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Auto: scioperi negli USA potrebbero aumentare, cosa sta succedendo?

La manifestazione degli aderenti alla United Auto Workers negli Stati Uniti

Il settore delle auto negli Stati Uniti è nella bufera di una serie di scioperi proclamati dal sindacato United Auto Workers (UAW). “Non continueremo ad aspettare per sempre”, ha detto il presidente della UAW, Shawn Fain, in un messaggio video in cui ha fissato una nuova scadenza, venerdì, per avere risposte concrete dai produttori di auto. Se non ci saranno progressi il sindacato è pronto a bloccare altri stabilimenti produttivi dei tre big di Detroit, Ford, General Motors e Stellantis.

La situazione al momento sembra ingessata e aumentano gli interrogativi su quali potrebbero essere i prossimi obiettivi del sindacato. Gli analisti si aspettano che una mossa particolarmente incisiva. Potrebbero finire nel mirino del sindacato gli impianti più redditizi come quelli in cui vengono fabbricati i pickup F-150 di Ford, la Chevy Silverado di General Motors e il Ram di Stellantis.

 

Auto: ecco i motivi degli scioperi a Detroit

La scorsa settimana la UAW ha avviato gli scioperi prendendo di mira gli stabilimenti auto di Ford a Wayne (Michigan), di General Motors a Wentzville (Missouri) e di Stellantis a Toledo (Ohio). La risposta di Ford è stato il licenziamento temporaneo di 600 lavoratori nella struttura del Michigan, che non ha partecipato allo sciopero, a causa dell’impatto dell’interruzione della produzione sulla catena produttiva.

All’inizio di questa settimana, Fain ha affermato che durante il week-end ci sono state “conversazioni minime” e quindi c’è “molta strada ancora da fare”. In particolare, il dialogo si è impantanato su salari e benefici per i lavoratori. La UAW chiede un aumento del 40% dei salari in quattro anni e, per i nuovi assunti, il percorso per raggiungere una retribuzione massima di circa 32 dollari all’ora ridotto dagli attuali otto anni a soli 90 giorni. Oltre a salari più alti, il sindacato propone anche settimane lavorative più brevi, il ripristino delle pensioni a benefici definiti e una maggiore sicurezza sul lavoro. Le tre big del settore auto invece propongono un aumento salariale del 20% in un arco temporale di quattro anni e mezzo e il dimezzamento del periodo di retribuzione massima da otto a quattro anni.

Se non vi sarà convergenza tra le parti entro la fine di questa settimana il rischio che gli scioperi si espandano si fa concreto. La campagna portata avanti dalla UAW fa parte di una battaglia più ampia per proteggere i lavoratori attraverso la transizione verso l’energia pulita e le auto elettriche, che secondo le stime del sindacato potrebbero costare 35 mila posti di lavoro.

 

Ford: le minacce di sciopero arrivano anche dal Canada

Ford sta affrontando problemi con gli scioperi anche in Canada, dove il sindacato Unifor – che rappresenta 18 mila lavoratori delle tre case automobilistiche nel paese – ha minacciato di fermare 5.700 lavoratori il cui contratto è scaduto alla mezzanotte di ieri. Il sindacato ha annunciato che i negoziati saranno estesi per 24 ore: “I colloqui con Ford sono stati costruttivi, ma non si sono avuti progressi sufficienti su alcuni temi come pensioni e aumenti salariali” ha affermato Lana Payne, presidente del sindacato.

Eventuali scioperi in Canada potrebbero avere dei contraccolpi importanti anche negli Stati Uniti per Ford, in quanto l’azienda ha due impianti che costruiscono motori V-8 per la serie F e pickup Super Duty assemblati negli USA. Unifor ha scelto Ford come la società su cui puntare per prima. Una volta raggiunto un contratto con Ford intende cercare di assicurarsi accordi simili con General Motors e Stellantis.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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