Alphabet: capitalizzazione a un passo dai 4.000 miliardi mentre Nvidia soffre

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Alphabet ha l’occasione di raggiungere una capitalizzazione di 4.000 miliardi di dollari per la prima volta nella sua storia. Nell’ultima seduta a Wall Street, il gigante della ricerca online ha chiuso con un guadagno del 6,31%, portando il suo valore di mercato a 3.880 miliardi di dollari. Nei primi scambi dopo l’apertura della Borsa americana, le azioni Alphabet stanno guadagnando oltre 2 punti percentuali. Dunque, il target dei 4.000 miliardi è alla portata. Al momento, il gruppo guidato da Sundar Pichai è la terza società più capitalizzata al mondo, dietro Nvidia e Apple, che valgono rispettivamente circa 4.200 e 4.150 miliardi di dollari. In questo articolo:

 

  • Alphabet: ecco come può arrivare a 4.000 miliardi di dollari
  • Ecco perché Nvidia trema

 

Alphabet: ecco come può arrivare a 4.000 miliardi di dollari

Da inizio anno, Alphabet ha aumentato il suo valore di Borsa di oltre il 68%, grazie al forte slancio dell’azienda nel settore dell’intelligenza artificiale. I risultati trimestrali hanno mostrato come la nuova tecnologia stia sostenendo ricavi e utili della società. Ed è proprio questo che gli investitori cercano nelle aziende che stanno investendo ingenti somme di denaro nei data center e nelle infrastrutture AI: investimenti che devono generare ritorni economici significativi per essere giustificati. In realtà, non sempre è così. Anzi, crescono le preoccupazioni che le spese per l’intelligenza artificiale siano fuori controllo, anche perché in buona parte finanziate tramite debito. Per Alphabet, però, non è questo il caso: l’azienda sta già raccogliendo benefici a bilancio dagli investimenti effettuati.

Nelle ultime ore, inoltre, è emerso un rapporto di The Information secondo cui Meta Platforms potrebbe adottare i chip prodotti da Google Cloud – noti come unità di elaborazione tensoriale (TPU) – per i suoi data center a partire dal 2027, in alternativa a quelli di Nvidia. Non solo: l’azienda di Menlo Park potrebbe anche noleggiare capacità di calcolo dei processori dalla divisione cloud di Google, come già avvenuto in un accordo tra Google e la startup di AI Anthropic. “Il probabile utilizzo da parte di Meta delle TPU di Google, già adottate da Anthropic, mostra che i fornitori terzi di grandi modelli linguistici probabilmente sfrutteranno Google come fornitore secondario di chip acceleratori per l’inferenza nel breve termine”, hanno scritto Mandeep Singh e Robert Biggar, analisti di Bloomberg Intelligence.

 

Ecco perché Nvidia trema

Se Alphabet sorride per gli ultimi sviluppi legati all’intelligenza artificiale, Nvidia comincia a sentire la pressione. Finora il gigante di Santa Clara è stato il dominus assoluto del settore grazie ai suoi potenti semiconduttori di fascia alta. Meta spende miliardi di dollari ogni anno per acquistare questi chip e, se dovesse rivolgersi a Google, per Nvidia sarebbe un duro colpo a livello di ricavi.

“Il capex di Meta, pari ad almeno 100 miliardi di dollari entro il 2026, suggerisce che l’azienda spenderà almeno 40-50 miliardi di dollari per la capacità dei chip di inferenza il prossimo anno”, hanno scritto gli analisti di Bloomberg. “La crescita del consumo e del backlog di Google Cloud potrebbe accelerare rispetto ad altri hyperscaler e consolidare la posizione dei neo-cloud grazie alla domanda proveniente da clienti enterprise che vogliono utilizzare le TPU e i modelli Gemini su Google Cloud”.

Nella seduta di oggi a Wall Street, le azioni Nvidia sono in forte ribasso, mentre gli investitori temono la concorrenza di Google proprio nel settore che ha reso dominante il colosso guidato da Jensen Huang. Inoltre, Nvidia deve difendersi dalle accuse di Michael Burry – l’ex gestore del defunto Scion Asset Management che aveva previsto la crisi del 2008 – secondo cui l’azienda più preziosa al mondo sarà al centro dello scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale, analogamente a quanto accadde con Cisco venticinque anni fa, quando esplose la bolla delle dot-com.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari