Azioni Ferrari sotto i 300 euro: è il momento di comprare?

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Il conflitto in Iran e la conseguente sospensione delle consegne nella regione del Golfo nelle ultime settimane hanno penalizzato le azioni Ferrari. Una misura cautelativa, rivelatasi più simbolica che sostanziale sul piano finanziario: il Medio Oriente rappresenta, nei volumi e nel fatturato, poco più del 4,6% del totale. Non abbastanza da mettere in discussione la solidità strutturale di un’azienda che, per margini e disciplina industriale, non ha paragoni nell’intero settore automotive.

Il sell-off, insomma, appare sproporzionato rispetto all’impatto reale. E quando Ferrari ha dichiarato a Gulf News che le spedizioni nella regione riprenderanno “nei prossimi giorni”, il mercato ha iniziato a tirare un primo, cauto, respiro di sollievo. Gli investitori retail con un orizzonte di medio termine faranno bene a guardare oltre il rumore di breve periodo.

Azioni Ferrari in focus: un’azienda in forma straordinaria

Per capire perché il ritorno sulle azioni Ferrari possa essere interessante, è necessario partire dai risultati dell’esercizio 2025, che hanno confermato una traiettoria di crescita difficilmente replicabile altrove. I ricavi netti hanno raggiunto 7,146 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente (8% a cambi costanti). Il risultato operativo (ebit) si è attestato a 2,110 miliardi, con un margine del 29,5%, mentre il margine operativo lordo (ebitda) ha toccato quota 2,772 miliardi, con un margine del 38,8%. Ma il dato che ha sorpreso di più analisti e investitori è stato il free cash flow industriale: oltre 1,5 miliardi di euro, con una crescita del 50% anno su anno.

Tre le leve che hanno guidato questa performance: il mix di prodotto, le personalizzazioni e le sponsorizzazioni. Sul fronte delle vetture, le famiglie 12Cilindri e SF90 XX hanno guadagnato peso, la Daytona SP3 ha completato la sua serie limitata e le prime unità della F80 hanno iniziato a essere consegnate nel quarto trimestre. In totale, sono stati lanciati sei nuovi modelli, tra cui la 296 Speciale, l’Amalfi e la 849 Testarossa.

Il portafoglio si arricchisce anche con la prima elettrica del marchio, la Ferrari Luce, la cui presentazione mondiale è attesa a Roma il 25 maggio 2026. Le consegne totali, 13.640 unità, sono state mantenute volutamente stabili per accompagnare il ciclo di rinnovamento della gamma, una scelta che riflette la filosofia di Ferrari: non inseguire i volumi, ma presidiare l’esclusività. Il portafoglio ordini si estende già verso fine 2027.

Sul fronte racing, la crescita dei ricavi è stata trainata da nuove sponsorizzazioni e da migliori proventi commerciali legati al piazzamento del team in Formula 1, mentre le attività Lifestyle hanno beneficiato di licenze ed eventi esperienziali. “La domanda di Ferrari continua a essere molto solida ed è gestita con rigore in ogni mercato”, ha dichiarato l’amministratore delegato Benedetto Vigna, sintetizzando in poche parole un modello industriale che il mercato azionario fatica spesso a valorizzare appieno.

Le attese per il 2026 e il segnale tecnico sui 300 euro

La guidance per il 2026 è ambiziosa ma coerente con il track record del gruppo: ricavi attorno a 7,5 miliardi di euro, margine ebitda di almeno il 39%, ebit margin di almeno il 29,5%, utile diluito per azione di almeno 9,45 euro e free cash flow industriale non inferiore a 1,5 miliardi. Obiettivi che gli analisti ritengono raggiungibili, nonostante la turbolenza geopolitica.

Bernstein, in una nota recente, parla di messaggi “incoraggianti” emersi da una conversazione con il management in vista della trimestrale del 5 maggio. Ferrari avrebbe parzialmente compensato la sospensione delle consegne nel Golfo anticipando l’invio di alcuni veicoli verso gli Stati Uniti, originariamente previsto nel secondo trimestre. Di conseguenza, Bernstein si aspetta un margine operativo adjusted nel primo trimestre superiore alle proprie stime e al consensus di Visible Alpha, in rialzo rispetto al 30,3% dello stesso periodo del 2025.

JP Morgan, dal canto suo, prevede un “trimestre solido” con ricavi in lieve crescita verso 1,8 miliardi di euro, un ebit e un ebitda almeno in linea con l’anno precedente e la conferma della guidance annuale. Equita mantiene il rating “buy” con target price a 385 euro.

Sul piano tecnico, il breakout delle principali medie mobili — a 50, 100 e 200 giorni — ha accentuato la pressione ribassista sulle azioni Ferrari, ma il quadro potrebbe essere prossimo a una svolta. La soglia dei 300 euro si conferma cruciale: è lì che convergono la media mobile a 50 giorni, il supporto statico e quello dinamico costruito sui massimi di febbraio e luglio 2025. Un recupero stabile sopra tale livello potrebbe rappresentare il segnale tecnico per un’operazione long con target a 340 euro, gestendo il rischio con uno stop loss sotto i minimi di marzo a 265 euro. Ferrari resta un’azienda che, quando il mercato vende per paura, ha storicamente premiato chi ha saputo aspettare.

Immagine di Luca Fiore

Luca Fiore

Giornalista dal 2007, ha scritto per i maggiori siti di informazione finanziaria attivi in Italia e la sua grande passione sono i viaggi. Da fine agosto 2022 fa parte della redazione di Borsa&Finanza.

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