Le azioni europee sono finite sotto pressione, con l’incubo dei dazi tornato a farsi sentire. Gli investitori temono il riproporsi di una situazione simile a quella dello scorso aprile, dopo il “Liberation Day“, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlò per la prima volta i dazi reciproci, innescando una guerra commerciale. Le Borse del Vecchio continente hanno chiuso in rosso l’ultima seduta, incrementando il passivo all’apertura delle contrattazioni odierne.
In questo articolo:
- La minaccia di Trump sull’Europa si fa più intensa
- Citi declassa le azioni europee e preferisce il Giappone
La minaccia di Trump sull’Europa si fa più intensa
Nei giorni scorsi il capo della Casa Bianca ha minacciato l’Europa affermando che, qualora si opponesse alle pretese degli Stati Uniti di fare propria la Groenlandia, verrebbero applicati dazi del 10% a partire dal 1° febbraio.
Trump ha indicato Regno Unito, Germania, Francia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi come Paesi destinatari delle misure. L’Italia, per ora, verrebbe risparmiata, mentre la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sta agendo da mediatrice tra le due sponde dell’Atlantico nel tentativo di far rientrare l’allarme.
Nel frattempo, l’Europa sta valutando l’opportunità di adottare misure di ritorsione, ma il tycoon ha annunciato che, in assenza di un accordo, da giugno i dazi potrebbero salire al 25%. Esiste anche uno scenario estremo: l’invio di truppe militari sull’isola per difendersi da un eventuale intervento militare statunitense. Per i Paesi che dovessero intraprendere una mossa del genere, Trump ha minacciato tariffe del 100%.
La situazione appare quindi caotica e delicata. Il presidente Usa continua a sostenere che il suo intento sia legato alla sicurezza, ovvero impedire che il territorio, appartenente alla Danimarca, diventi terra di conquista russa o cinese.
In realtà, la Groenlandia è una regione ricca di minerali, tra cui le terre rare, particolarmente ambite da Trump per la loro importanza in numerosi utilizzi industriali. In ogni caso, il contesto geopolitico teso rischia di pesare sulle azioni europee, sebbene molti osservatori finanziari ritengano che eventuali reazioni dei mercati possano essere di breve durata, almeno fino a quando non emergerà maggiore chiarezza sulle ultime minacce tariffarie.
Citi declassa le azioni europee e preferisce il Giappone
A mostrarsi pessimisti sugli effetti delle tensioni geopolitiche sulle azioni europee sono gli strategist di Citigroup, che hanno effettuato un downgrade per la prima volta in oltre un anno. Secondo il team guidato da Beata Manthey, il deterioramento delle relazioni tra Washington e Bruxelles legato all’affaire Groenlandia, e la conseguente incertezza sui dazi, “indebolisce l’attrattiva degli investimenti a breve termine sulle azioni europee e danneggia le prospettive degli utili delle aziende del continente”.
Per questo motivo, Citi ha ridotto da “overweight” a “neutral” il giudizio sull’Europa, escluso il Regno Unito. L’inversione arriva dopo che Manthey è stata tra le prime strategist di Wall Street ad alzare il rating sulla regione nell’ottobre 2024, quando la maggior parte degli investitori era ancora titubante. Ora il posto dell’Europa nell’asset allocation della banca è stato preso dal Giappone, il cui giudizio è stato promosso da “neutral” a “overweight”. Gli strateghi ritengono che il profilo rischio-rendimento sia più favorevole per le azioni del Sol Levante, che nel lungo periodo beneficeranno di “venti favorevoli per utili e valutazioni grazie alla reflazione e ad altri fattori”.









