Azioni indiane? No, meglio la Cina - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Azioni indiane? No, meglio la Cina

Azioni indiane? no, meglio la Cina
Gli investitori si stanno allontanando dalle azioni indiane. Secondo i dati forniti da Bloomberg, a maggio ci sono stati deflussi netti per 3,5 miliardi di dollari. Se questo risultato dovesse essere confermato alla chiusura del mese, si tratterebbe delle più grandi uscite da giugno 2023. L’India è stata per 8 anni un’isola felice per gli investitori in Borsa, grazie alla straordinaria crescita economica del Paese guidato da Narendra Modi con grandi investimenti infrastrutturali. Nessuna tra le principali economie mondiali è riuscita a tenere il passo della terza potenza asiatica, che dallo scorso anno è diventata anche la nazione più popolosa del mondo scavalcando la Cina.
Ora Modi si è ricandidato per un nuovo mandato e le elezioni sono in corso. La tornata elettorale in India è la più lunga del mondo, con una durata di 44 giorni. Prima dell’inizio di giugno non si saprà l’esito del voto.  Sul possibile risultato finale stanno emergendo alcune incertezze che alimentano preoccupazioni che una maggioranza più risicata possa frenare le riforme economiche che l’attuale primo ministro ha in programma. Tutto ciò, insieme alle valutazioni elevate che hanno raggiunto le azioni indiane dopo una scalata pluriennale, ha indotto diversi fondi a optare per altre opportunità.

Azioni indiane: ora gli investitori preferiscono la Cina

L’alternativa principale si chiama Cina. Le Borse cinesi vengono da diversi anni di grandi vendite a causa della repressione normativa da parte delle autorità di Pechino soprattutto nei confronti del settore tecnologico e del rallentamento dell’economia provocato in buona parte dalle chiusure delle attività per il Covid-19. Da quest’anno ci sono segnali di ripresa economica che si sono riflessi positivamente nei mercati azionari. Ciò potrebbe stimolare l’appetito degli investitori, sulla base specialmente di valutazioni basse di molte società che hanno solidi fondamentali. “I rischi legati a queste elezioni sono aumentati in India, mentre ci sono segnali che il ribasso in Cina potrebbe non essere così grave come temuto”, ha detto Christine Phillpotts, gestore di portafoglio presso Ariel Investments LLC a New York. “Il divario di valutazione tra il mercato indiano e quello cinese potrebbe essere diventato troppo grande per essere ignorato dagli investitori stranieri”.
Alcuni grandi investitori infatti si stanno muovendo in questa direzione. Una tra questi è Michael Burry, fondatore e gestore di Scion Asset Management. Il protagonista del best seller “The Big Short” che aveva previsto la grande crisi immobiliare del 2008 ha acquistato nel primo trimestre di quest’anno azioni Alibaba e Baidu, che insieme a JD.com rappresentano un’ossatura robusta del portafoglio di investimento della sua società.
Un altro grande investitore che ha fatto il pieno di azioni cinesi quest’anno è stato David Tepper, gestore di Appaloosa Management. Tepper ha raddoppiato la sua partecipazione in Alibaba nei primi tre mesi del 2024 costruendo una posizione da 6,7 miliardi di dollari. Inoltre, ha aumentato anche gli investimenti in PDD Holdings e Baidu, aggiungendo al portafoglio JD.com e altri ETF cinesi.
Più scettici sulla Cina invece sono gli analisti di Citigroup, che la scorsa settimana hanno declassato le azioni a “neutral”, mentre nel contempo hanno aggiornato le azioni indiane a “overweight”. La motivazione alla base della decisione della banca americana sta nelle “prospettive divergenti sugli utili delle due nazioni”.

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *