La vittoria di Donald Trump alle elezioni americane avrà un impatto forte in molte aziende asiatiche, per il ruolo chiave che queste hanno a livello commerciale nel panorama industriale globale. Non si sa ovviamente se il leader dei repubblicani metterà in atto tutto quello che ha dichiarato in campagna elettorale, tuttavia gode di un sostegno forte del Congresso, avendo il suo schieramento conquistato la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Giocoforza, non dovrebbe trovare troppe resistenze parlamentari nel mettere in atto il suo programma di governo.
Aziende asiatiche: quali impatti da Trump presidente USA
I potenziali cambiamenti nella politica commerciale degli Stati Uniti, a partire dai dazi, rischiano di produrre effetti sulle aziende asiatiche la cui portata è di difficile previsione, per quanto probabilmente in grado di lasciare il segno. Ecco alcuni settori che potrebbero essere particolarmente interessati.
Semiconduttori
Alcuni grandi produttori di chip asiatici, quali Taiwan Semiconductor Manufacturing Company e Samsung Electronics, hanno intenzione di investire fino a 117 miliardi di dollari negli Stati Uniti, incoraggiati dal disegno di legge Chips and Science Act varato dall’amministrazione Biden nell’agosto 2022. L’obiettivo USA è quello di sganciarsi dalla dipendenza asiatica nella fornitura dei semiconduttori. Trump però ha affermato in campagna elettorale che intende smontare il disegno di legge. Tra l’altro, ha detto anche che Taiwan dovrebbe pagare per avere la protezione militare contro la minaccia cinese. Un inasprimento della situazione avrebbe delle ripercussioni inevitabili su TSMC.
Auto elettriche
Trump non ha mai amato troppo le auto elettriche, per quanto sia legato dall’amicizia con il capo di Tesla, Elon Musk, che ha finanziato la sua campagna elettorale con un contributo di oltre 100 miliardi di dollari. Il settore potrebbe essere messo in subbuglio dal nuovo inquilino della Casa Bianca con il raddoppio dei dazi al 200%. Inoltre, Trump potrebbe impedire l’ingresso dei veicoli provenienti dal Messico. Alcune case automobilistiche asiatiche come Honda Motor, Nissan Motor e Kia Corp subirebbero le peggiori conseguenze. Honda, in particolare, invia l’80% della sua produzione messicana al mercato statunitense, il che significa che riceverebbe un colpo enorme da una stretta del genere. “Se le misure diventassero permanenti, dovremo prendere in considerazione lo spostamento della produzione negli Stati Uniti o in un altro Paese esente da dazi a lungo termine”, ha affermato l’azienda. Le mosse trumpiane rischierebbero di risultare devastanti in un settore che in questo momento vive una fase molto delicata con il rallentamento della domanda. Le società cinesi sarebbero meno coinvolte, in quanto negli Stati Uniti non hanno preso piede per via delle tensioni tra Washington e Pechino.
Batterie per veicoli elettrici
Non solo l’industria delle auto elettriche potrebbe essere rivoluzionata con l’amministrazione Trump, ma anche la nicchia delle aziende che producono le batterie. Le sudcoreane LG Energy Solution e SK On hanno ricevuto dall’amministrazione Biden 1,9 miliardi di dollari in crediti federali statunitensi per la produzione di celle per batterie negli Stati Uniti. Senza di essi, le due aziende sarebbero in perdita. Il rischio è che Trump attui delle strette, tra cui eliminare il credito di imposta di 7.500 dollari per l’acquisto di veicoli a batteria. Per quanto riguarda i produttori di batterie cinesi, in vigore ci sono delle restrizioni che il magnate potrebbe confermare o addirittura inasprire.
Acciaio
Nel settore dell’acciaio c’è in ballo la questione rovente dell’acquisizione di U.S. Steel da parte del colosso giapponese Nippon Steel. L’amministrazione Biden si è opposta all’accordo, su pressione anche del sindacato, perché ciò rischierebbe di danneggiare la catena di approvvigionamento dell’industria statunitense. Le discussioni sono in corso e le autorità USA vogliono precise garanzie da Nippon Steel, non ultima quella sugli investimenti in territorio americano. Trump però si è spinto oltre e ha già dichiarato che bloccherà l’accordo tra i due player della siderurgia mondiale.









