Azioni Campari: quali target con dazi meno pesanti sul settore?

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Sulla Borsa italiana, in una seduta caratterizzata da prese di beneficio, si mettono in mostra le azioni Campari in scia alla possibilità di dazi più leggeri sull’intero settore degli alcoolici. Secondo alcune indiscrezioni, l’amministrazione Trump potrebbe raggiungere nei prossimi giorni un accordo con l’Unione europea, che includerebbe un’aliquota base del 10%, con la possibilità di esentare alcuni beni come aerei e alcolici. Queste indiscrezioni, se dovessero trovare conferma, sarebbero positive per le azioni Campari, in quanto molte case d’affari incorporano al momento tariffe al 20% sull’intero comparto degli alcolici.

Tra queste, Equita sottolinea che a livello annuo, ogni 10 punti percentuali di aumento tariffario corrispondono a una riduzione di circa 18-20 milioni di euro sul risultato operativo, equivalente a circa il 3% dell’utile operativo totale. Un’eventuale conferma delle tariffe al 10% anziché al 20% porterebbe un miglioramento di circa il 2% nelle stime per l’anno prossimo, mentre una completa eliminazione dei dazi rappresenterebbe un guadagno vicino al 4%.

In attesa di avere una conferma sui dazi, il focus è anche rivolto ai numeri dei primi sei mesi che la società comunicherà il prossimo 31 luglio. Le attese sono per un utile per azione rettificato in calo di circa 10-15 punti percentuali, in gran parte dovuti ai maggiori costi degli interessi dopo l’accordo con Courvoisier e dei continui investimenti in marketing del marchio per sostenere la ripresa del fatturato organico.

 

Azioni Campari: analisi tecnica e strategie operative

Andiamo ora a vedere come si stanno comportando le azioni Campari a Piazza Affari. Con volumi che a fine giornata dovrebbero essere superiori alla media giornaliera mensile, è una seduta al momento all’insegna degli acquisti, con i corsi che scambiano in area 6,2 euro. Se l’impostazione di lungo periodo rimane al ribasso, nel breve termine fondamentale sarà una conferma delle quotazioni sopra i 6,05 euro.

Oltre a rappresentare gli ex massimi degli ultimi 4 mesi, su questi livelli transita anche la media mobile di lungo periodo. Oltre queste aree è quindi possibile una continuazione degli acquisti in direzione dei top del 2025 situati sui 6,45-6,50 euro. L’eventuale superamento di tali aree andrebbe a rafforzare il quadro grafico di fondo, con prossimi target i 6,80-6,85 euro e successivamente la soglia dei 7 euro. Dal punto di vista operativo sarà solo lasciandosi alle spalle questi ultimi livelli, che le azioni si aprirebbero le porte per andare a chiudere quell’ampio gap-down lasciato aperto il 30 ottobre dello scorso anno, in occasione dei dati del terzo trimestre, in area 7,76 euro.

Al contrario, il ritorno dei prezzi sotto i 6,05 euro andrebbe a riattivare il trend ribassista di fondo, con un primo obiettivo i 5,80 euro e a seguire i 5,55 euro. La perdita di questi supporti dovrebbe far proseguire le vendite fin verso i 5,20-5,15 euro e in seguito i minimi del 2020 situati sulla soglia dei 5 euro Fondamentale diventerebbe la tenuta di tali sostegni, per evitare ulteriori discese in direzione dei 4,80 euro.

 

 

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Immagine di Pietro Origlia

Pietro Origlia

Pietro Origlia, trader indipendente, ha iniziato ad interessarsi dei mercati finanziari all'inizio del 2000, facendone poi una professione tra il 2005-2006. Specializzato nel trading multiday (azioni, valute e materie prime) opera essenzialmente sul mercato italiano. Ha partecipato a vari eventi e manifestazioni in qualità di relatore. Dal 2017 è anche Giornalista Pubblicista. Da gennaio 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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