AllianceBernstein chiede $ 225 milioni a Svizzera su caso UBS-Credit Suisse

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AllianceBernstein ha chiesto un risarcimento di 225 milioni di dollari alla Svizzera per la cancellazione delle obbligazioni AT1 del Credit Suisse per 17 miliardi di dollari, nell’ambito della fusione-salvataggio con UBS guidata dal governo.

Le obbligazioni AT1 (additional tier one) rappresentano strumenti di debito finanziario emessi da una banca, sprovvisti di scadenza e che prevedono la possibilità di rimborso del capitale in ogni momento. Qualora l’emittente si trovi in una condizione di crisi che ne metta a rischio la solvibilità, le cedole possono essere annullate, mentre il capitale viene convertito in azioni della banca in via temporanea o definitiva.

Nel 2023, quando è scoppiato lo scandalo di Credit Suisse, è stata ribaltata la tradizionale gerarchia che vuole l’attribuzione delle perdite prima agli azionisti e poi agli obbligazionisti. Con la mossa del governo, gli investitori azionari sono riusciti a recuperare 3,3 miliardi di dollari. In sostanza, è stata fatta una legge di emergenza per permettere alla Finma – l’autorità di regolamentazione finanziaria svizzera – di svalutare le obbligazioni AT1.

Per questo AllianceBernstein si è unita agli altri creditori, rappresentati dallo studio legale Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan, in una causa avanzata a gennaio scorso che ora ha un valore totale di 375 milioni di dollari.

Lo studio sostiene che il governo svizzero abbia fatto con la sua mediazione dell’accordo “un’invasione illegale dei diritti di proprietà degli investitori”. Gli avvocati dei querelanti hanno scelto di fare causa negli Stati Uniti perché ritengono ci siano maggiori probabilità che il giudice disconosca i diritti di immunità sovrana del Paese a cui fa riferimento la Svizzera. Dal canto suo, la Svizzera afferma che aveva diritto all’immunità sovrana della causa essendo uno Stato estero al cospetto di investitori non svizzeri. Quindi, la controversia avrebbe dovuto essere trattata da un tribunale elvetico.

 

AllianceBernstein: cosa aspettarsi dalla causa alla Svizzera?

La brutta vicenda che ha travolto la seconda banca svizzera e la fusione in extremis con la prima della classe, sembra non avere mai fine. Le diatribe legali sugli obbligazionisti che si sono sentiti defraudati riportano al periodo buio di quasi due anni fa, su cui sta ancora indagando una commissione parlamentare d’inchiesta svizzera. È difficile dire come andrà a finire, ma gli obbligazionisti possono sperare sull’esperienza in tema di cause legali contro gli Stati nazionali dello studio Quinn Emmanuel.

Lo scorso anno ad esempio lo studio ha vinto una lunga battaglia giudiziaria contro l’Argentina, relativamente alle obbligazioni sovrane che il governo aveva emesso come parte della sua ristrutturazione del debito post-crisi finanziaria e finite in default. In pratica, nel 2014, l’Argentina aveva modificato la metodologia per il calcolo del PIL a cui si riferiva per effettuare i pagamenti sulle obbligazioni legate ai tassi di crescita del Paese. In questo modo, la crescita dichiarata per il 2013 era risultata inferiore dello 0,2%. L’Alta Corte del Regno Unito ha riconosciuto le accuse degli investitori, ordinando un risarcimento di 1,33 miliardi di dollari da parte del Paese sudamericano.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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