Auto elettriche: nasce primo fondo per investire su metalli dei veicoli puliti

Auto elettriche: nasce primo fondo per investire su metalli dei veicoli puliti

Auto elettriche: nasce il primo fondo basato sui metalli

Invesco lancerà in Borsa il primo fondo basato sulle materie prime delle auto elettriche. L’ETF è denominato Invesco Electric Vehicle Metals Commodity Strategy No K-1 e si concentrerà sui contratti futures di metalli come rame, nichel, alluminio e cobalto, che rappresentano i minerali essenziali per i veicoli puliti. Mentre non verrà incluso il litio, poiché non esiste un mercato a termine che soddisfi i requisiti di liquidità del fondo. Non è facile del resto creare un contratto finanziario standard e facilmente negoziabile, dal momento che esistono diversi gradi di sostanze chimiche legate al litio necessarie per le batterie. Ad ogni modo non viene esclusa l’aggiunta di nuovi metalli via via che i mercati si evolvono. Il nuovo fondo sarà negoziato con il ticker EVMT.

 

ETF Invesco: un interesse maggiore per l’ambiente

La creazione del nuovo ETF sulle auto elettriche riflette il crescente interesse da parte degli investitori ai temi che riguardano la transizione energetica. Attualmente, gli altri fondi sul mercato che puntano sulle auto elettriche in genere si basano sulle azioni delle società di batterie o dei produttori di metalli, ma non ve ne sono che si focalizzano esclusivamente sulle materie prime.

L’ETF di Invesco quindi punta su beni che in questo momento sono molto richiesti sul mercato, a causa della loro scarsità, la quale ha determinato parecchie problematiche nella catena di approvvigionamento. Una situazione che è stata particolarmente aggravata dalla guerra Russia-Ucraina, artefice dell’impennata ulteriore dei prezzi delle materie prime, dopo anni in cui queste hanno manifestato rendimenti poco brillanti.

Jason Bloom, responsabile della strategia degli ETF a reddito fisso e alternative di Invesco, ha precisato che l’azienda non sta posizionando esplicitamente il nuovo strumento finanziario come un fondo ESG, ma ciò che interessa soprattutto agli investitori istituzionali è che vengano presentati prodotti che si allontanino dai combustibili fossili.

Al riguardo alcuni analisti ritengono che i metalli non dovrebbero mai far parte di portafogli ESG, in quanto è vero che il loro utilizzo è finalizzato a produrre energia pulita, ma è altrettanto vero che l’estrazione comporta di per sé un danno per l’ambiente. Infatti sono state molto accese le polemiche con gli ambientalisti relativamente al mining di alcuni prodotti come il litio, per cui in Serbia ad esempio si sono dovute annullare alcune autorizzazioni per l’insorgere delle proteste.

 

ETF Invesco: i rischi

I prodotti come quello appena presentato da Invesco sono sicuramente avvincenti, ma presentano dei rischi che non andranno sottovalutati. Intanto sono legati a contratti future che scadono ogni mese e quindi i gestori dovranno effettuare il rolling acquistando a termine a un prezzo il più delle volte maggiore rispetto a quello di vendita spot. Questo comporta che il maggiore costo vada a comprimere la performance per quello che è conosciuto come effetto contango.

Inoltre, bisogna sempre tener presente che i prezzi di questi metalli sono molto volatili. Basti pensare quanto è successo il mese scorso nel London Metal Exchange con il nichel in cui fenomeni di short squeeze hanno mandato in crisi grandi venditori allo scoperto, costringendo la Borsa a sospendere per una settimana le contrattazioni e ad annullare addirittura alcuni scambi. Bloom sostiene che l’esperienza di Invesco nella gestione dei fondi di materie prime farà in modo che tali rischi possano essere addomesticati efficacemente. Il fondo inoltre è gestito attivamente, quindi vi è maggiore libertà di discostarsi dal benchmark.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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