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Turchia: Vanguard e PIMCO tornano ad investire sul Paese

Turchia: Vanguard e PIMCO comprano gli asset del Paese

I grandi gestori patrimoniali statunitensi Vanguard e PIMCO puntano sulla Turchia. Negli ultimi mesi hanno acquistato asset locali confidando sul fatto che i tassi di interesse rimarranno alti a lungo, hanno comunicato gli asset manager senza però rivelare le cifre degli acquisti.

Vanguard è il secondo principale gestore di fondi al mondo dopo BlackRock, con asset in gestione per quasi 7.500 miliardi di dollari. Parte di questo patrimonio riguarda obbligazioni turche che sono state incrementate dopo che il co-responsabile di Emerging Markets Active Fixed Income, Nick Eisinger, ha fatto una serie di incontri in Turchia alla fine del 2023. “È stato un po’ un momento spartiacque. Da allora (novembre) i rendimenti sono scesi del 5%-6% fino a metà dicembre, prima di rimbalzare parzialmente questa settimana”.

PIMCO invece supervisiona quasi 2.000 miliardi di dollari di asset. L’Amministratore delegato e responsabile dei mercati emergenti, Pramol Dhawan, ha affermato che il gestore è “costruttivo sugli asset, in particolare su quelli in valuta locale, a causa dell’inasprimento delle condizioni finanziarie per frenare la spesa e controllare l’inflazione e del graduale allentamento delle normative che distorcono i prezzi degli asset”.

 

Ecco perché Vanguard e PIMCO puntano sugli asset della Turchia

Gli investimenti di Vanguard e PIMCO sono un chiaro segnale di fiducia verso la Turchia, dopo che per anni gli investitori stranieri si erano allontanati a causa delle politiche monetarie poco ortodosse del Paese. Dopo le elezioni vinte lo scorso maggio, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha nominato un nuovo capo della Banca centrale, Hafize Gaye Erkan, per invertire decisamente rotta sui tassi di interesse. Fino a quel momento, il sultano turco aveva perseguito una politica tutta improntata su un basso costo del denaro per rilanciare la crescita, senza preoccuparsi dell’inflazione galoppante e della persistente svalutazione monetaria.

Da giugno, il nuovo governatore della Central Bank of the Republic of Turkey, ha realizzato una sfilza di aumenti per un totale del 34%, per arrivare a un tasso ufficiale del 42,5%. L’istituto monetario ha dichiarato che le strette finiranno quanto prima, ma la politica monetaria continuerà ad essere restrittiva fino a quando sarà necessario per riportare l’inflazione a livelli consoni.

“Occorre un periodo di apprezzamento del Forex reale unito a una politica fiscale restrittiva per ridurre l’inflazione verso i livelli obiettivo, dati gli elevati livelli di domanda interna e di dollarizzazione, nonché l’esteso deprezzamento della lira. Stiamo già iniziando a vedere alcuni benefici materializzarsi da questo quadro politico coordinato”, ha affermato Dhawan di PIMCO.

 

Il rischio Erdogan

Gli investitori comunque rimangono cauti sulla Turchia, osservando che la variabile impazzita Erdogan potrebbe risvegliarsi nei prossimi mesi. Il leader turco potrebbe tornare a pretendere tagli aggressivi sui tassi se l’economia dovesse andare incontro a un periodo duraturo di rallentamento economico. Ancor più che il 31 marzo ci saranno le elezioni locali nel Paese e il suo partito AK vorrebbe dare maggiore impulso alla crescita in prospettiva elettorale. “La vera cartina al tornasole è ciò che accadrà nei prossimi mesi con le elezioni e l’attenzione della Banca centrale sulla lotta all’inflazione”, ha detto Eisinger di Vanguard.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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