Auto elettriche: Mazda investe 11 miliardi di dollari entro 2030 - Borsa&Finanza

Auto elettriche: Mazda investe 11 miliardi di dollari entro 2030

Auto elettriche: Mazda investe 11 miliardi di dollari entro il 2030

La casa automobilistica giapponese Mazda Motor investirà 1.500 miliardi di yen, pari a 10,58 miliardi di dollari per l’elettrificazione dei propri veicoli, con l’obiettivo di accrescere la quota di vendita delle auto elettriche entro la fine del decennio. In base ai piani, i mezzi di trasporto a batteria dovrebbero salire tra il 25% e il 40% per il 2030, rispetto al 25% precedente.

Akira Koga, Senior Managing Executive Officer dell’azienda, ha affermato che l’investimento sarà effettuato in partnership con altre aziende e verrà indirizzato in progetti di ricerca e sviluppo. Nel contempo, l’Amministratore Delegato Akira Marumoto, ha comunicato in conferenza stampa che Mazda collaborerà con Enivision AESC per l’acquisto di batterie per le auto elettriche che verranno prodotte in Giappone. A completamento del quadro, Mazda ha anche annunciato un sodalizio con sette aziende per lo sviluppo e la produzione congiunta delle unità di propulsione elettrica. Tra queste aziende sarà presente il produttore di componenti elettrici Rohm.

 

Auto elettriche: obiettivo ridurre la dipendenza dalla Cina

L’iniziativa di Mazda Motor si inquadra in un piano generale dove la spinta mondiale all’elettrificazione si fa più intensa. La COP27 che si è conclusa la scorsa settimana non ha portato grandi sviluppi di fronte alle modalità per affrontare il cambiamento climatico e ridurre le emissioni, sebbene l’impegno rimanga costante. Nel 2023 comunque un impulso significativo potrà arrivare dall’entrata in vigore dell’Inflation Reduction Act approvato ad agosto negli Stati Uniti, che prevede benefici fiscali e altri sussidi per l’approvvigionamento delle batterie e l’alimentazione elettrica.

In questo contesto, le aziende stanno cercando di ridurre la dipendenza dalla Cina per le batterie. L’azienda chimica sudcoreana LG Chem ha detto oggi che investirà oltre 3 miliardi di dollari per la costruzione di una fabbrica di catodi per batterie nel Tennessee, che sarebbe la più grande del suo genere negli Stati Uniti. Questo permetterebbe ai produttori di batterie coreani di accrescere la quota di mercato dall’11% del 2021 al 55% nell’arco di tre anni, secondo le stime di Goldman Sachs. Proprio la banca d’affari statunitense ha previsto che Stati Uniti ed Europa investiranno oltre 160 miliardi di dollari per sganciarsi da Pechino entro il 2030. Il Dragone oggi produce circa il 75% delle batterie mondiali ed esercita il dominio anche riguardo la produzione di materiali e componenti fondamentali per la costruzione delle auto elettriche.

 

È possibile smarcarsi effettivamente da Pechino?

Ma come verrebbe concretamente ridotta la dipendenza dalla Cina? Goldman Sachs ritiene che l’Occidente potrebbe attuare politiche protezionistiche e proporre prodotti chimici alternativi per le batterie, rimpiazzando almeno in parte i minerali critici dalla Cina come litio, nichel, cobalto e grafite. Gli analisti sottolineano che alcune aziende fuori dal territorio cinese stanno sviluppando batterie agli ioni di sodio, alternative a quelle a ioni di litio, oltre all’LFP, un tipo di catodo che non prevede l’utilizzo di nichel e cobalto.

Tuttavia, secondo Ross Gregory, partner della società di consulenza sui veicoli elettrici New Electric Partners, l’analisi di Goldman appare troppo ottimistica, sia riguardo i costi che in merito alle tempistiche e all’impatto del riciclaggio delle batterie. “C’è un certo slancio che si sta formando, ma non c’è ancora una forte preparazione a investire a monte a parte i giocatori cinesi. La probabile crescita delle infrastrutture EV in Cina in quel periodo sarà così massiccia che supererà ancora l’Europa e gli Stati Uniti”, ha affermato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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