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Agenzia delle Entrate: cosa fare quando arriva una lettera 

Agenzia delle Entrate: cosa fare quando arriva una lettera 

Non è una cartella esattoriale, né un avviso di accertamento quanto piuttosto un “invito”, se così possiamo chiamarlo, da parte dell’Agenzia delle Entrate a verificare la propria posizione fiscale: è la lettera di compliance, una missiva da parte del Fisco in cui si chiede al contribuente di rispondere.

 

Lettera Agenzia delle Entrate: quando viene inviata

Un controllo sui redditi di un certo anno di imposta, emerge un’anomalia e parte la lettera. Si muove così, a grandi linee, la macchina dell’Agenzia delle Entrate quando arriva nella nostra casella di posta, ordinaria o via PEC, una lettera a sua firma. In sostanza la lettera viene inviata ai contribuenti che, secondo quanto risulta all’Agenzia delle Entrate, non avrebbero dichiarato, o lo avrebbero fatto in modo parziale, un reddito derivante ad esempio da un contratto di locazione di un immobile, un reddito da lavoro dipendente, un reddito di partecipazione in società, ecc. In questo modo, prima che l’Agenzia notifichi un avviso di accertamento, il destinatario della comunicazione potrà regolarizzare l’errore o l’omissione attraverso il ravvedimento operoso.

 

Cosa contiene la lettera

Il documento riporta:

 

  • l’identificativo della comunicazione
  • i redditi che dai dati presenti in Anagrafe tributaria non risultano dichiarati
  • una tabella di dettaglio delle categorie reddituali alle quali si riferiscono i redditi segnalati.

 

Le comunicazioni sono inviate ai contribuenti che, sulla base dei dati in possesso dell’Agenzia, non hanno compilato correttamente la dichiarazione annuale dei redditi (modello Redditi Persone fisiche o 730).

Cosa fare quando arriva la lettera dell’Agenzia delle Entrate

Alla lettera sono allegate le istruzioni sull’utilizzo del “Cassetto fiscale” e di “CIVIS” e sulle “modalità di compilazione della dichiarazione integrativa”. Nell’apposita sezione “L’Agenzia scrive” del Cassetto fiscale, al quale possono accedere direttamente i contribuenti registrati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o un intermediario delegato, il destinatario della comunicazione trova la lettera già ricevuta e un prospetto informativo in cui è presente il dettaglio delle anomalie riscontrate nella dichiarazione dei redditi.

Ma cosa fare? Per prima cosa occorre verificare che i rilievi fatti dall’Agenzia siano corretti. Quindi, carte alla mano, occorre controllare i dati presenti nel prospetto informativo e confrontarli con quelli riportati nella dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta oggetto della comunicazione. Dopo questa verifica, il contribuente potrà fornire elementi utili a giustificare, in tutto o in parte, l’anomalia riscontrata.

Oppure il contribuente dovrà presentare una dichiarazione integrativa nella quale indicare i redditi non dichiarati per correggere le irregolarità evidenziate nella comunicazione ed eventualmente pagare le maggiori imposte dovute.

 

Come pagare in caso di errori

Dopo aver verificato i dati contenuti nella lettera, se si riconosce di aver commesso gli errori segnalati dall’Agenzia delle Entrate, è possibile correggerli mediante il cosiddetto “ravvedimento operoso”. In pratica, ci si può mettere in regola ed evitare successivi avvisi di accertamento se si compiono tutte le azioni seguenti:

 

  • si presenta una dichiarazione integrativa
  • si versano le maggiori imposte dovute e gli interessi, calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito
  • si versano, in misura ridotta, le sanzioni specifiche delle violazioni oggetto di comunicazione e in essa contenute.

 

Le  somme dovute (maggiore imposta, interessi e sanzione ridotta) si pagano usando il modello F24, disponibile, con le relative istruzioni di compilazione, sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

 

Quanto pagare? La sanzione da versare con il ravvedimento è ridotta a 1/6 della misura minima. Pertanto, nei casi di dichiarazione infedele, sarà pari al 15% della maggiore imposta che risulta dalla dichiarazione integrativa (la sanzione ordinaria, infatti, va da un minimo del 90% a un massimo del 180% delle maggiori imposte dovute). Alla sanzione vanno poi sommati gli interessi da calcolare al tasso legale annuo vigente, rapportato ai giorni di ritardo.

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