Uber ha valutato l’acquisizione di Expedia, ecco i dettagli

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Negli ultimi mesi Uber ha valutato l’acquisizione del sito di prenotazioni viaggi Expedia. Secondo un rapporto del Financial Times, che ha raccolto la testimonianza di tre persone informate dei fatti, il colosso statunitense del ride-hailing ha contattato dei consulenti per verificare la possibilità di un accordo e le modalità per attuarlo. La figura chiave di tutto il processo è l’amministratore delegato di Uber, Dara Khosrowshahi, che dal 2005 al 2017 ha guidato anche Expedia. La sua presenza potrebbe favorire una combinazione amichevole tra le due entità. Ad ogni modo, al momento non è stata fatta alcuna offerta formale a Expedia e tantomeno sono in corso discussioni, hanno riferito le persone interpellate dal FT.

 

Uber: cosa significherebbe l’acquisizione di Expedia

Uber oggi è una società che va oltre il ride-hailing, avendo esteso il proprio business nella prenotazione di treni e voli, nella consegna di cibo a domicilio, nella logistica aziendale e nella pubblicità. Expedia è invece  la quarta più grande compagnia online nel settore travel e ha un valore di mercato di quasi 20 miliardi di dollari, dopo che nell’ultimo anno le sue azioni in Borsa sono cresciute di quasi il 50%. Nel 2023 ha generato entrate per 12,8 miliardi di dollari grazie all’exploit dei viaggi post-pandemici, benché questa estate abbia avvertito un rallentamento della domanda.

Un’acquisizione potrebbe consentire a Uber di rafforzare la sua attività, accelerando la trasformazione in una super app omnicomprensiva simile a piattaforme come la cinese WeChat. I dirigenti di Uber però vogliono valutare con attenzione l’operazione, in quanto la società ha ottenuto ad agosto il suo primo rating investment grade e pertanto devono accertarsi che alla fine l’accordo non implichi rischi di declassamento.

 

Gli affari conclusi finora

La società con sede a San Francisco ha generato liquidità negli ultimi 12 mesi, registrando a febbraio il suo primo anno di redditività operativa per via della crescita della domanda in tutti i suoi segmenti di business. Tutto ciò le consente di aumentare la sua potenza di fuoco per fare fusioni e acquisizioni. Una conferma è arrivata questa estate dal direttore finanziario Prashanth Mahendra-Rajah, che ha dato massima priorità all’investimento nella crescita anche attraverso le acquisizioni per sfruttare il capitale accumulato.

Da quando è diventata pubblica nel 2019, Uber non ha fatto grandi affari. Gli accordi conclusi finora riguardano: le acquisizioni delle società di consegna cibo e bevande Postmates per 2,65 miliardi di dollari e Drizly per 1,1 miliardi di dollari; l’azienda di trasporto merci e logistica Transplace per 2,25 miliardi di dollari; la società di ride-hailing mediorientale Careem per 3,1 miliardi di dollari. Inoltre, Uber possiede partecipazioni nella società di auto a guida autonoma Aurora e nel gruppo cinese di ride-hailing DiDi. Ultimamente ha siglato una partnership anche con le società di robotaxi Waymo di Google e Cruise di General Motors.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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