Dopo aver chiuso il 2025 con risultati superiori alle aspettative e aver sbancato in Cina con l’iPhone 17, Apple si tuffa nel 2026 con la seconda acquisizione più grande della sua storia: quella della startup israeliana Q.ai, una “misteriosa” azienda (ci sono pochissime informazioni sul suo sito ufficiale e sul suo profilo LinkedIn) pronta a lanciare un’innovativa tecnologia di silent speech. Stando a quanto riportano Reuters e il Financial Times, la Mela avrebbe messo sul piatto tra 1,5 e 2 miliardi di dollari per accaparrarsi la società.
Il condizionale sulle cifre è d’obbligo perché Apple ha confermato l’operazione, ma non ha rivelato i termini finanziari dell’accordo. Secondo le indiscrezioni, la big tech californiana ha sborsato una somma seconda soltanto ai 3 miliardi (2,6 miliardi in contanti e 400 milioni in azioni) spesi nel 2014 per rilevare Beats Electronics, il marchio audio di cuffie, casse e software che con Beats Music ha lanciato un originale servizio di streaming personalizzato. Sono “segrete” anche le tecnologie messe a punto da Q.ai: al momento la conoscenza della tech company specializzata in imaging e machine learning si basa esclusivamente sui brevetti e sui pochi dati diffusi online.
In questo articolo:
- Perché Apple punta sulla startup israeliana Q.ai
- Chi c’è dietro la tech company di silent speech
Perché Apple punta sulla startup israeliana Q.ai
“In un mondo pieno di rumore, noi creiamo un nuovo tipo di silenzio”: è il motto di Q.ai, startup israeliana che utilizza l’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale e l’analisi del silent speech, ovvero il parlato silenzioso. La tecnologia di Q.ai consente di comunicare senza produrre alcun suono udibile: il sistema analizza le espressioni facciali dell’utente, i micro-movimenti del volto e della pelle del viso insieme ad altri segnali biometrici per tradurli in comandi. La startup sintetizza la sua scoperta tecnologica come sound your mind: riuscire a dare suono alla mente.
Dai brevetti e le dichiarazioni aziendali, sembra che la piattaforma di Q.ai sappia persino valutare indicatori quali emozioni, frequenza cardiaca e respirazione e tramutarli in input. “È stato veloce e silenzioso: ci sono voluti solo tre anni e mezzo per trasformare un concetto fantascientifico in un prodotto – ha spiegato il co-fondatore e direttore tecnico Yonatan Wexler –. Abbiamo trasformato ciò che un tempo apparteneva alla fantascienza in una realtà concreta. Passando dal machine learning all’intelligenza artificiale, dalla fisica all’ingegneria, dalle scienze digitali a quelle umane. Abbiamo accelerato una ricerca che avrebbe richiesto vent’anni”.
L’acquisizione del colosso di Cupertino è finalizzata a dare un impulso decisivo alle proprie capacità nel campo dell’intelligenza artificiale. Johny Srouji, vicepresidente senior delle tecnologie hardware di Apple, ha dichiarato in una nota che Q.ai “è un’azienda straordinaria che sta sperimentando modi nuovi e creativi per utilizzare l’imaging e il machine learning”. Per adesso la Mela non ha diffuso dettagli su come intende sfruttare le soluzioni della startup, ma i precedenti lasciano pensare che Apple voglia spingersi più a fondo nel settore dei dispositivi indossabili basati sull’Ia.
Il mercato dei wearables Ai-based è in forte espansione e si prevede che supererà i 500 miliardi di dollari entro il 2031. I brevetti depositati da Q.ai mostrano che la sua tecnologia viene utilizzata in cuffie o occhiali, permettendo di comunicare senza parlare. L’acquisizione è in linea con le recenti integrazioni di Apple nel campo dell’intelligenza artificiale per gli AirPods, tra cui le funzioni di traduzione in tempo reale introdotte lo scorso anno. “Siamo aperti a fusioni e acquisizioni che accelerino la nostra tabella di marcia”, ha dichiarato l’amministratore delegato Tim Cook nella conference call sui risultati del terzo trimestre del 2025 parlando della corsa dell’azienda all’Ia.
Tutto lascia pensare che Apple abbia intenzione di potenziare l’intelligenza audio dei suoi dispositivi, sviluppando tecnologie per la comprensione dei sussurri, la pulizia del suono in ambienti rumorosi e l’accessibilità e l’inclusione per persone affette da patologie come il sordomutismo, l’afasia e la Sla. Non bisogna dimenticare che il sistema di Q.ai è in grado di rilevare la minima attività dei muscoli facciali, una capacità che potrebbe migliorare le funzionalità dell’intero ecosistema Vision Pro. Le applicazioni basate su imaging e machine learning sono numerose: in futuro l’utente Apple potrebbe essere in grado di dialogare con i suoi dispositivi senza parlare, comandandoli a distanza e con discrezione assoluta, senza dover necessariamente emettere un suono. In pratica, la versione 2.0 di Siri potenziata dalla GenAi, l’intelligenza artificiale generativa
Chi c’è dietro la tech company di silent speech
I fondatori di Q.ai sono Aviad Maizels, Yonatan Wexler e Avi Barliya. Studi in informatica tra il Technion di Haifa e il Weizmann Institute of Science di Rehovot, l’amministratore delegato Aviad Maizels ha guidato il settore ricerca e sviluppo tecnologico dell’unità d’élite di intelligence dell’Idf, l’esercito israeliano. È poi stato fondatore di Bionaut Labs (biotech che sviluppa micro-robot per il trattamento di malattie del sistema nervoso centrale) e NewMoo, foodtech specializzata nel cosiddetto plant molecular farming: la produzione di formaggio con la caseina vegetale, senza latte animale.
In passato Maizels ha collaborato al lancio di Loop Technology (startup della moda che trasforma i rifiuti tessili e di plastica in fibra di qualità) e di Edge of Chaos, ecosistema di startup e investitori di venture capital e private equity. Laurea in informatica ad Oxford, dottorato alla University of Maryland e postdoc tra Oxford e il Weizmann Institute, il direttore tecnico Yonatan Wexler ha invece lavorato come ricercatore scientifico per Microsoft ed è passato per OrCam, l’azienda che ha sviluppato la tecnologia di assistenza visiva per ipovedenti e non vedenti.
Laureato in matematica applicata alla University of Pennsylvania e specializzato in informatica tra la Reichman University e il Weizmann Institute, il capo del personale Avi Barliya è stato responsabile di volo per l’aeronautica militare israeliana, ha condotto ricerche innovative nel campo della computer vision e ha guidato una parte significativa della progettazione del primo lancio spaziale israeliano sulla luna, la sonda Beresheet sviluppata da SpaceIl. Successivamente è stato il fondatore di Dis.co, software house di cloud computing nel campo aerospaziale e della tecnologia distribuita.
Fondata nel 2022, Q.ai ha ancora pochissimi dipendenti (su LinkedIn ne vengono riportati 11-50) e la sua sede principale si trova a Ramat Gan, città della periferia est di Tel Aviv e centro dell’hi-tech e dell’industria israeliana dei diamanti. Tra i suoi finanziatori nei round di raccolta fondi ci sono Exor, Google Ventures e Spark Capital e le venture capital firm californiane Kleiner Perkins, Matter Venture Partners e Gradient Ventures, quest’ultima all’avanguardia negli investimenti in intelligenza artificiale.
L’accordo di acquisizione prevede che i tre fondatori, incluso l’amministratore delegato, entreranno a far parte di Apple. Per Maizels è la seconda operazione con l’azienda fondata da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne: nel 2013 aveva venduto per 360.000 dollari la società fabless di semiconduttori specializzata in sensori 3D PrimeSense, che possiede i diritti della tecnologia di Kinect. Dopo la fusione, PrimeSense è diventato la base del sistema di autenticazione biometrica 3D Face Id dell’iPhone.









