Al via il risiko tra banche e assicurazioni: 4 colossi entrano in campo

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Continua senza sosta il risiko finanziario in Italia e in Europa. Archiviate positivamente le operazioni tra Mps e Mediobanca e quella tra Bper e Popolare di Sondrio e con altre ancora in ballo (una su tutte quella potenziale tra Credit Agricole e Banco Bpm), il balletto delle integrazioni potrebbe ancora regalare numerose sorprese. Per esempio? L’unione sempre più viscerale tra banche e assicurazioni. 

 

in questo articolo:

 

  • Lo scenario
  • Banche e assicurazioni: le operazioni sul tavolo
  • Altre mosse degne di nota

 

Lo scenario

Negli ultimi dieci anni la bancassurance italiana ha guadagnato slancio come modello di integrazione tra canali bancari e assicurativi, sfruttando sinergie di distribuzione, conoscenza dei clienti, economie di scala. Secondo l’analisi dell’Università Bocconi, per molte banche la spinta verso la bancassurance non è solo una modalità di taglio costi ma un’esigenza strategica: la diversificazione dei ricavi, la pressione sui margini da interessi e la necessità di stabilizzare i flussi commissionari hanno reso attraente l’integrazione con attività assicurative.

Un dato esemplare: secondo Excellence Consulting, che ha condotto un’analisi sulle prime 15 banche italiane leader nella bancassurance, nel primo semestre 2024 i premi del ramo Vita distribuiti tramite reti bancarie sarebbero cresciuti del 16,3% rispetto allo stesso periodo del 2023, e quelli del ramo Danni del 7,9%. Ciò indica che la domanda non manca, piuttosto è la capacità di strutturare offerte integrate, con governance chiara e modelli efficienti, che fa la differenza.

Un altro elemento da considerare: il contesto regolamentare europeo e italiano che, in questi anni, ha dato segnali contrastanti – da un lato favorendo la creazione di conglomerati finanziari, dall’altro rafforzando i vincoli di vigilanza, i requisiti patrimoniali e i controlli anti-concentrazione. Non è quindi un caso se il potenziale matrimonio tra banche e assicurazioni è una strada seguita anche nel resto d’Europa. Tant’è che sono diverse le istituzioni finanziarie che hanno già sperimentato modelli ibridi, joint venture, internalizzazioni di business assicurativi proprio per aumentare le fee income e stabilizzare i profitti. 

Ciò che rende peculiare la fase attuale in Italia è che i grandi gruppi non guardano più solo al proprio perimetro: stanno pensando a sinergie cross-settoriali, ad alleanze inedite, a ridisegni profondi dei rapporti tra reti bancarie e reti assicurative. Ed è su questo che si gioca il nuovo risiko.

 

Banche e assicurazioni: le operazioni sul tavolo

Unipol e Unicredit

Una delle indiscrezioni che ha catturato l’attenzione degli analisti è quella di un possibile dialogo tra Unipol e Unicredit per una operazione di bancassurance. In questo schema, Unipol, che controlla già Bper e Popolare di Sondrio, porterebbe in dote una rete bancaria e competenze assicurative tradizionali, mentre Unicredit contribuirebbe con capitale, esperienza finanziaria e presenza in mercati strategici.

L’ipotesi più accreditata, negli ambienti finanziari, è una joint venture dedicata, in cui le attività assicurative connesse (vita, prodotti unit-linked, protezione) siano integrate con la piattaforma bancaria, mentre le altre aree (credito, corporate banking, asset management non assicurativo) rimangano autonome. Le sinergie attese riguarderebbero, in primo luogo, la rete distributiva (cross-selling), la digitalizzazione delle offerte, l’efficienza operativa e l’ottimizzazione capitalistica.

Un punto cruciale già acquisito da Unicredit è l’internalizzazione del proprio business bancassurance vita: l’istituto ha acquisito la totalità delle sue joint venture con Cnp Assurances e Allianz, rendendo proprie le entità Unicredit Life Insurance e Unicredit Vita Assicurazioni. Come sottolineato dalla stessa Unicredit, l’obiettivo è quello di consolidare il controllo sul business assicurativo, semplificare la governance e sfruttare in pieno le economie legate alla vendita di polizze tramite la rete bancaria.

Questo passaggio operativo rende l’ipotesi di un’alleanza con Unipol più credibile: non si partirebbe da zero, ma da un sistema già attivo e sotto il controllo diretto del gruppo bancario. Ovviamente il rischio è che emergano conflitti di interesse, problemi di governance e difficoltà di integrazione fra culture aziendali diverse. Un’altra variabile nel gioco è il calendario: l’accordo con Allianz per il ramo danni di Unicredit scadrà nel 2027, e la banca potrebbe valutare un nuovo partner nel frattempo. Infine, va considerato un quid strategico: Unipol, attraverso Bper e Popolare di Sondrio, ha rafforzato la sua presenza territoriale e finanziaria, e la combinazione con Unicredit potrebbe dare a quest’ultima un maggiore radicamento in territori dove è meno forte.

 

Intesa Sanpaolo e Generali

Un’altra possibile mossa di rilievo riguarda una potenziale alleanza tra Intesa Sanpaolo e Generali, tesa a creare un polo di risparmio gestito e amministrato da circa 1.500 miliardi di euro. Secondo le analisi del centro studi di Unimpresa, Intesa oggi gestisce, fra risparmio amministrato e gestito, circa 1.300 miliardi (909 miliardi di risparmio amministrato e 397 miliardi gestiti da Eurizon). Generali, dal canto proprio, dispone di massa notevole grazie alla doppia anima assicurativa e finanziaria.

Le sinergie sono evidenti: la rete bancaria capillare di Intesa, già forte nelle reti retail, si unirebbe all’esperienza di Generali nella gestione dei fondi e nella progettazione di soluzioni multibrand. L’obiettivo sarebbe costruire un soggetto italiano con dimensione europea in grado di competere con colossi come Amundi e Allianz Global Investors.

Tuttavia, l’operazione pone difficoltà non secondarie: la sovrapposizione potenziale tra Eurizon e Generali Investments richiederebbe una razionalizzazione che, se mal condotta, potrebbe causare dispersione di valore. Le autorità antitrust e di vigilanza dovrebbero vagliare la concentrazione, e la governance dovrà essere calibrata con attenzione per evitare squilibri. Inoltre, l’ultima parola spetta, a parere di Unimpresa, al quadro politico: un polo bancassicurativo nazionale di queste dimensioni ha implicazioni di sovranità finanziaria che richiedono un forte presidio pubblico, trasparenza e regole chiare.

 

Altri movimenti degni di nota

In tutto questo Generali ha annunciato una partnership interna tra le sue controllate Alleanza Assicurazioni e Banca Generali, in cui la rete agenti di Alleanza (circa 10.000 agenti) potrà offrire prodotti bancari (conti, investimenti) ai clienti, integrando ulteriormente i canali.

Questo tipo di “insurbanking” potrebbe essere un modello che anticipa schemi più ambiziosi, e testimonia come la convergenza fra assicurativo e bancario non sia più una questione di mera distribuzione, ma un tema di struttura.

Inoltre, l’assicurazione per eventi embedded (cioè polizze integrate nel momento dell’acquisto del bene o servizio) e la consulenza digitale “phygital” rappresentano leve tecnologiche che potranno abilitare nuovi modelli distributivi ibridi. Un precedente da considerare è quello di Banco Bpm, che già ha lanciato un’offerta per acquisire il controllo dell’asset manager Anima con l’obiettivo di rafforzare il segmento fee income entro la propria controllata assicurativa.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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