Australia: interrotte le esportazioni di carbone, ecco perché - Borsa e Finanza

Australia: interrotte le esportazioni di carbone, ecco perché

Australia: interrotte le esportazioni di carbone, ecco perché

La crisi energetica sta mettendo a dura prova l’Australia, uno dei maggiori Paesi che ha cercato di investire nella modernizzazione delle infrastrutture per avviare il processo della transizione energetica. Così il Governo australiano ha adottato misure d’emergenza per bloccare le esportazioni di carbone, visto il rischio di blackout. La scorsa settimana vi è stato un aumento considerevole dei prezzi dei combustibili e il mercato è andato in tilt, costringendo le Autorità a prendere in mano la situazione per controllare le forniture all’ingrosso. La mossa ha avuto lo scopo precauzionale di garantire la sicurezza energetica delle persone, alle prese con una situazione inimmaginabile solo fino a qualche mese fa.

Matt Kean, Ministro dell’Energia e tesoriere del New South Wales, l’area più popolosa del Paese, ha affermato che il Governo sta utilizzando tutte le leve a disposizione per mantenere il sistema in funzione. Al riguardo, ha anche chiesto ai consumatori della zona che comprende Sydney e la città ricca di carbone Hunter Valley di spegnere le luci e utilizzare gli elettrodomestici la sera per risparmiare energia evitando spiacevoli situazioni di blackout. La crisi energetica dell’Australia è stata aggravata dal clima freddo che si è avuto fuori stagione, dove sono stati molti i cittadini australiani costretti a far affidamento a riscaldamenti indipendenti a causa dell’assenza di un sistema centralizzato in tante case.

 

Australia: ritardi nell’investimento in energie rinnovabili

Il Primo Ministro australiano Anthony Albanese è entrato in carica da meno di un mese e si trova in una situazione imbarazzante poiché durante la campagna elettorale aveva fatto alcune promesse, come quella di abbassare il caro bollette e soprattutto di ridurre le emissioni di carbonio entro la fine del decennio investendo nelle energie rinnovabili. Il piano di Albanese prevede di esporsi per circa 52 miliardi di dollari australiani nella nuova energia ma, ha sostenuto il capo del Governo, “si stanno pagando 10 anni di ritardi e rifiuti”.

Il suo predecessore, Scott Morrison, infatti è sempre stato prudente nell’accelerazione dei piani di transazione energetica, in particolare con riferimento alla chiusura delle centrali elettriche a carbone in Australia, vista la crisi dell’offerta e l’aumento dei prezzi. Questo ha ostacolato la promozione degli investimenti nella rete elettrica e nello stoccaggio, con le energie rinnovabili che sono state trascurate. Adesso il quadro generale richiama l’emergenza, con il Paese esposto a una posizione vulnerabile. Da rilevare anche che l’Australia è uno dei maggiori produttori di gas al mondo, ma la gran parte del carburante viene esportato. Quindi vi è il rischio di dover rompere i contratti per assicurare una riserva di gas per uso domestico, in modo da andare incontro alle esigenze di fabbisogno della popolazione.

 

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