Adesso che le bombe americane hanno sfondato le porte del Venezuela, i manager di Big oil, cioè le multinazionali del petrolio che battono bandiera Usa, si preparano a riprendere il controllo dei vecchi pozzi nazionalizzati dal governo di Caracas con lo scopo di sviluppare le gigantesche riserve di oro nero del paese sudamericano, le più grandi del mondo. “Adesso ci pensiamo noi”, ha annunciato domenica 4 gennaio un trionfante Donald Trump, senza neppure provare a nascondere il vero obiettivo dell’attacco militare di poche ore prima.
Di sicuro la partita del petrolio di Caracas si è riaperta anche per l’Italia con la squadra di comando dell’Eni che sta valutando le opportunità del nuovo scenario geopolitco. In gioco, tanto per cominciare, ci sono i crediti per 2,1 miliardi di euro che il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha accumulato nei confronti di Pdvsa, l’ente petrolifero di Stato venezuelano.
Eni infatti reclama invano da tempo il pagamento del gas del giacimento offshore di Perla venduto alla controparte venezuelana. Lo stallo dura da molti anni, e dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca le nuove sanzioni contro Maduro hanno di fatto impedito al paese sudamericano di far fronte in parte ai propri impegni vendendo petrolio al colosso italiano. Nel frattempo quel credito, a forte rischio di non essere mai più restituito, è stato svalutato a 800 milioni di euro nel bilancio del gruppo del cane a sei zampe.
Non è detto che il ribaltone innescato dal blitz statunitense sblocchi i pagamenti dovuti a Roma, anche perché Pdvsa si trova di fatto in bancarotta. È logico pensare, però, che Eni tenterà di mettersi in scia alle multinazionali Usa che torneranno a puntare sul Venezuela.
Azioni Eni: le quotazioni in rialzo puntano verso 16,750 euro
Le azioni Eni sembrano essere impostate al rialzo nel breve termine, anche grazie alla performance positiva registrata nella seduta di ieri (+0,09%). Dopo un’apertura in linea con la chiusura precedente, infatti, le quotazioni hanno intrapreso fin da subito un andamento rialzista che le ha portate a realizzare un massimo sul livello 16,136, per poi andare a chiudere sul finale a quota 16,08.
Partendo la minimo relativo segnato lo scorso 17 ottobre sul livello 14,540, i tioli Eni hanno drasticamente invertito la propria rotta con un vero e proprio rally rialzista che dopo poche settimane ha arrestato la corsa in prossimità della resistenza presente a quota 16,606 (17 novembre). Da quel momento i corsi si sono inseriti all’interno di un ampio trading range compreso tra i livelli 15,554 e 16,750, senza direzionalità, dove non sono comunque mancate numerose occasione di trading adottando la strategia del “comperare sui supporti e vendere sulle resistenze”.
Ora, poiché le quotazioni stanno rimbalzando dalla soglia inferiore della congestione, e ipotizzando che tale ciclicità venga mantenuta anche nelle prossime giornate, per l’immediato futuro è lecito attendersi la prosecuzione del trend positivo in corso con lo scopo di raggiungere presto la prima resistenza individuabile nell’intorno della già citata area 16,750. Anche il pattern di analisi candlestick formatosi proprio ieri sul grafico daily, denominato “Dragonfly Doji”, figura di continuazione, avvalora tale scenario rialzista di breve periodo.
Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile al superamento del livello 16,136 con target nell’intorno dei 16,750 euro, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte solo alla violazione di quota 16,014 con obiettivo molto vicino al livello 15,554. L’impostazione algoritmica, infatti, vede i prezzi stazionare al di sopra della media mobile a 25, mentre sia l’indicatore Supertrend che l’indicatore Parabolic Sar sono diventati ribassisti dalla scorsa ottava. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’oscillatore RSI sia posizionato nell’area di “neutralità” vicino al livello 52.

L’andamento di breve termine delle azioni ENI









