Azioni Hertz: per le banche d'affari USA sono da comprare

Azioni Hertz: per le banche d’affari USA sono da comprare

Hertz: per le banche d'affari USA le azioni sono da comprare

Azioni Hertz sotto la lente a Wall Street. Sembra passato un secolo da quando Hertz Global Holdings finì in bancarotta. Il Covid colpì duro la società di noleggio impedendole di fatto di fare business con le persone chiuse in casa in tutto il mondo. Il colosso con sede in Florida sprofondò in una crisi senza uscita e fu costretta ad alzare bandiera bianca mettendo in vendita centinaia di migliaia di vetture. Da allora però ha come iniziato una seconda vita, partita questa estate e culminata a novembre con un ordine di 100 mila veicoli Tesla per arricchire i suoi saloni espositivi.

L’affare sembra fruttare perché, in base alle stime di Goldman Sachs, ogni auto Tesla comporta in media 100 dollari di introito giornaliero, contro i 60 dollari al giorno delle altre vetture. Dalla ripresa delle contrattazioni a luglio, le azioni in Borsa hanno raggiunto un picco di 46 dollari all’inizio di novembre, per poi seguire un percorso discendente che le ha fatte precipitare sotto i 20 dollari al 19 novembre, prima di una risalita intorno ai 26 dollari.

 

Azioni Hertz: il giudizio delle banche d’affari americane

Oggi le più grandi banche d’affari sono ottimiste sul rilancio dell’azienda e vedono le azioni Hertz aumentare di prezzo nei prossimi mesi. Ryan Brinkman, analista di JP Morgan, fissa un target price a 30 dollari per azioni, circa il 20% in più rispetto alle quotazioni ufficiale. L’esperto fa riferimento a un bilancio solido della società, ripulito dai vecchi fiaschi del passato, e a eventi macro favorevoli che rinforzano ancora di più un’industria già molto robusta.

In particolare, la carenza dei semiconduttori ha portato a una crescita della domanda delle auto a noleggio visto il calo generale dei veicoli prodotti dalle case automobilistiche, con le società di autonoleggio che sono meglio posizionate nell’ambito di tutti i sottosettori dell’industria. Brinkman stima l’EBITDA a 2 miliardi di dollari e un EPS a 2,60 dollari per il prossimo anno. Inoltre ha fatto notare come le azioni Hertz siano negoziate a solo 4,5 volte i guadagni attesi per i prossimi 12 mesi. Un multiplo questo basso rispetto ad altri competitor come Avis che scambia il titolo a 7,7 volte gli utili previsti per lo stesso periodo di tempo.

Chris Woronka, analista di Deutsche Bank, ha preso posizione rialzista sul titolo Hertz, con obiettivo di prezzo a 34 dollari, il che comporta un multiplo di 10 volte rispetto agli utili stimati per il 2023. Uno dei catalizzatori per Woronka è il programma di buyback di 2 miliardi di dollari, corrispondente a circa il 17% delle azioni societarie. Un altro aspetto da considerare sarebbe la capacità dell’azienda di ampliare la base degli investitori con iniziative sulla crescita lungimiranti. Questo comunque richiederà del tempo perché Hertz paga ancora uno sconto di visibilità, dopo tutto quello che è successo.

Stephen Grambling, analista di Goldman Sachs, ha un’obiettivo di prezzo delle azioni Hertz a 32 dollari, con rating Neutral. In un rapporto pubblicato lunedì 6 dicembre, l’esperto ha scritto che la valutazione attuale di 6 volte il rapporto tra il valore aziendale e l’EBITDA si trova in linea con i modelli storici. Da qui vi è il potenziale per una nuova valutazione, via via che vengono fuori i benefici ciclici duraturi e i cambiamenti strutturali dell’azienda.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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