AI Act: cosa significa per le Big Tech la prima legge sull’intelligenza artificiale

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Oggi è entrata ufficialmente in vigore l’AI Act, la legge sull’intelligenza artificiale nell’Unione europea. Gli Stati membri, il Parlamento e la Commissione europea hanno dato il via libera a un atto legislativo che disciplina il modo in cui le aziende sviluppano, utilizzano e applicano l’AI (Artficial Intelligence) nel Vecchio continente. Si tratta della prima forma di regolamentazione esistente. La proposta è avvenuta la prima volta nel 2020 dalla Commissione, l’organo esecutivo dell’Ue, rivolgendosi principalmente alle Big tech americane che in questo momento sono all’avanguardia nella costruzione dei modelli più avanzati della nuova tecnologia. Nell’ambito applicativo delle nuove regole rientrano però non solo le aziende del settore tecnologico, ma anche altre che hanno a che fare con l’AI, ad esempio implementando o utilizzando modelli in determinate circostanze.

 

AI Act: ecco come è strutturato

L’AI Act suddivide le diverse applicazioni dell’intelligenza artificiale in base al rischio e in ognuna di esse stabilisce un livello di regolamentazione. Quelle ritenute ad alto rischio saranno sottoposte a obblighi rigorosi, che includono “adeguati sistemi di valutazione e mitigazione del rischio, set di dati di formazione di alta qualità per ridurre al minimo il rischio di distorsioni, registrazione di routine delle attività e condivisione obbligatoria di documentazione dettagliata sui modelli con le autorità per valutare la conformità” si legge nell’atto. I sistemi ad alto rischio riguardano in particolare le auto a guida autonoma, i dispositivi medici, i sistemi decisionali per i finanziamenti, i sistemi di identificazione biometrica remota, ecc. Qualsiasi applicazione ritenuta a “rischio inaccettabile” viene vietata dalla legge.

L’intelligenza artificiale generativa viene definita dall’AI Act come “generica”, ovvero in grado di svolgere una serie di attività almeno a livello umano. Alcuni esempi di questo tipo sono il chatbot ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google e Claude di Anthropic. Tali sistemi devono rispettare alcuni requisiti molto rigidi, come il diritto d’autore, la trasparenza sulle modalità di addestramento dei modelli e l’esecuzione periodica di test sulla sicurezza.

 

Cosa significa per le Big tech

Le Big tech sono sicuramente le più interessate alla riforma sull’AI da parte dell’Unione europea, in quanto hanno investito fior di miliardi per la costruzione e l’addestramento dei modelli. Aziende come Microsoft, Amazon e Google hanno un’enorme infrastruttura informatica, rappresentata dal cloud, legata strettamente all’intelligenza artificiale. “L’AI Act ha implicazioni che vanno ben oltre l’Ue. Si applica a qualsiasi organizzazione con qualsiasi operazione o impatto nell’Unione”, ha affermato Charlie Thompson, vicepresidente senior di EMEA e LATAM per la società di software aziendale Appian. Questo significa che “porterà a un maggior controllo sui giganti della tecnologia quando si tratta delle loro operazioni nel mercato dell’Ue e del loro utilizzo dei dati dei cittadini europei”. Meta Platforms ha giocato d’anticipo e ha limitato la disponibilità di Llama – il suo modello di intelligenza artificiale – in Europa, a causa delle incertezze sulle regole sulla protezione dei dati, ha riferito il gigante dei social media.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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