Era dai tempi della crisi dei debiti sovrani dello scorso decennio che le azioni francesi non registravano una performance annuale così scadente. L’indice CAC 40 si appresta a chiudere il 2024 in rosso, a fronte di una performance positiva di circa il 6% dello Stoxx Europe 600. Salvo clamorosi colpi di scena delle ultime ore, il benchmark francese sarà l’unico grande mercato azionario mondiale a chiudere l’anno in territorio negativo.
Le cause del disastro transalpino sono molteplici. Il primo imputato è il settore del lusso, che rappresenta oltre il 20% di tutti i componenti del CAC 40. I grandi marchi come LVMH e Kering sono affondati in Borsa perché molto esposti alla Cina. L’economia cinese in stallo ha determinato un forte rallentamento della domanda dei prodotti di lusso, il che ha generato un crollo degli utili dei campioni francesi, da sempre una pietra miliare per la Borsa parigina.
La seconda causa è l’automotive. Anche se Stellantis non è propriamente francese, o quantomeno non del tutto, fa parte del principale indice borsistico del Paese, e il suo crollo in Borsa quest’anno ha avuto un peso rilevante. La concorrenza dei produttori cinesi di auto elettriche, in aggiunta alle polemiche che hanno colpito la società e portato alle dimissioni dell’a.d. Carlos Tavares, hanno depresso il titolo in Borsa. È andata molto meglio, invece, a Renault, che ha aumentato di circa un quarto la sua capitalizzazione da inizio anno.
Il terzo fattore che ha messo pressione alle azioni francesi è il brusco calo di banche e assicurazioni, che costituiscono circa il 10% del CAC 40. Le vendite sono derivate dal rallentamento della crescita economica e soprattutto dal fatto che gli istituti finanziari e assicurativi francesi detengono una quota importante del debito pubblico del Paese, che ora gli investitori considerano più rischioso.
Ultima, ma forse la più importante, tra le cause del cattivo andamento della Borsa francese, è la crisi politica. Dopo le elezioni politiche anticipate decretate dal presidente Emmanuel Macron, che hanno visto prevalere le ali estreme degli schieramenti politici, la formazione di due governi di coalizione deboli lascia il Paese in balia di uno scenario instabile. Il governo Barnier, sorretto da una maggioranza parlamentare che escludeva solo estrema destra ed estrema sinistra, è caduto sulla legge di bilancio 2025. L’instabilità politica si è riverberata sui mercati finanziari, con i rendimenti degli OAT in deciso rialzo e il declassamento del rating francese da parte di Moody’s.
Azioni francesi: cosa aspettarsi per il 2025?
Il 2025 non può che essere un’incognita per le azioni francesi, visto il quadro economico e politico. Secondo Emmanuel Cau, analista di Barclays, “il mercato è diviso sul fatto che le società dei beni di lusso si riprenderanno nel 2025”. L’esperto prevede una crescita del settore di appena il 3% l’anno prossimo, considerando i tassi di cambio costanti. Inoltre sottolinea come l’Europa (e quindi la Francia) sia dipendente dalla Cina, “ma ora il mondo è meno globalizzato e Pechino sta crescendo di meno”. Alla luce di tutto questo, “abbiamo bisogno di una sorta di catalizzatore” affinché ci sia una ripresa, rimarca Cau.
Non si aspetta un grande rilancio delle azioni francesi Roland Kaloyan, responsabile della strategia azionaria europea presso Société Générale. “Stanno accadendo così tante cose contemporaneamente che le persone vogliono stare lontane dai titoli francesi”, ha detto.
Più ottimista è invece Caroline Reyl, responsabile dei marchi premium di Pictet Asset Management, secondo cui “la grande delusione in Cina ha probabilmente raggiunto l’apice” e, gli stimoli del governo cinese impediranno “un peggioramento della situazione”.









