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Alluminio: quotazioni in picchiata nel 2023 ma il trend potrebbe cambiare

Alluminio: quotazioni in picchiata nel 2023 ma il trend potrebbe cambiare

Le quotazioni dell’alluminio quest’anno sono andate in caduta libera. Dal picco di gennaio la materia prima ha perso circa un quinto del suo valore al London Metal Exchange e attualmente viaggia intorno ai 2.170 dollari a tonnellata. Il crollo è risultato addirittura del 40% se si considerano i massimi del 2022. Ciò che ha spinto in basso i prezzi è stata una serie di fattori: dal calo drastico della domanda in Cina con la crisi delle costruzioni alla debolezza economica in Europa e negli Stati Uniti.

A preoccupare gli investitori in particolare è la situazione di Pechino, dove un’altra tempesta sul colosso immobiliare Evergrande fa temere per la crescita del Dragone quest’anno e nel 2024. La Cina è il più grande produttore e consumatore di alluminio al mondo e quindi qualsiasi contrazione provenga da lì nutre legittimi dubbi sull’andamento positivo del metallo. L’alluminio infatti viene utilizzato ovunque: dalle costruzioni alle lattine per bevande, alle automobili e ai pannelli solari. “Stiamo avendo un raffreddamento dell’economia e i prodotti in alluminio sono strettamente legati al PIL di tutto il mondo” ha dichiarato Pål Kildemo, chief financial officer di Norsk Hydro. “L’Europa sta guidando la debolezza della domanda”, ha aggiunto.

Un’altro elemento che contribuisce a complicare il quadro del metallo è il contango derivante dalla detenzione di alluminio russo nei magazzini. Alcune società stanno sostenendo un costo elevato per il mantenimento di questo alluminio visto che i trader non vogliono impegnarsi a detenere un prodotto la cui circolazione potrebbe essere vietata. Allo stesso tempo sono cresciuti i costi di finanziamento e ciò ha reso ancora più oneroso lo stoccaggio.

 

Alluminio: cosa aspettarsi ora?

Il sell-off dell’alluminio non sta però creando eccessivo allarme nel mondo dei produttori e dei trader, se non altro perché vi è la sensazione diffusa di essere vicini al fondo. Il mercato conta sul fatto che l’incremento della produzione di veicoli elettrici e pannelli solari, nell’ambito della transizione energetica, finiscano per aumentare notevolmente la domanda di alluminio in futuro. “Penso che siamo più vicini al fondo del ciclo dei prezzi. Se la domanda continuerà a migliorare nelle prossime settimane, potremmo aver superato la fase critica del 2023” ha affermato Colin Hamilton, analista di BMO.

Alcuni segnali importanti arrivano proprio dalla Cina. I problemi del settore immobiliare cinese sono compensati da una crescente spesa per le infrastrutture energetiche green e dalla crescita del settore manifatturiero. Il mercato dei pannelli solari si mantiene particolarmente forte e questo è un aspetto molto positivo perché i parchi solari utilizzano tipicamente l’alluminio nel montaggio dei telai e dei pannelli. Stesso discorso vale per le auto elettriche, di cui la Cina rappresenta il più grande mercato del mondo.

L‘import cinese di alluminio è salito del 20% nel mese di luglio, sebbene ciò non abbia avuto un impatto sulle quotazioni del metallo  perché “la domanda cinese sta raggiungendo un livello record – spiega Graeme Train, responsabile della ricerca sui metalli presso la società commerciale Trafigura -. Il calo dei prezzi ha anche contribuito a innescare una certa domanda di rifornimento”.

Anche Hydro, importante compagnia di produzione di alluminio, è ottimista nel lungo termine sui prezzi della materia prima: “Le prospettive per l’alluminio sembrano molto più interessanti in una prospettiva a medio termine, di quanto non lo siano state per molto tempo” ha affermato l’azienda.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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