Il Concordato preventivo biennale rappresenta uno strumento fiscale pensato per offrire stabilità ai contribuenti. Recentemente, il governo ha introdotto un correttivo alla delega fiscale per migliorarne l’efficacia e l’accessibilità.
Tra i cambiamenti più rilevanti figurano l’esclusione dei forfettari e la proroga del termine di adesione al 30 settembre 2025. L’obiettivo è quello di rendere il sistema più equo e trasparente, oltre a favorire una maggiore partecipazione da parte dei contribuenti.
Scopriamo i motivi per cui i forfettari sono stti tagliati fuori e gli ultimi aggiornamenti al riguardo.
In questo articolo:
- Addio concordato preventivo per i forfettari, i motivi
- Altre novità
Addio concordato preventivo per i forfettari, i motivi
Doveva essere una svolta per i titolari di partita Iva, un patto fiscale per offrire certezza sulla base imponibile per due anni. Un gioco d’azzardo fiscale dove chi prevedeva guadagni più alti vinceva, mentre chi restava sotto le aspettative perdeva. Eppure, per i forfettari, questa avventura si è rivelata un vicolo cieco.
La chiave del problema? L’Indice sintetico di affidabilità fiscale (Isa), strumento fondamentale per calcolare la base imponibile per i contribuenti ordinari. I forfettari, privi dell’obbligo della pagella Isa, si sono trovati in difficoltà nel determinare una base imponibile realistica. Il risultato? Una sperimentazione limitata a un solo anno nel 2024, che ha deluso le aspettative del Ministero dell’economia e delle finanze. Il verdetto è stato chiaro: niente più Concordato preventivo per i forfettari dal 2025.
Le adesioni scarse e la percezione di una base imponibile troppo elevata hanno fatto crollare l’interesse per questo strumento. Inoltre, la mancanza di dati storici affidabili ha reso difficile per i forfettari determinare con precisione i propri ricavi futuri, elemento essenziale per beneficiare delle agevolazioni previste dal Concordato. Il governo ha quindi deciso di correre ai ripari, modificando le regole per rendere il sistema più appetibile.
Altre novità
La proroga del termine di adesione dal 31 luglio al 30 settembre 2025 è una mossa strategica per dare più tempo ai contribuenti di comprendere e aderire alle nuove regole. Con un quadro normativo ancora in fase di definizione, un rinvio era quasi inevitabile. Tale estensione dei termini consente ai professionisti e alle imprese di analizzare meglio i propri bilanci e di valutare l’effettiva convenienza dell’adesione al Concordato preventivo biennale.
Ma la vera rivoluzione arriva con l’introduzione di una clausola anti-abuso per le società. Se uno dei soci esce dal Concordato biennale, la decadenza colpisce anche gli altri, garantendo una maggiore coerenza e impedendo comportamenti opportunistici. Un tale meccanismo mira a prevenire situazioni in cui un socio potrebbe beneficiare del regime agevolato per poi abbandonare la società, lasciando gli altri soci a sopportare il carico fiscale.
Il decreto correttivo propone anche una riforma delle sanzioni per il contrabbando di merci, con l’obiettivo di rendere il sistema punitivo più equo e dissuasivo. Inoltre, è previsto un meccanismo di monitoraggio continuo per valutare l’efficacia delle misure adottate e apportare eventuali aggiustamenti in corso d’opera.
Con queste mosse, il governo punta a ristabilire la fiducia dei contribuenti e a rendere il sistema fiscale più trasparente ed efficiente. Una vera e propria scossa al sistema, destinata a cambiare le regole del gioco fiscale italiano. Tuttavia, resta da vedere come le nuove disposizioni verranno accolte dal tessuto imprenditoriale e dai professionisti del settore, che chiedono maggiore chiarezza e stabilità normativa per pianificare con serenità il proprio futuro fiscale.









