chiedono il pagamento anticipato in criptovalute perché non sono soggette alle garanzie bancarie e si rivelano difficili da tracciare. Prevenire è semplice: occorre stare all’erta e non farsi travolgere dal senso di urgenza tipico di questi imbroglioni, chiedere informazioni dettagliate che mettono all’angolo gli impostori e fare tutte le verifiche del caso prima di dare dei soldi dai propri risparmi ad un utente sconosciuto.
3. La finta persona fidata
La clonazione vocale, i deepfake e i contenuti frutto dell’intelligenza artificiale generativa vengono in soccorso dei malintenzionati quando si fingono di essere qualcuno di cui la vittima si fida, nella maggior parte dei casi il figlio o la figlia. Le frodi con impersonificazione servono a ottenere informazioni sensibili (o direttamente denaro) da chi viene contattato per cercare di accedere al suo patrimonio. Nella truffa del finto figlio, lo schema è sempre lo stesso: sfruttando l’emotività e spesso la distanza, il ladro si finge figlio o figlia della vittima, dice di aver dovuto cambiare numero e chiede un aiuto economico urgente.
L’AI è spesso usata anche per truffe con finti personaggi famosi: pubblicità e video falsi con celebrità fake (magari anche di natura politica o istituzionale) che sfruttano la fiducia dei malcapitati per coinvolgerli in un investimento fraudolento. Come al solito, la prevenzione e la tempestività sono fondamentali: per non incappare in brutte sorprese, si deve verificare sempre l’identità del mittente, evitare di rispondere al messaggio e condividere informazioni personali o bancarie, bloccare il contatto, non aprire link sconosciuti e soprattutto denunciare il fatto alle autorità. Chi ci è cascato e ha fornito dati sensibili, oltre che sporgere denuncia deve avvisare immediatamente la propria banca.
2. Le tasse non pagate
Il mancato pagamento di una fantomatica tassa all’Agenzia delle Entrate diventa un incubo per molti cittadini e cittadine: lo spauracchio di una cartella esattoriale, un avviso bonario o una raccomandata che annuncia un debito con il fisco. I truffatori si approfittano di questo timore per fingersi impiegati dall’ufficio tributi e chiedere ai malcapitati di portare soldi in contanti in una sede fittizia, pena l’ansia di perdere lo stipendio, la casa o il conto corrente. I ladri fanno leva sul senso di impotenza e di angoscia che generano situazioni del genere, specie nelle persone anziane e in quelle meno abbienti.
Sventare il piano dei truffatori passa per la gestione della paura (bisogna tenere il sangue freddo e non cadere mai nel tranello), la verifica dei dati relativi all’ufficio del settore tributi del comune di residenza e soprattutto l’aiuto: è bene rivolgersi di persona al proprio commercialista per verificare subito che i pagamenti delle tasse siano già stati effettuati e regolarmente avvenuti. Anche in queste situazioni, bisogna denunciare alle forze dell’ordine per evitare che i ladri la facciano franca e truffino altre persone. È il caso di quanto avvenuto ad Ivrea, dove un signore di 90 anni ha sventato una truffa del genere e ha evitare di perdere 1.800 euro, la cifra richiesta dai malfattori.
1. La classica truffa del bancomat
I criminali che mettono in atto colpi finanziari non sono solo informatici. Dai bancomat sparsi in tutta Italia passano i risparmi di milioni di consumatori e consumatrici e le truffe ricorrenti e consolidate in questo campo sono numerose. Una pratica malevola frequente e pericolosa è quella dello skimming, la manomissione dello sportello automatico per rubare le informazioni sensibili della carta. Grazie allo skimming, un dispositivo illegittimo viene installato su un distributore e la carta è clonata in un batter d’occhio, permettendo ai ladri di utilizzarla per effettuare spese e prelievi non autorizzati. L’alternativa è il phishing della Pin, con cui i criminali ingannano le vittime per farsi rivelare il codice.
Gli imbrogli si possono aggirare con alcune semplici accortezze. Innanzitutto, basta ricordare a memoria, non rivelare e custodire gelosamente il Pin, senza lasciarne traccia su foglietti, agende o dispositivi. In secondo luogo, usando solo bancomat che si trovano in zone illuminate e frequentate e diffidando degli sportelli che presentano qualcosa di anomalo (per esempio la mancanza della solita copri-fessura) o dove ci sono persone che si aggirano nei paraggi in modo inconsueto. In conclusione, è consigliabile utilizzare password complesse per stare sicuri e controllare con frequenza il conto, comunicando subito alla banca eventuali attività sospette come prelievi non riconosciuti e acquisti mai effettuati.








