Vecchio scarpone cosa farai? L’Italia nel nuovo contesto geopolitico globale

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Nel nuovo scenario geopolitico globale l’Italia si trova di fronte a una trasformazione profonda del proprio posizionamento internazionale. A sottolinearlo è Alessandro Colombo (nella foto), professore ordinario del dipartimento i Studi Internazionali, Giuridici e Storico– Politici dell’Università degli Studi di Milano: “Il mutamento dell’ordine internazionale sta mettendo n discussione le basi stesse su cui si è fondata la politica estera italiana dal secondo dopoguerra”.

 

In questo articolo: 

 

  • I pilastri che non reggono più
  • La posizione geografica dell’Italia  tra opportunità e rischi
  • L’obiettivo realistico: perdere meno terreno possibile

 

I pilastri che non reggono più

Alessandro Colombo, professore all'Università degli Studi di MilanoPer decenni la politica estera italiana si è appoggiata su tre pilastri: la garanzia strategica degli Stati Uniti, l’appartenenza all’Alleanza atlantica e l’integrazione europea. Oggi, osserva Colombo, tutti e tre appaiono meno stabili. Il cambiamento dello scenario internazionale espone l’Italia a quella che il professore definisce quasi “una sfida esistenziale sul terreno della politica estera”. La credibilità della protezione statunitense, che ha rappresentato per lungo tempo il principale elemento di sicurezza strategica per l’Europa occidentale, non appare più solida come in passato. Allo stesso tempo, anche l’architettura dell’alleanza occidentale attraversa una ase delicata. Colombo parla apertamente i una “crisi di identità della Nato, che coinvolge anche la sua credibilità nel lungo periodo”. Non meno complessa è la situazione dell’integrazione europea. “L’Unione – osserva – non attraversa più la fase di slancio che aveva caratterizzato gli +anni Novanta e i primi anni Duemila. Di fronte a queste trasformazioni, l’Italia “chiamata a ripensare alcune delle premesse fondamentali della propria politica estera”.

 

La posizione geografica dell’Italia tra opportunità e rischi

Se i pilastri geopolitici vacillano, resta invece immutata la posizione geografica del Paese. Situata nel cuore del Mediterraneo e al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Africa, l’Italia continua a occupare una collocazione strategica. Tuttavia, sottolinea Colombo, “questa posizione produce oggi più vulnerabilità che opportunità”. Negli ultimi trentacinque anni l’area di relativa stabilità che circondava l’Italia si è progressivamente sgretolata. “Oggi – spiega – la situazione appare complessa, con un Mediterraneo attraversato da tensioni crescenti e da un progressivo deterioramento della sicurezza regionale. “In questo momento la posizione geografica espone l’Italia a una quantità di vulnerabilità” osserva, ricordando come la fragilità dell’area mediterranea rappresenti uno dei principali fattori di pressione per la politica estera italiana.

Ciò non significa che manchino margini di azione. Al contrario, proprio l’instabilità dell’area potrebbe costringere Roma a esercitare un ruolo più attivo. L’Italia ha già dimostrato di poter incidere in alcune aree, come nei Balcani, dove negli anni passati ha svolto un ruolo diplomatico e politico significativo. Secondo Colombo, qualcosa di simile potrebbe avvenire anche in altre regioni, in particolare nel rapporto con il continente africano. Tuttavia, “l’efficacia di questa proiezione dipenderà dalla capacità dell’Italia di operare in un contesto mediterraneo sempre più complicato”.

 

L’obiettivo realistico: perdere meno terreno possibile

L'immagine delle due pagine dell'articolo scritto da Alessandro Colombo per lo Speciale Borsa&Finanza 2026Nel nuovo ordine internazionale emergente, l’Italia non potrà ambire a ruoli di primo piano. Colombo invita a una valutazione realistica delle prospettive. “Il peso relativo dei Paesi europei nel mondo è destinato a ridursi rispetto al secolo scorso, quando l’Europa era ancora uno dei principali centri del sistema internazionale”. Questo non significa però scomparire dalla scena globale. “L’obiettivo politico dovrebbe essere quello di perdere meno posizioni possibile”.

Secondo Colombo la sfida principale onsiste nel “riconoscere i limiti del proprio potere senza rinunciare del tutto alla capacità di incidere sugli equilibri internazionali”. In questo senso, l’atteggiamento dell’Europa negli ultimi anni appare spesso troppo prudente o poco incisivo. Il rischio è quello di una mrginalizzazione progressiva, ggravata da politiche estere troppo timide. “Per evitarlo conclude- l’Italia e l’Europa dovrebbero abbandonare l’illusione di poter mantenere il peso del passato e concentrarsi piuttosto sulla difesa delle posizioni ancora disponibili nel nuovo scenario globale.

 

L’articolo è stato estratto dallo Speciale Borsa&Finanza 2026. 

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Redazione

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