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Apple: niente licenziamenti e il 25% di iPhone dall’India, ecco il segreto

Apple: entro 2025 25% iPhone in India, ecco perché non licenzia

Apple sta cercando di diversificare la sua produzione, smarcandosi dalla dipendenza della Cina. Entro il 2025 il colosso di Cupertino produrrà il 25% dei suoi iPhone in India, secondo quanto riferito dal ministro del Commercio e dell’Industria indiano, Piyush Goyal: “Sono già a circa il 5-7% della loro produzione in India. Se non sbaglio, stanno puntando a salire al 25%” ha detto in una conferenza. Alcuni segnali importanti si sono visti già lo scorso anno, quando l’azienda guidata da Tim Cook ha iniziato ad assemblare l’iPhone 14 in India a distanza molto ravvicinata dal suo lancio. È vero che Apple produce i dispositivi nella terza potenza asiatica dal 2017, attraverso Foxconn, nella fabbrica di Sriperumbudur alla periferia di Chennai, nell’India orientale. È altrettanto vero, però, che si è trattato finora di modelli non di ultima generazione.

L’idea che l’azienda più capitalizzata di Wall Street possa concentrare un quarto della produzione in India è stata caldeggiata dagli analisti di JP Morgan in una nota di settembre 2022, dove veniva scritto che entro la metà del decennio il 25% di tutti gli iPhone a livello globale sarebbero usciti dallo stabilimento indiano. Anche Tim Cook ha visto nell’India un’importante area di crescita dal 5% attuale, anche Considerando i tanti problemi emersi recentemente nell’hub cinese da dove viene sfornata la maggiore quantità di iPhone. Lo scorso anno, tra blocchi Covid e proteste dei lavoratori nella fabbrica di Zhengzhou gestita da Focxonn, la produzione di smartphone ha subito importanti interruzioni.

 

Apple: tra le Big Tech che non licenzia il personale

Apple può vantarsi di essere tra le pochissime Big Tech a non aver ancora licenziato il personale. Microsoft, Alphabet, Meta Platforms, Tesla, Amazon e Twitter hanno insieme lasciato a casa circa 60 mila lavoratori, in un round di licenziamenti che è il peggiore della loro storia. Eppure Cupertino non è immune al rallentamento economico, che con ogni probabilità porterà al primo calo trimestrale delle vendite in oltre tre anni, con riferimento all’ultimo quarto del 2022.

Ma perché Apple finora ha evitato di licenziare? Durante la pandemia, quando c’è stato il boom tecnologico, Apple ha assunto a un ritmo molto più blando rispetto ai rivali. Da settembre 2019, fine dell’anno fiscale, a settembre 2022, la forza lavoro dell’azienda è cresciuta di circa il 20% a 164 mila dipendenti a tempo pieno. Nello stesso periodo Amazon ha raddoppiato le assunzioni, Meta Platforms le ha aumentate del 94%, mentre Alphabet e Microsoft hanno rispettivamente incrementato l’organico del 57% e del 53%. Oltretutto, Apple ha ora anche rallentato le assunzioni in alcune aree.

Alcune Big Tech che hanno tagliato posti di lavoro lo hanno fatto perché hanno speso grandi cifre in progetti che nel breve termine difficilmente avranno grandi ritorni, come ad esempio il Reality Labs di Meta Platforms per la costruzione del Metaverso. Apple in questo si è mantenuta più sobria, oltre a rendersi anche resiliente nel suo core business contro le più ampie flessioni di mercato. Infatti, mentre altre grandi aziende tecnologiche hanno sofferto i rallentamenti della pubblicità digitale, dell’e-commerce e dei PC, Apple ha aumentato le vendite di iPhone quasi del 10% a 42,6 miliardi di dollari nel trimestre di settembre. Certo, la trimestrale che sarà pubblicata il 2 febbraio potrebbe riportare un ultimo quarto difficile a causa delle numerose problematiche riscontrate in Cina che hanno rallentato l’attività economica dell’azienda. Molti analisti però si aspettano che la domanda di iPhone non sia diminuita e che anzi il terreno perduto sarà recuperato nella prossima trimestrale.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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