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Wall Street: 3 ragioni per cui non si rivivrà la bolla delle dot-com

Wall Street: 3 ragioni per cui non si rivivrà la bolla delle dot-com

L’indice S&P 500 si mantiene nei pressi del suo massimo storico raggiunto la scorsa settimana a oltre 5.100 punti. Nell’ultima chiusura a Wall Street, il benchmark di riferimento della Borsa USA ha registrato un aumento dello 0,17% a 5.078 punti, portando al 6,47% la performance quest’anno. La forza della Borsa americana è ancora una volta determinata dai Magnifici Sette (Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft, Nvidia e Tesla) e tra questi in particolare da Nvidia.

Il più grande sviluppatore mondiale di chip per l’intelligenza artificiale ha presentato la scorsa settimana risultati trimestrali e una guidance da sogno, così come già aveva fatto a maggio 2023. Oltre a rilasciare profitti trimestrali di oltre 12 miliardi di dollari, nove volte superiori a quelli di un anno fa, il gigante di Santa Clara ha parlato di una nuova era in cui l’intelligenza artificiale generativa entrerà in ogni settore dell’attività aziendale. In un solo giorno, a seguito del rilascio dei conti, Nvidia ha visto aumentare la sua capitalizzazione di Borsa di 250 miliardi di dollari, superando il record fino a quel momento detenuto da Meta Platforms.

 

Wall Street: ecco perché oggi non è come nel 1999

Il problema più grande per gli investitori ora è che le straordinarie performance dei Magnifici Sette hanno creato una concentrazione di mercato e ciò richiama alla memoria quanto accaduto all’inizio del millennio, quando la bolla della dot-com si sgonfiò clamorosamente dando vita a uno tsunami finanziario di immani proporzioni. Oggi può succedere la stessa cosa? Posto che in ogni periodo storico si sono verificate grandi tempeste in Borsa più o meno attese o preventivabili, ci sono tre ragioni per cui la situazione odierna non è paragonabile con quella relativa a quella delle dot-com.

La prima attiene alla politica monetaria della Federal Reserve. All’epoca la Banca centrale americana aveva attuato un’importante iniezione monetaria a seguito della crisi delle Tre Tigri asiatiche nel biennio 1997-1998. Una parte di quel denaro si era riversato in Borsa alimentando la crescita dei prezzi. Oggi il quadro è rovesciato. La Fed proviene da un periodo di strette sui tassi di interesse iniziato a marzo 2022 e che solo ora forse ha raggiunto il picco, mentre deve ancora iniziare a invertire la rotta. Questo significa che l’attuale crescita di Wall Street non è guidata da un accomodamento monetario, ma al più e solo in parte, dall’aspettativa che l’istituto monetario abbassi il costo del denaro quest’anno.

La seconda motivazione si riferisce ai fondamentali. La bolla che si è creata da fine anni ’90 a inizio anni 2000 poggiava su basi di argilla. I multipli erano estremamente elevati perché le società Internet di allora non erano redditizie e producevano poco cash flow. Oggi le grandi aziende tech che guidano il rally alla Borsa americana sono sostenute da utili solidi, ma soprattutto strabordano di liquidità. Questo non solo consente loro di giustificare le alte valutazioni delle azioni, ma concretamente sono una miniera per gli azionisti grazie all’utilizzo della liquidità per riacquistare azioni proprie. Addirittura, Meta Platforms ha messo la ciliegina sulla torta distribuendo il suo primo dividendo della storia.

La terza ragione concerne il premio al rischio azionario, ovvero l’extra-rendimento atteso rispetto alle obbligazioni. Nel 1999 le azioni erano estremamente costose rispetto ai titoli a reddito fisso. Oggi il premio atteso è vicino alla media di lungo termine, il che significa una prospettiva molto più sobria e stabile rispetto a quanto accadeva allora.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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