Per i produttori di auto stranieri c’è sempre meno spazio in Cina. È quanto prevede la società di consulenza AlixPartners, secondo cui il dominio dei marchi locali si accentuerà entro la fine del decennio, mentre le case automobilistiche giapponesi, europee e statunitensi faranno fatica a tenere il passo. In questo articolo:
- Auto: perché la Cina sarà un terreno sempre più difficile per gli stranieri
- I produttori cinesi alla conquista dell’Europa
Auto: perché la Cina sarà un terreno sempre più difficile per gli stranieri
L’indagine di AlixPartners rileva che nel 2025 in Cina, i produttori locali di auto detengono una quota di mercato del 67%, a fronte del 17% delle aziende europee, dell’11% delle case giapponesi e del 5% delle imprese americane. Gli analisti della società di consulenza stimano che da qui al 2030 le case automobilistiche cinesi aumenteranno il peso al 76%, mentre i rivali europei, giapponesi e statunitensi vedranno una riduzione rispettivamente al 14%, all’8% e al 2%. Secondo il rapporto, le ragioni attengono non solo alla guerra dei prezzi, che renderanno più difficile la competizione delle aziende straniere, ma anche a una serie di vantaggi che gli attori locali potrebbero implementare per gli acquirenti: dai sussidi assicurativi all’offerta di finanziamenti a tasso zero, alle funzionalità avanzate di assistenza alla guida senza costi aggiuntivi.
Il leader cinese del settore auto Byd ne sta già dando ampia dimostrazione. A febbraio ha annunciato la standardizzazione del suo sistema avanzato di assistenza alla guida “God’s Eye” su 21 modelli, inclusi i veicoli meno costosi. Recentemente ha avviato una vera guerra dei prezzi applicando sconti fino al 34% su 22 modelli a nuova energia, ossia che includono auto totalmente elettriche e ibridi plug-in. Byd è nelle condizioni di poter attuare questa strategia in quanto riesce a tenere bassi i costi lungo la catena del valore grazie alla sua integrazione verticale.
I produttori cinesi alla conquista dell’Europa
Se fino a qualche anno fa l’industria automobilistica cinese dipendeva da joint venture con operatori stranieri, oggi il sostegno significativo del governo e gli investimenti nei veicoli a nuova energia hanno consentito loro di essere assolutamente indipendenti. La grande concorrenza nazionale ha spinto molte aziende cinesi a guardare oltre confine e spingersi soprattutto in Europa, terreno meno impervio rispetto agli Stati Uniti e al Giappone.
Lo studio di AlixPartners osserva che i marchi del Dragone sono sulla buona strada per conquistare una quota di mercato del 10% entro il 2030 nel Vecchio continente, aggiungendo circa 800 mila veicoli venduti. Dovranno fare i conti con le tariffe imposte lo scorso anno da Bruxelles, ma la capacità di tenere i costi più bassi e il piano di alcuni come Byd di costruire stabilimenti localmente per aggirare i dazi dovrebbero creare un effetto compensativo. “L’industria automobilistica del continente potrebbe essere rimodellata radicalmente “, hanno scritto nel rapporto gli analisti di AlixPartners.









