L’oro ha raggiunto nuovi massimi storici, salendo a livelli di oltre 2.800 dollari per oncia. “L’aumento quasi inarrestabile del prezzo del lingotto rispecchia diversi fattori“, fa notare Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di UBP, che di seguito illustra l’outlook su questa commodity. “In primo luogo, i dati sull’inflazione statunitense sono stati inferiori alle aspettative per due mesi consecutivi, evidenziando come l’inflazione di fondo si attesta attualmente a un tasso annualizzato di circa il 2,4%. Il forte calo dei dati mensili relativi all’inflazione mostra che le pressioni contemporanee si stanno esaurendo. Ciò ha spinto la Fed ad avviare il ciclo di tagli dei tassi con un taglio di 50 punti base durante la riunione di settembre. Tuttavia, vale la pena notare che sia la media dei dot plot che la conferenza stampa del presidente della Fed Powell hanno mostrato segnali hawkish. Anche diverse altre grandi banche centrali hanno iniziato a tagliare i tassi, quindi da un punto di vista dei fondamentali ciò è costruttivo per l’oro.
In secondo luogo, anche il dollaro statunitense ha iniziato a indebolirsi, e a partire da metà luglio il Dollar Index è sceso di circa il 4%. Notiamo che il dollaro statunitense ha sottoperformato il più ampio movimento dei tassi d’interesse di mercato, il che significa che vi sono margini per una sua ulteriore riduzione nei prossimi mesi. Questo sarà positivo per l’oro, perché quando il dollaro si deprezza porta a prezzi più alti, dato che l’oro è valutato in dollari.
Notiamo che dall’inizio di giugno gli acquisti di oro da parte delle banche centrali sono diminuiti. Prima si aggiravano in media intorno alle 80 tonnellate al mese, ma da allora si sono ridotti a circa 40 tonnellate. Riteniamo che il rapido aumento dei prezzi dell’oro abbia probabilmente dissuaso le banche centrali dall’aumentare ulteriormente le proprie riserve. Tuttavia, riteniamo che l’oro sarà ben supportato in caso di ribasso, poiché le banche centrali cercheranno di aumentare le loro allocazioni a prezzi più bassi. Il contesto generale rimane favorevole a ulteriori allocazioni delle banche centrali verso il metallo giallo, dato che le tensioni geopolitiche e gli ampi deficit fiscali continueranno a spingere l’oro verso livelli più elevati.
Per quel che riguarda la domanda retail, notiamo che nelle ultime settimane gli investitori hanno aumentato le loro allocazioni verso gli ETF incentrati sull’oro, ponendo fine a due anni consecutivi di deflussi. Prevediamo che nei prossimi mesi questi strumenti finanziari continueranno a registrare afflussi significativi, in quanto gli investitori diversificano in asset non correlati come l’oro.
In vista del quarto trimestre, riteniamo che la riduzione dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali, unitamente all’indebolimento del dollaro statunitense, continuerà a spingere l’oro verso l’alto. Un’ascesa verso livelli di circa 3.000 dollari per oncia entro la metà del 2025 è del tutto possibile”.
Oro: quotazioni del Future raggiungono nuovo massimo storico
Quotato sul mercato statunitense Comex, il Future Gold sembra essere impostato al ribasso nel breve termine, anche grazie alla performance negativa registrata nella seduta di ieri. Dopo un’apertura in linea con la chiusura precedente, infatti, le quotazioni hanno intrapreso fin da subito un andamento fortemente ribassista che le ha portate a realizzare un minimo sul livello 2.747,1, per poi andare a chiudere sul finale non distante a quota 2.749,9.
Dopo un lunga fase di congestione durata tra aprile e luglio compresa tra i livelli 2.300 e 2.450, il derivato sul metallo prezioso a iniziato a salire con un deciso e costante movimento rialzista fino a raggiungere mercoledì scorso il proprio massimo storico a quota 2.801,8. La struttura grafica è assolutamente rialzista, posizionata al di sopra di una ben inclinata trendline ascendente, ma è anche vero che questo rally appare adesso davvero eccessivo durando da così troppo tempo senza mai alcun tipo di ritracciamento, neppure momentaneo.
Probabilmente l’area 2.800 (pur trovandosi il grafico su un terreno finora inesplorato) rappresenta una resistenza importante (soglia psicologica) e la forte negatività della giornata di ieri (oltre il -2%) potrebbe essere il preludio al tanto auspicato storno dell’oro. Nell’immediato futuro, quindi, è lecito attendersi una prosecuzione di questa debolezza che riporti i corsi in primis verso il livello 2.700 e successivamente nell’intorno dei 2.650 dollari per oncia. Solo in quel momento diventerà nuovamente conveniente entrare sul mercato ancora una volta in ottica rialzista, persistendo le tensioni geopolitiche in giro per il mondo e fungendo il metallo prezioso sempre più da bene rifugio.
Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è al momento da sconsigliare, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte già alla violazione di quota 2.747,1 con obiettivo molto vicino al livello 2.700. L’impostazione algoritmica, comunque, vede i prezzi stazionare al di sopra dell’indicatore Supertrend mentre sia l’indicatore Parabolic Sar che la media mobile a 25 sono diventati rialzisti a fine luglio. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’oscillatore RSI sia posizionato nell’area di “neutralità” vicino al livello 60.

L’andamento di breve termine del Future GOLD









