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Azioni Granolas meglio dei Magnifici Sette, ecco perché

Azioni Granolas meglio dei Magnifici Sette, ecco perché

Le azioni Granolas hanno fatto meglio dei Magnifici Sette negli ultimi due anni. Secondo un’analisi di Goldman Sachs, se si valuta la performance corretta per il rischio il gruppo delle 11 società europee più grandi per capitalizzazione – battezzate Granolas proprio dal gigante bancario USA – è da preferire grazie a una volatilità di 2 volte inferiore a quella delle 7 big tech americane. Inoltre il rapporto price/earnings a termine è più basso mentre i dividendi sono più e si aggirano intorno al 2-2,5%.

Le azioni Granolas hanno rappresentato la metà dei guadagni dello Stoxx 600 negli ultimi 12 mesi. Il loro nome, inventato da Goldman Sachs nel 2020, fa riferimento alla granola, la miscela di fiocchi d’avena, miele e frutta secca consumata durante la colazione. Al momento della creazione del gruppo ne facevano parte: Novo Nordisk, LVMH, ASML, GSK, Roche, Nestlé, Novartis, L’Oréal, AstraZeneca, SAP e Sanofi.

Oggi le Granolas costituiscono circa il 25% della capitalizzazione complessiva dello Stoxx 600 e, sulla base di quanto indicato la scorsa settimana dalla banca d’affari americana hanno una grande potenzialità di crescita grazie a una struttura patrimoniale solida, margini elevati e utili in aumento.

In particolare, gli analisti di Goldman Sachs prevedono che i ricavi di queste società cresceranno del 7% fino al 2025, molto più rispetto all’aumento del 2% previsto in generale per il mercato. Tra l’altro gli analisti dell’istituto finanziario ritengono che lo spostamento della liquidità verso l’azionario, soprattutto proveniente dagli investimenti passivi, possa favorire le azioni Granolas.

 

Azioni Granolas: quali rischi?

Come ogni investimento, ci sono dei rischi da valutare. Quello più grande è lo stesso che investe i Magnifici Sette di Wall Street, ossia la concentrazione elevata. Chi investe nello Stoxx 600 deve essere consapevole che un quarto dell’indice è composto da azioni Granolas, le quali potrebbero influenzare le sorti del mercato paneuropeo.

Tim Hayes, chief investment strategist di Ned Davis Research, fa un paragone con quanto successo alla fine del 2020, quando il livello di concentrazione dei guadagni a un ristretto numero di società era altrettanto consistente. “Quello che è successo poi è che le performance positive si sono allargate e questo ci ha portato nel 2021, che si è rivelato un anno molto buono, con una volatilità molto bassa. L’ampliamento dei rendimenti sul mercato è arrivato anche in previsione di quella che si è rivelata essere un’espansione economica sincronizzata a livello globale, mentre la crescita degli utili si stava manifestando in tutti i settori”, ha detto Hayes.

Tuttavia, alla fine del 2021 le pressioni inflazionistiche hanno fatto divergere l’andamento dei settori, il che “ha portato al mercato ribassista del 2022”, ha sottolineato l’esperto. Il rischio , secondo Hayes, è che un mercato così concentrato sia vulnerabile alle cattive notizie, mentre gran parte delle buone notizie sono state già scontate. “Lo si è visto di recente quando gli investitori hanno capito che i tagli ai tassi di interesse non sarebbero stati numerosi come ci si aspettava”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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