Perché Walmart non investe in Italia? È una domanda che si saranno posti in molti, visto che il gigante statunitense ha più di 20 mila negozi sparsi in oltre 20 nazioni del mondo. La catena di supermercati fondata da Sam Walton è la società con il maggiore fatturato tra tutte quelle esistenti sul pianeta. Nell’ultimo anno fiscale, che si è chiuso il 31 gennaio 2025, le vendite sono ammontate a 680,99 miliardi di dollari.
Le grandi aziende che primeggiano a livello mondiale sono presenti in Italia. Il numero uno degli smartphone (Apple), il più grande e-commerce (Amazon), la principale catena di caffè (Starbucks) e il leader del fast food (McDonald’s) – solo per fare alcuni esempi – hanno siti sparsi nel territorio della terza economia dell’Eurozona. Queste aziende non hanno solo esportato un prodotto, ma anche un modello di business e uno stile di vita. Walmart, la più grande catena di supermercati al mondo, non ci ha mai nemmeno provato.
Walmart: ecco perché sta lontana dall’Italia
Per comprendere i motivi per cui Walmart si tiene lontana dall’Italia, bisogna prima di tutto avere chiara la strategia dell’azienda. Il colosso americano normalmente acquista supermercati esistenti, li rileva facendo affidamento sui grandi capitali posseduti e li trasforma in Walmart. L’idea di fondo è che rinnovare un sistema che già esiste è meno dispendioso che costruirlo da zero, soprattutto in un territorio non conosciuto. A quel punto applica il suo modello di business basato su grandi volumi e costi bassi. Semplice no? In realtà non è proprio così semplice e la dimostrazione viene dal suo primo e unico tentativo di investire nell’Unione europea che si è rivelato fallimentare.
Nel 1997 Walmart ha cercato di mettere le sue radici in Germania, acquisendo due catene di supermercati esistenti: Wertkauf e Interspar. I negozi però andavano male, anche e soprattutto perché localizzati in zone poco strategiche. Tra l’altro bisognava affrontare la concorrenza di due grossi supermercati come Aldi e Lidl che fondavano il loro successo sui prezzi bassi e per di più contavano sulla fiducia dei consumatori. Lo slogan del low cost di Walmart non era sufficiente per attirare le persone. Poi c’era un aspetto che negli Stati Uniti funzionava molto bene, ma in Germania si è rivelato un’arma a doppio taglio. I dipendenti di Walmart erano formati per essere estremamente cordiali e calorosi con i clienti all’ingresso del supermercato, offrendo loro la massima assistenza. Tutte cose positive, no? In Germania, però, questo sistema non ha fatto breccia. Per una questione culturale, i clienti tedeschi erano poco inclini a questa forma di comunicazione.
In buona sostanza, i clienti arrivavano al punto di evitare di entrare nel negozio per non essere “importunati”. C’era anche una questione di natura sindacale con il personale. I sindacati tedeschi negoziano i contratti dei lavoratori, mentre Walmart invece era molto reticente a tale meccanismo, il che ha creato conflitti con i dipendenti. Il risultato di tutto ciò è stata una debacle, con l’azienda che ha lasciato la Germania nel 2006 vendendo i negozi a Metro AG e portandosi dietro 1 miliardo di dollari di perdite.
In Europa, Walmart aveva tentato anche la carta Gran Bretagna nel 1999. Ma anche qui l’impresa è fallita per ragioni del tutto simili a quelle che hanno condotto il gigante americano a fuggire dalla Germania. A tali motivazioni si è anche aggiunto un sistema di rigide regole locali che hanno reso difficile lo sviluppo della rete nel territorio. Così, nel 2020, Walmart ha fatto le valigie anche dal Regno Unito.
Ma l’Italia? Per molti versi il Belpaese è diverso da Germania e Gran Bretagna a livello culturale, di usi e costumi. Tuttavia, secondo gli esperti di economia aziendale, concorrono altri fattori che tengono lontana la catena di supermercati a stelle e strisce.
In primo luogo, in Italia c’è un sovraffollamento in uno spazio ridotto di esercizi alimentari tra supermercati, botteghe, panettieri, discount, pescherie e quant’altro. Soprattutto ci sono già catene di supermarket consolidate e dominanti nel mercato come Esselunga, Conad e Coop. Questi centri di consumo hanno legami da anni con i fornitori e conoscono molto bene le abitudini dei consumatori. Perciò Walmart non troverebbe terreno fertile per inserirsi e guadagnare quote di mercato scardinando un sistema granitico.
In secondo luogo, Walmart non riesce a trovare un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. In realtà, uno ci sarebbe in teoria: puntare sui volumi per proporre il prezzo più basso, il che fa parte della strategia fondamentale dell’azienda. Ma perché in Italia non può funzionare? Per mantenere questo modello, Walmart deve fare ordini enormi dai fornitori e poi smaltire i volumi tra i vari punti di vendita proponendo prezzi molto competitivi. Il punto è che l’Italia non ha i volumi per giustificare questo ciclo. In altri termini, la popolazione non è numericamente così elevata per far sì che la quantità di prodotti sia distribuita secondo i canoni dell’azienda. Tenuto conto anche che nel frattempo ci sono gli altri supermercati dove le persone vanno a fare la spesa.
In terzo luogo, le confezioni vendute normalmente da Walmart non si adattano alle usanze dei consumatori italiani. In pratica, l’azienda vende contenitori da 60 uova, detersivi da 4 litri e barattoli di maionese da 1 kg. Sono formati che non verrebbero mai comprati dalla maggior parte delle famiglie italiane, molto più abituate ad acquistare prodotti freschi o a scadenza breve facendo la spesa al massimo per una settimana. Anche volendo, la dimensione più grande dei prodotti implica spazi più ampi per contenerli, che in Italia non ci sono.
In termini pratici, mentre negli Stati Uniti, Walmart utilizza i cosiddetti super center che hanno una superficie media di 16.000 metri quadrati, qui i magazzini vanno dai 400 ai 4.500 metri quadrati. Pur ammettendo la possibilità di accedere a grandi spazi, sorgerebbe l’ennesimo problema. In USA, l’azienda si appoggia a una supply chain che include magazzini centralizzati immensi, tecnologie di monitoraggio dei prodotti in tempo reale e canali logistici efficienti che spostano i materiali in tempi rapidi. In Italia, tutto questo si andrebbe a scontrare con i limiti del territorio, caratterizzato da una rete ferroviaria disastrosa, autostrade ancora non sufficientemente ampie e pochi aeroporti.
In definitiva, la causa dell’assenza di Walmart in Italia può sintetizzarsi come una combinazione di sfide culturali, strutturali e competitive che rendono eccessivamente costoso e non conveniente investire capitali.









