Il rally dell’argento appare incontenibile. I prezzi del metallo prezioso oggi hanno raggiunto l’ennesimo record storico a 63,25 dollari l’oncia. L’ulteriore ondata di acquisti è partita dopo la riunione della Federal Reserve di ieri sera, con l’annuncio di un taglio dei tassi di interesse di un quarto di punto percentuale. Il metallo bianco ha realizzato un guadagno di circa il 114% da inizio anno, sovraperformando nettamente l’oro che ha registrato una performance del 60%.
In questo articolo:
- Argento: la spinta della Fed
- Quali prospettive per il 2026?
Argento: la spinta della Fed
Come l’oro, l’argento è un bene che non genera interessi o dividendi. Per questa ragione, la decisione della Federal Reserve di abbassare il costo del denaro ha dato una spinta ai prezzi dei due metalli. Con tassi di interesse più bassi, infatti, diminuisce il costo opportunità della loro detenzione.
La Banca centrale Usa ha anche segnalato una pausa nei tagli fino a giugno 2026, quando il nuovo presidente siederà al posto di Jerome Powell, il cui mandato scade a maggio. Tuttavia, gli investitori scontano che il passaggio di consegne comporterà una politica monetaria molto più accomodante. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato mercoledì che il taglio dei tassi dell’istituto centrale avrebbe potuto essere più significativo.
Una Fed che terrà in futuro i tassi più bassi avrebbe risvolti positivi per l’argento anche sotto un altro punto di vista. Il metallo bianco è un bene rifugio come l’oro, ma rispetto al “gemello” più prezioso trae vantaggio anche quando l’economia è in crescita, grazie alle sue numerose applicazioni industriali. L’argento, infatti, è utilizzato in molti settori, tra cui: l’elettronica, i trasporti, l’energia, la chimica, l’ottica, la biometria e le saldature metalliche. Tassi bassi tendono quindi a rilanciare la crescita industriale e a far aumentare la domanda di argento.
Quali prospettive per il 2026?
Cosa aspettarsi con l’anno nuovo? Secondo gli analisti di Metals Focus – società internazionale di ricerca e consulenza specializzata nei mercati dei metalli preziosi, con sede a Londra – l’argento registrerà ancora un deficit di offerta rispetto alla domanda, sebbene il divario sarà il più stretto dal 2021. Il Silver Institute di Washington, istituto che riunisce minatori e utenti, prevede che la domanda industriale resterà molto alta fino alla fine del decennio, sostenuta da settori come energia solare, veicoli elettrici, data center e intelligenza artificiale.
Interessante è l’analisi di Matt Lodge, commodities investment strategist di Global X, società statunitense specializzata nella gestione di fondi. Guardando al 2026, Global X identifica due forze chiave per il mercato delle materie prime: una macro e una tematica. Sul piano macro, i cicli di tagli dei tassi, le politiche fiscali espansive e la reintroduzione di dazi alimentano aspettative inflazionistiche elevate, suggerendo rendimenti reali in calo e rendendo gli asset reali, come i metalli, strumenti di diversificazione potenzialmente più performanti degli asset nominali. Dal lato tematico, hyperscaler, utility e governi stanno incrementando gli investimenti in data center e rete elettrica, creando una domanda strutturale indipendente dai cicli economici. L’offerta mineraria, indebolita da investimenti deludenti accentua questa dinamica, con benefici evidenti per rame e argento.









